LONDRA – A più di mezzo secolo di distanza dai fatti si apre oggi a Belfast il processo a un ex-paracadutista britannico accusato della morte di due persone e del tentato omicidio di altre cinque, durante i disordini del “Bloody Sunday”, uno degli episodi più sanguinosi dei tre decenni di guerra civile in Irlanda del Nord. Sul banco degli imputati c’è il “Soldato F”, come viene identificato negli atti processuali, mantenendo l’anonimato per proteggere lui e i suoi familiari da possibili vendette. Gli eventi per i quali è stato incriminato risalgono al 30 gennaio 1972, quando a Londonderry, una cittadina conosciuta anche come Derry, si svolse una pacifica manifestazione di protesta di militanti separatisti repubblicani cattolici, che marciavano per il ricongiungimento della parte britannica dell’isola con la repubblica indipendente d’Irlanda.
Sostenendo di avere risposto a colpi d’arma da fuoco di presunti “terroristi” dell’Irish Republican Army (Esercito Irlandese Repubblicano, la for…
LONDRA – A più di mezzo secolo di distanza dai fatti si apre oggi a Belfast il processo a un ex-paracadutista britannico accusato della morte di due persone e del tentato omicidio di altre cinque, durante i disordini del “Bloody Sunday”, uno degli episodi più sanguinosi dei tre decenni di guerra civile in Irlanda del Nord. Sul banco degli imputati c’è il “Soldato F”, come viene identificato negli atti processuali, mantenendo l’anonimato per proteggere lui e i suoi familiari da possibili vendette. Gli eventi per i quali è stato incriminato risalgono al 30 gennaio 1972, quando a Londonderry, una cittadina conosciuta anche come Derry, si svolse una pacifica manifestazione di protesta di militanti separatisti repubblicani cattolici, che marciavano per il ricongiungimento della parte britannica dell’isola con la repubblica indipendente d’Irlanda.
Sostenendo di avere risposto a colpi d’arma da fuoco di presunti “terroristi” dell’Irish Republican Army (Esercito Irlandese Repubblicano, la formazione guerrigliera clandestina che si è battuta per trent’anni contro il Regno Unito), un reggimento di parà britannici diede il via a una intensa sparatoria sulla folla, uccidendo 13 manifestanti e facendo decine di feriti. Sebbene tutte le testimonianze contraddicessero questa versione, si è dovuto attendere fino al 2010 perché venisse riconosciuta l’innocenza delle vittime del massacro. Al termine della più lunga indagine pubblica britannica, una commissione d’inchiesta ha accusato genericamente i parà per l’accaduto. David Cameron, all’epoca primo ministro, ha presentato le “scuse ufficiali” del governo, definendo “ingiustificabile” quanto avvenuto. A quel punto è iniziata l’istruttoria della magistratura. Il “Soldato F”, oggi un anziano ex-militare, è il primo e finora unico a essere stato incriminato per il Bloody Sunday, chiamato a rispondere della morte di James Wray e William McKinney, oltre che del tentato omicidio di altre cinque persone rimaste gravemente ferite. Nel dicembre scorso l’imputato si è dichiarato innocente.
“Abbiamo dovuto attendere 53 lunghi anni per avere giustizia e speriamo che attraverso questo processo giustizia sia fatta”, afferma Tony Doherty, il cui padre era uno dei manifestanti uccisi. Immortalata da “Sunday Bloody Sunday”, la celebre canzone degli U2, il gruppo rock irlandese, la “domenica di sangue” del lontano 1972 è diventata uno dei simboli più atroci di un conflitto che ha causato 3500 morti e decine di migliaia di feriti prima che la pace del 1998, mediata dai governi di Londra, Dublino e Washington, riportasse la pace nella regione. Da allora la violenza e le tensioni sono diminuite, ma non sono mai del tutto scomparse, riattizzate anche dalla Brexit: la questione di una secessione nord-irlandese dal Regno Unito appariva secondaria, fintanto che Regno Unito e Irlanda facevano entrambe parte dell’Unione Europea. Insieme alla pace, l’unità europea aveva fatto scomparire i confini fra le “due Irlande”, ma l’uscita del Regno Unito dalla Ue, con tutti i problemi commerciali che provoca, ha fatto sentire di nuovo la presenza di una frontiera e riproposto il problema. I cattolici repubblicani, del resto, continuano a battersi per la secessione dell’Irlanda del Nord dal Regno Unito e per la riunificazione con la repubblica d’Irlanda. Gli unionisti protestanti monarchici continuano a opporsi, proclamando fedeltà alla corona. Ma nel frattempo i cattolici sono diventati la maggioranza della popolazione nord-irlandese e il primo partito nel parlamento autonomo regionale di Belfast. Non più con la guerra, bensì con i voti, sono convinti che la riunificazione sia soltanto questione di tempo. Intanto sperano di ottenere giustizia per la ferita mai rimarginata del Bloody Sunday.