La Nobel Romantsova: “La guerra è già in Europa e voi non siete pronti”
dalla nostra inviata Anna LombardiVentotene – L’ Europa doveva essere pronta da tempo: già ieri, non aspettare domani. Stupirvi delle incursioni nel vostro spazio aereo significa non aver compreso fino in fondo che la guerra ucraina riguarda anche voi. Le azioni russe non sono errori, ma spinte in avanti. Ogni paese Ue e Nato dovrebbe dire “non possiamo permettere altro”, impegnandosi nel supportare l’Ucraina e intanto sviluppare il vostro sistema di difesa. Non c’è più tempo. Ormai la guerra è a casa vostra». Ai margini dei lavori della Prima Conferenza europea di Ventotene per la libertà e la democrazia, Oleksandra Romantsova, direttrice esecutiva del Centro per le libertà civili di Kiev e Premio Nobel per la Pace 2022 insieme alla collega Oleksandra Matviichuk, ti travolge col suo fervore.
I leader europei denunciano violazioni inaccettabili.
«Sì, ma le risposte continuano ad essere indecise e lente, e questo incoraggia Mosca a proseguire. Dovreste capire, che ormai non importa quante armi si possiedono o dove si è…
Ventotene – L’ Europa doveva essere pronta da tempo: già ieri, non aspettare domani. Stupirvi delle incursioni nel vostro spazio aereo significa non aver compreso fino in fondo che la guerra ucraina riguarda anche voi. Le azioni russe non sono errori, ma spinte in avanti. Ogni paese Ue e Nato dovrebbe dire “non possiamo permettere altro”, impegnandosi nel supportare l’Ucraina e intanto sviluppare il vostro sistema di difesa. Non c’è più tempo. Ormai la guerra è a casa vostra». Ai margini dei lavori della Prima Conferenza europea di Ventotene per la libertà e la democrazia, Oleksandra Romantsova, direttrice esecutiva del Centro per le libertà civili di Kiev e Premio Nobel per la Pace 2022 insieme alla collega Oleksandra Matviichuk, ti travolge col suo fervore.
I leader europei denunciano violazioni inaccettabili.
«Sì, ma le risposte continuano ad essere indecise e lente, e questo incoraggia Mosca a proseguire. Dovreste capire, che ormai non importa quante armi si possiedono o dove si è geograficamente: la guerra russa non è fatta solo di droni ma anche di cybernetica. Un domani molto prossimo potreste trovarvi, per dire, con il sistema bancario messo in ginocchio dai loro hacker. Il conflitto non è più questione di barriere fisiche. Piuttosto, è una sfida continua».
Come contrastarlo?
«Provocando danni reali all’economia russa: ad esempio usando i 300 miliardi di asset russi congelati nei Paesi europei, che potrebbero essere utili a coprire le spese di Difesa. C’è poi pure un altro mezzo per aiutarci: mantenere salde le vostre democrazie. Salvaguardatele dai populismi estremisti finanziati da Putin»
L’Ucraina che prezzo è disposta a pagare per la pace?
«Il prezzo lo stiamo già pagando da anni. Non abbiamo altra scelta che continuare a combattere. Perché noi non abbiamo speranze o aspettative ma goal e possibilità. E stiamo provando a raggiungerle».
La gente si fida ancora del Presidente Zelensky?
«Le sue azioni e parole scatenano reazioni costanti. Ma anche le critiche fanno parte della democrazia. E poi noi siamo un po’ anarchici e un po’ traumatizzati dall’Unione Sovietica: fatichiamo a credere che qualcuno al potere voglia fare i nostri interessi. Di sicuro, però, abbiamo chiaro che lui e il suo Parlamento sono legittimi. Non perfetti, forse, ma ci fidiamo».
L’Ucraina dovrebbe entrare nell’Unione Europea e nella Nato?
«Ci sentiamo parte della famiglia europea, amiamo la diversità e stiamo già provando a costruire un sistema interno che si adegui ai vostri standard. L’aspirazione a una maggior vicinanza c’è. La questione Nato è più complessa. Prima del 2014 meno del 20 per cento degli ucraini la riteneva una buona idea. Ora grazie a Putin, la percentuale è aumentata. Ma proprio pensando agli sconfinamenti di droni russi mi chiedo: cosa significa Nato oggi? Esiste ancora quell’idea di supportarsi gli uni con gli altri e sviluppare insieme alleanze e sistemi di sicurezza reciproca? Noi, comunque, siamo a favore di qualsiasi sistema di difesa che ci garantisca il mantenimento delle nostre libertà».
Che effetto le ha fatto vedere Donald Trump e Vladimir Putin insieme in Alaska?
«Trump non ha capito chi è Putin. Né cosa significhi costruire davvero la pace. Dice di volere il Nobel: ma per ottenerlo bisogna risolvere problemi, non solo dire che lo si farà».
Ecco, come si costruisce la pace?
«Difendendo diritti e opportunità di tutti. Anche per questo ho molto apprezzato una delle idee emerse qui a Ventotene e spero venga implementata dal Parlamento europeo: un meccanismo per segnalare, monitorare e tracciare le repressioni degli attivisti transnazionali che si verificano su suolo europeo: uno strumento per meglio proteggere e sostenere chi difende i diritti umani».