Londra – David Baldacci, 65 anni, scrittore bestseller americano di origine italiana, oltre 130 milioni di copie vendute nel mondo, cosa pensa dell’assassinio dell’influencer di destra Charlie Kirk in Utah?
«Ovviamente ogni violenza è sbagliata, e da condannare assolutamente. Sull’omicida Tyler Robinson si sa ancora poco ma a quanto pare si è radicalizzato su Internet e sui social media: 22 anni, seguace di complottisti. E qui vengo al punto: quando inizieremo davvero a regolare il mondo online? Questi titani della Silicon Valley fanno miliardi di profitti, ma hanno abdicato a ogni responsabilità sui loro contenuti. Si può postare ormai qualsiasi cosa, tutto è accettato. I governi devono attivarsi al più presto. Perché i social media stanno distruggendo il tessuto sociale dei nostri Paesi. Troppe persone finiscono in questi tunnel di paranoia e ne escono compiendo atti orrendi. Se fosse per me, eliminerei i social domani stesso: sono una cloaca di negatività, disinformazione e nel fra…
Londra – David Baldacci, 65 anni, scrittore bestseller americano di origine italiana, oltre 130 milioni di copie vendute nel mondo, cosa pensa dell’assassinio dell’influencer di destra Charlie Kirk in Utah?
«Ovviamente ogni violenza è sbagliata, e da condannare assolutamente. Sull’omicida Tyler Robinson si sa ancora poco ma a quanto pare si è radicalizzato su Internet e sui social media: 22 anni, seguace di complottisti. E qui vengo al punto: quando inizieremo davvero a regolare il mondo online? Questi titani della Silicon Valley fanno miliardi di profitti, ma hanno abdicato a ogni responsabilità sui loro contenuti. Si può postare ormai qualsiasi cosa, tutto è accettato. I governi devono attivarsi al più presto. Perché i social media stanno distruggendo il tessuto sociale dei nostri Paesi. Troppe persone finiscono in questi tunnel di paranoia e ne escono compiendo atti orrendi. Se fosse per me, eliminerei i social domani stesso: sono una cloaca di negatività, disinformazione e nel frattempo i loro capi vendono i nostri dati personali al maggior offerente».
La vedova Kirk, nel suo dolore, non le ha mandate a dire: “Non potete immaginare che cosa scatenerà la morte di mio marito”. Si aspetta altra violenza, anche dal mondo Maga?
«Contro di lei non posso dire nulla, questa tragedia è straziante. Di certo, se questo tipo di omicidi si ripetesse ogni settimana, gli Stati Uniti capitolerebbero. Dunque, spero proprio che il mio Paese non finisca su questa strada. Ma davvero non so cosa possa accadere adesso. Posso solo pregare che questa spirale di sangue si interrompa presto».
Negli anni Settanta e Ottanta la guerra tra estremisti di destra e sinistra fece molti morti, crede che gli Stati Uniti possano subire un destino simile?
«Spero di no. La maggioranza degli americani è ancora moderata, mentre i fondamentalisti si prendono tutta la visibilità. Purtroppo, viviamo in un mondo dove dominano il sensazionalismo, le fake news, il click bait, con stimoli e condizionamenti degni del “cane di Pavlov”. Bisogna fare tutti un passo indietro. Invece di impugnare una pistola, bisognerebbe confrontarsi e parlare sempre di più, per ritrovare un senso comune».
Dopo l’omicidio Kirk, la libertà di espressione è sotto attacco in America?
«Il free speech è la colonna di questo Paese, ma credo ci debbano essere anche limiti contro la disinformazione, le fake news e i contenuti che incitano all’odio e agli assassinii. Tutto questo non è sostenibile. Le vittime sono di qualsiasi colore: a destra, a sinistra, al centro. Chiunque».
Ma dopo questa ultima tragedia, crede che il “free speech” negli Usa sia in pericolo, anche perché sempre più americani potrebbero autocensurarsi?
«Credo che purtroppo questo stia già avvenendo, soprattutto a causa della violenza crescente, online e nella società reale. Non solo non si dibatte più tra amici e familiari. Anche i politici tradizionali, oramai, hanno paura ad esprimersi liberamente su certi argomenti per le minacce di morte che ricevono. Insomma, la libera espressione degli Stati Uniti è già paralizzata, perché si ha paura di essere vittime di violenza. È agghiacciante, poiché queste potrebbero essere le premesse di autoritarismi e totalitarismi, anche dalle nostre parti: le persone hanno paura e nessuno potrebbe opporsi agli abusi».
Cosa pensa dei campus universitari americani, sempre più nella bufera per il loro radicalismo, soprattutto di sinistra?
«Credo che tutti gli atenei debbano farsi un esame di coscienza e chiedersi: che cosa stiamo facendo per migliorare le nostre società? Perché non sanare le divisioni sin da giovani, invece di accentuarle ed estremizzarle? Come diceva Lincoln, una casa divisa contro se stessa non può reggersi».
Teme che gli Usa possano sprofondare di nuovo in una guerra civile, come già accaduto agli albori della loro storia?
«Mai dire mai. Spero di no. Spero che la Legge prevalga e che si riscopra quella partecipazione civile quotidiana, invece di estremizzarsi sui social media. Ma certo, ci sono troppe armi in giro…».
Crede che la democrazia americana sia a rischio?
«Sono molto, molto preoccupato. C’è chi dice che qualcosa del genere non accadrà mai negli Stati Uniti. Ma quando si inizia a parlare così, è in questo momento che accadono le tragedie. Può accadere ovunque e noi americani non siamo di sicuro immuni. Siamo la democrazia più antica in senso continuativo, nel 2026 festeggeremo i 250 anni. Allo stesso però, siamo un Paese molto giovane rispetto a quelli europei, i quali hanno millenni di storia alle spalle rispetto a noi. Gli Stati Uniti sono ancora un esperimento. E se si dà per scontata la democrazia, allora si rischia di perderla. Soprattutto quando non si riesce più a distinguere la realtà dalle bufale».