✕

Chi ha rubato “Bella Ciao” ai partigiani

Ascolta l'audio

Da Strasburgo agli scioperi contro la Troika, dalle serie televisive fino all’omicidio di Charlie Kirk, così l’eccessivo uso del canto della Resistenza rischia di cambiarne il significato
1 minuti di lettura

“Bella ciao” su un proiettile, uno dei proiettili del fucile usato da Tyler Robinson per uccidere Charlie Kirk, l’attivista politico di estrema destra che, su un altro proiettile, l’assassino bolla come fascista. Cos’è, una profanazione del canto della Resistenza italiana? Quel canto si trova sempre più spesso ad essere cantato ovunque si voglia inneggiare alla libertà: lo cantano a Barcellona gli indipendentisti catalani, e in Siria gli indipendentisti curdi; lo cantano in America latina e in Estremo Oriente, a Cuba e in Sudan, in Messico e in Iran, negli stadi e nei Parlamenti, a Leverkusen prima del fischio d’inizio e a Strasburgo, prima che intervenga in assemblea Viktor Orbán.

Quest’ultimo episodio è rivelativo. La presidente Metsola sta per dare la parola al premier ungherese, non un campione di democrazia e liberalismo, e dai banchi di sinistra si leva alta la canzone antifascista. Metsola, infastidita, prova a zittire i parlamentari; «This is not Eurovision», dice al micr…

“Bella ciao” su un proiettile, uno dei proiettili del fucile usato da Tyler Robinson per uccidere Charlie Kirk, l’attivista politico di estrema destra che, su un altro proiettile, l’assassino bolla come fascista. Cos’è, una profanazione del canto della Resistenza italiana? Quel canto si trova sempre più spesso ad essere cantato ovunque si voglia inneggiare alla libertà: lo cantano a Barcellona gli indipendentisti catalani, e in Siria gli indipendentisti curdi; lo cantano in America latina e in Estremo Oriente, a Cuba e in Sudan, in Messico e in Iran, negli stadi e nei Parlamenti, a Leverkusen prima del fischio d’inizio e a Strasburgo, prima che intervenga in assemblea Viktor Orbán.

Quest’ultimo episodio è rivelativo. La presidente Metsola sta per dare la parola al premier ungherese, non un campione di democrazia e liberalismo, e dai banchi di sinistra si leva alta la canzone antifascista. Metsola, infastidita, prova a zittire i parlamentari; «This is not Eurovision», dice al microfono. Ma come sarebbe? Forse che il luogo appropriato per intonare «Bella ciao» è una kermesse canora? Certamente no: “Bella ciao” appartiene alla storia politica; nel nostro Paese significa antifascismo e nel mondo significa protesta contro ogni dittatura e ogni attentato alla libertà.

Ma secondo una legge che Hegel ha provato a sovvertire, senza davvero riuscirci, se cresce l’estensione diminuisce l’intensione. Ovvero: se un concetto abbraccia tutto e tutti, e va bene tanto per chiudere una campagna elettorale quanto per incitare i giocatori di una squadra di calcio, tanto per uno sciopero contro la Troika (in Grecia, negli anni della crisi del debito) quanto per il furto alla Banca centrale di una serie televisiva (Netflix, La casa di carta), è impossibile che mantenga la stessa intensità di significato, storica e politica.

E come non può stupire che Metsola, sentendola, abbia pensato all’Eurovision, così non stupisce che la canzone arrivi persino sui tetti della Utah University, a migliaia di chilometri di distanza dalle valli partigiane e dalla Resistenza.

Leggi i commenti