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Dal Baltico al Mediterraneo, uno scudo Nato senza precedenti

(afp)

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Tutte le difese militari, ora rinforzate, passano sotto il comando dell’Alleanza. Ma nel dispositivo è vistosa l’assenza degli Stati Uniti
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«Uno schema di difesa completamente nuovo, che integrerà le forze aeree e quelle terrestri con un’attenzione particolare nell’affrontare i droni». Il generale Alexus Grynkewich spiega che “Eastern Sentry” sarà molto diversa dalle attuali missioni della Nato: c’è una minaccia senza precedenti e quindi viene organizzato uno schieramento mai visto prima. Su tutto il confine orientale, dalla Finlandia fino al Mediterraneo, verrà attivato uno scudo protettivo fatto di caccia, di batterie missilistiche d’ogni tipo, di strumenti di disturbo contro i piccoli velivoli teleguidati che volano non solo in Polonia, ma pure in Estonia e in Romania. Ci sarà anche una componente invisibile: una cupola di apparati da “guerra elettromagnetica” per blindare le comunicazioni satellitari, cercando di mettere fine ai buchi nella copertura Gps come quello in cui è incappato l’aereo di Ursula von der Leyen. Sarà una barriera attiva H24 e allo stesso tempo un laboratorio di tecnologie: il modello è quello spe…

«Uno schema di difesa completamente nuovo, che integrerà le forze aeree e quelle terrestri con un’attenzione particolare nell’affrontare i droni». Il generale Alexus Grynkewich spiega che “Eastern Sentry” sarà molto diversa dalle attuali missioni della Nato: c’è una minaccia senza precedenti e quindi viene organizzato uno schieramento mai visto prima. Su tutto il confine orientale, dalla Finlandia fino al Mediterraneo, verrà attivato uno scudo protettivo fatto di caccia, di batterie missilistiche d’ogni tipo, di strumenti di disturbo contro i piccoli velivoli teleguidati che volano non solo in Polonia, ma pure in Estonia e in Romania. Ci sarà anche una componente invisibile: una cupola di apparati da “guerra elettromagnetica” per blindare le comunicazioni satellitari, cercando di mettere fine ai buchi nella copertura Gps come quello in cui è incappato l’aereo di Ursula von der Leyen. Sarà una barriera attiva H24 e allo stesso tempo un laboratorio di tecnologie: il modello è quello sperimentato dall’Alleanza nel Baltico per impedire i sabotaggi di cavi e gasdotti sottomarini, che da metà gennaio è riuscito ad azzerare gli episodi misteriosi avvenuti negli scorsi anni. Lì ai pattugliamenti di navi ed elicotteri si sono aggiunti gli specialisti dell’Allied Command Transformation, simili al “Mister Q” di James Bond, che stanno testando a punto mezzi e tattiche per combattere la “guerra dei droni”.

Dal punto di vista politico si tratta di un momento di svolta: i cieli della frontiera orientale passano sotto il controllo del comando atlantico. Ai tempi della Guerra Fredda esisteva un’organizzazione simile, con gigantesche centrali nei bunker sotto le montagne e dozzine di antenne radar. Rispetto ad allora la lunghezza del confine della Nato è triplicata e per questo si vuole introdurre un meccanismo innovativo che metta in sicurezza una scacchiera di oltre duemila chilometri: «Non contano le singole pedine – ha sottolineato il generale Grynkewich -, ma il modo in cui saranno gestite e connesse. Ci sarà un approccio flessibile e agile per difendere il fronte orientale come un’unica zona di operazioni, piuttosto che dislocare più forze statiche che si limitano a coprire un’area determinata».

“Eastern Sentry” conterà sui caccia già presenti nelle attività chiamate di “Air Policing” in Polonia, Romania, Estonia e Lituania oltre ai sistemi contraerei dei Battle Group multinazionali della Nato attivi nei Paesi Baltici e nei Balcani. Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna e Repubblica Ceca hanno annunciato che manderanno rinforzi: Parigi ieri ha iniziato il trasferimento di tre intercettori Rafale in un aeroporto nell’hinterland di Varsavia. Altri si aggiungeranno presto, probabilmente da Svezia e Olanda, e ci sarà anche un contributo italiano. Spicca però l’assenza degli Stati Uniti. «Io sono qui: l’impegno degli Usa nelle strutture comuni dell’Alleanza è indubbio. Quanto agli assetti cinetici (ndr caccia e missili) fino a poco fa c’erano e non erano pochi: è solo una questione di rotazioni programmate», minimizza Grynkewich, il generale dell’Us Air Force nominato a luglio da Donald Trump alla guida dei contigenti americani in Europa e “comandante supremo” – questa è la carica formale – delle forze alleate nel Continente.

A luglio il Pentagono ha ritirato i Patriot dalla Polonia, sostituiti da batterie tedesche e norvegesi, e non si è trattato di una rotazione ma di un segnale chiaro di allontanamento dal fronte europeo per concentrare l’attenzione sulle sfide prioritarie della Casa Bianca in Asia e Medio Oriente. L’ondata di droni russi penetrati nel territorio di Varsavia non pare avere fatto cambiare opinione a Trump, che ha espresso dubbi sulla natura intenzionale o meno dello sconfinamento. Anche il segretario generale Mark Rutte ha specificato che l’indagine è ancora in corso, ma ha ribadito che si è trattato di un’azione «deliberata e pericolosa». Parole ripetute da Grynkewich, che sembrano accreditare il possibile arrivo di jet americani nei prossimi giorni: «Ci saranno; casomai in maniera limitata e simbolica, ma ci saranno anche loro», commenta un ufficiale dell’Alleanza.

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