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Petraeus: “Bisogna reagire contro le provocazioni russe. Servono sanzioni significative”

(reuters)

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L’intervista all’ex direttore della Cia: “Sembra che l’incursione di circa 19 droni russi nello spazio aereo di Varsavia sia stata una prova, in sostanza un test per misurare le capacità difensiva della Polonia e della Nato”
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New York – No, non è stato un errore, ma «un’incursione premeditata per mettere alla prova le capacità di difesa e di reazione della Polonia e della Nato». Perciò, secondo l’ex direttore della Cia David Petraeus, ora sono necessarie tre azioni concrete e immediate, perché l’unica lingua che il presidente russo Putin capisce è quella della forza in risposta alla forza: «Primo, bisogna imporre subito le sanzioni secondarie significative di cui hanno parlato il presidente Trump e il Congresso. Secondo, è necessario il riposizionamento delle difese aeree e missilistiche balistiche, insieme al rafforzamento di altri assetti e forze esistenti, con il contributo diretto delle Forze armate americane. Terzo, è venuto il momento di usare i beni russi congelati in Europa, non per confiscarli, ma come collaterali a garanzia di un prestito da elargire subito all’Ucraina, che lo restituirà quando Mosca pagherà i danni della guerra provocata».

Il presidente Trump ha detto che i droni russi potrebber…

New York – No, non è stato un errore, ma «un’incursione premeditata per mettere alla prova le capacità di difesa e di reazione della Polonia e della Nato». Perciò, secondo l’ex direttore della Cia David Petraeus, ora sono necessarie tre azioni concrete e immediate, perché l’unica lingua che il presidente russo Putin capisce è quella della forza in risposta alla forza: «Primo, bisogna imporre subito le sanzioni secondarie significative di cui hanno parlato il presidente Trump e il Congresso. Secondo, è necessario il riposizionamento delle difese aeree e missilistiche balistiche, insieme al rafforzamento di altri assetti e forze esistenti, con il contributo diretto delle Forze armate americane. Terzo, è venuto il momento di usare i beni russi congelati in Europa, non per confiscarli, ma come collaterali a garanzia di un prestito da elargire subito all’Ucraina, che lo restituirà quando Mosca pagherà i danni della guerra provocata».

Il presidente Trump ha detto che i droni russi potrebbero essere arrivati in Polonia, alleato membro della Nato, per errore. Lei come giudica l’operazione condotta dal Cremlino?

«Sembra che l’incursione di circa 19 droni russi nello spazio aereo di Varsavia sia stata una prova, in sostanza un test per misurare le capacità difensiva della Polonia e della Nato, e anche le loro risposte immediate e successive».

Lei, da ex generale a quattro stelle impegnato in passato su vari fronti di guerra, come valuta le risposte date da Varsavia e Bruxelles?

«Entrambe sono state impressionanti. Le forze polacche e quelle Nato hanno reagito in modo molto rapido ed efficace, mobilitando i velivoli di allerta precoce, sorveglianza, caccia e rifornimento forniti da diverse nazioni, e abbattendo così diversi droni».

Questo giudizio vale per le azioni di difesa intraprese durante l’attacco, ma ora come bisognerebbe rispondere alla seconda parte del test condotto da Mosca, ossia quello sulle capacità future di reazione politica e militare dell’Alleanza?

«La Nato nel suo complesso, a seguito delle consultazioni ai sensi dell’Articolo IV richieste dalla Polonia, ha annunciato una serie completa di azioni in risposta, per procedere all’aumento delle capacità di allerta precoce e rilevamento delle minacce, al potenziamento e al riposizionamento delle difese aeree e missilistiche balistiche, e anche al rafforzamento di altri assetti e forze esistenti».

L’Alleanza può dare queste garanzie senza un coinvolgimento diretto del Pentagono?

«Tra queste, a quanto pare, rientrano anche le risorse aeree e di altro tipo degli Stati Uniti. Quindi, ancora una volta, tutto ciò sarebbe impressionante, se fosse confermato anche il coinvolgimento necessario di Washington».

Il presidente Trump ha detto che il lancio dei droni potrebbe essere stato un errore, ma poi ha aggiunto che non è contento di come stanno andando le cose in Ucraina e sta perdendo la pazienza. Secondo lei cosa bisognerebbe fare ora, sul piano politico ed economico?

«Mi auguro che la palese e sfacciata azione russa catalizzi anche l’azione del Congresso degli Stati Uniti e della Casa Bianca, per concordare ulteriori sanzioni significative contro la Russia, di cui si è parlato molto nei giorni scorsi».

Forse Putin sta forzando la mano perché è convinto di vincere sul terreno, e pensa di non incontrare resistenze significative da Washington. Cosa sarebbe necessario per contrastare la Russia in Ucraina?

«Mi auguro che questa provocazione spinga anche i Paesi europei ad accettare la proposta della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, per utilizzare i saldi di cassa delle centinaia di miliardi di euro russi congelati in nelle banche europee. Queste risorse dovrebbero sostenere un “prestito di riparazione” per l’Ucraina, fornendo subito i fondi a Kiev, che saranno poi rimborsati quando la Russia avrà pagato le riparazioni di guerra, senza confiscare i beni stessi».

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