Dopo la tensione diplomatica dei giorni scorsi tra Spagna e Israele, nata dal duro annuncio del capo del governo Pedro Sánchez di sanzioni contro il Paese «per fermare il genocidio a Gaza» e in vista dell’Assemblea Onu dove Madrid insieme a Francia e altri Paesi chiederà il riconoscimento dello Stato di Palestina, ieri la tappa finale della gara ciclistica Vuelta è stata interrotta in seguito agli scontri tra polizia e manifestanti pro-Pal. «Riconoscimento e pieno rispetto per gli atleti, ma anche ammirazione per un popolo come quello spagnolo che si mobilita per cause giuste, come la Palestina», aveva detto ieri matina il presidente del governo Pedro Sánchez durante un evento del Partito Socialista a Malaga, scatenando pesanti reazioni. Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, lo ha accusato di aver incoraggiato i manifestanti con «i suoi messaggi incendiari» e ha definito le sue parole «una vergogna».
Dopo la tensione diplomatica dei giorni scorsi tra Spagna e Israele, nata dal duro annuncio del capo del governo Pedro Sánchez di sanzioni contro il Paese «per fermare il genocidio a Gaza» e in vista dell’Assemblea Onu dove Madrid insieme a Francia e altri Paesi chiederà il riconoscimento dello Stato di Palestina, ieri la tappa finale della gara ciclistica Vuelta è stata interrotta in seguito agli scontri tra polizia e manifestanti pro-Pal. «Riconoscimento e pieno rispetto per gli atleti, ma anche ammirazione per un popolo come quello spagnolo che si mobilita per cause giuste, come la Palestina», aveva detto ieri matina il presidente del governo Pedro Sánchez durante un evento del Partito Socialista a Malaga, scatenando pesanti reazioni. Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, lo ha accusato di aver incoraggiato i manifestanti con «i suoi messaggi incendiari» e ha definito le sue parole «una vergogna».
Sin dall’inizio della corsa ciclistica, gli attivisti hanno più volte interrotto le tappe del giro di Spagna — sei delle ultime dieci, con venti persone arrestate — per protestare contro la partecipazione del team Israel-Premier Tech raggiungendo ieri, in occasione della tappa finale a Madrid, i livelli più alti di tensione con migliaia di persone dislocate da Puerta del Sol a Callao fino alla stazione di Atocha che, nonostante la presenza rafforzata della polizia, hanno occupato la strada al passaggio dei corridori costringendo gli organizzatori della Vuelta a interrompere la corsa. I manifestanti – che secondo il governo erano in tutto 100mila – si sono poi spostati nelle vie centrali della città e le proteste si sono concluse con due arresti e ventidue agenti feriti. «Israele non può partecipare ad alcun evento sportivo e culturale mentre continua a commettere un genocidio», ha rilanciato la ministra del Lavoro e vicepremier spagnola Yolanda Díaz. «La società spagnola ha dato una lezione al mondo», ha aggiunto. Alla vicepremier, insieme alla ministra della Gioventù Sira Rego, Israele ha vietato nei giorni scorsi l’ingresso nel Paese per le sue accuse di genocidio a Gaza.
La ferma posizione del governo Sánchez contro Israele, iniziata con il sostegno alla causa per genocidio presso la Corte internazionale di giustizia e acuita dal recente annuncio delle sanzioni, ha reso la Spagna uno dei pochi Paesi ad aver emesso misure per denunciare gli effetti della guerra sulla popolazione della Striscia di Gaza. Stavolta però le dichiarazioni del presidente del governo socialista hanno spinto le opposizioni a denunciare un invito alla violenza che non dovrebbe appartenere a un rappresentante delle istituzioni. «Il governo ha indotto la mancata fine della Vuelta e ha offerto uno spettacolo ridicolo trasmesso in tutto il mondo», ha accusato Alberto Núñez Feijóo, leader del conservatore Partito Popolare. Josè Luis Martinez Almeida, sindaco popolare di Madrid, ha accusato Sánchez di essere «responsabile di aver rovinato la Vuelta incitando i manifestanti». Accuse anche dal sindacato di polizia Jupol: «Alcuni rappresentanti politici hanno fatto un appello alle proteste».