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Foreman: “Non cediamo al panico ma serve più pressione su Mosca”

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Intervista all’ex attaché militare britannico a Kiev e Mosca: “Sono le solite minacce. Quanto accaduto negli ultimi giorni ha rafforzato ancora di più il fianco orientale dell’Alleanza”
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LONDRA – John Foreman, ex attaché militare britannico a Kiev e Mosca, diplomatico presso Nato e Ue, ora analista per Chatham House, la Russia dice che “la Nato è in guerra con Mosca”.

«Ma lo dicono sempre. Sono le loro solite minacce. Tuttavia, Trump in arrivo nel Regno Unito è una buona notizia, dopo quanto accaduto negli ultimi giorni sul fronte orientale della Nato».

Si aspetta svolte dalla visita del presidente americano su difesa e sicurezza in Europa?

«No. Mi sembra un evento molto cerimoniale, con tanti impegni suggestivi come la visita agli archivi di Churchill e le Red Arrows che voleranno insieme ai caccia F-35 americani, ma di poca sostanza. Non ci sarà tempo né modo per i dettagli sulla questione ucraina».

Neanche il soft power di re Carlo potrà fare qualcosa?

«Di sicuro ne parlerà durante il banchetto di mercoledì sera a Windsor, per esempio citando la liberazione dell’Europa da parte degli Stati Uniti. Cercherà di ricordargli che il ponte tra le due sponde dell’ocea…

LONDRA – John Foreman, ex attaché militare britannico a Kiev e Mosca, diplomatico presso Nato e Ue, ora analista per Chatham House, la Russia dice che “la Nato è in guerra con Mosca”.

«Ma lo dicono sempre. Sono le loro solite minacce. Tuttavia, Trump in arrivo nel Regno Unito è una buona notizia, dopo quanto accaduto negli ultimi giorni sul fronte orientale della Nato».

Si aspetta svolte dalla visita del presidente americano su difesa e sicurezza in Europa?

«No. Mi sembra un evento molto cerimoniale, con tanti impegni suggestivi come la visita agli archivi di Churchill e le Red Arrows che voleranno insieme ai caccia F-35 americani, ma di poca sostanza. Non ci sarà tempo né modo per i dettagli sulla questione ucraina».

Neanche il soft power di re Carlo potrà fare qualcosa?

«Di sicuro ne parlerà durante il banchetto di mercoledì sera a Windsor, per esempio citando la liberazione dell’Europa da parte degli Stati Uniti. Cercherà di ricordargli che il ponte tra le due sponde dell’oceano è indistruttibile. Ma non credo che il monarca metterà sul tavolo la questione delle garanzie di sicurezza americane per i volenterosi».

Ma in Europa cresce il timore di un disimpegno militare americano.

«Credo che gli Stati Uniti ridurranno la presenza di alcune forze, ma non ci sarà un disimpegno. Sono stati abbastanza chiari su questo. Per dirne una, i bombardieri americani B-52 sono appena arrivati qui nel Regno Unito (alla base Raf di Fairford per l’esercitazione Cobra Warrior, ndr).

Non la preoccupa nemmeno che Trump abbia definito «forse un errore» lo sforamento di droni russi in Polonia?

«Sinceramente, tendo a pensarla come il presidente americano…».

In che senso?

«Per la mia esperienza militare potrebbe esser stato davvero un errore. Se ci fate caso, a parte i polacchi, tutti gli alleati europei, insieme agli americani, nelle loro dichiarazioni hanno utilizzato la parola “reckless”, ossia una azione “sconsiderata”, ma non “deliberate”».

Quindi non crede che la Russia abbia voluto testare lo scudo della Nato?

«Non ne sono sicuro. Cose del genere possono accadere, per esempio qualora i droni russi stessero effettuando ricognizioni in Bielorussia per poi attaccare in Ucraina. I polacchi potrebbero aver parlato di azione “deliberata” anche per chiedere più truppe americane nel loro Paese. In ogni caso, quanto accaduto negli ultimi giorni ha rafforzato ancora di più, e meno male, il fianco orientale della Nato. E non credo che questo fosse un obiettivo di Putin, anche perché così ha permesso agli alleati di rendersi conto dei buchi che ha la loro protezione a Est».

Però lo stesso è accaduto qualche giorno dopo anche in Romania.

«Come avvenuto più volte dall’inizio di questa guerra, anche nei cieli baltici. La Nato ha aumentato la sua spesa militare del 50 per cento nell’ultimo decennio. Non facciamoci prendere dal panico. Pensiamo piuttosto ad aumentare la pressione sulla Russia, per portarla al tavolo delle trattative».

Trump ha lanciato ultimatum, parlato di sanzioni secondarie a Cina oltre all’India, ma è successo poco o niente.

«Purtroppo la sua diplomazia sinora è stata insufficiente e improvvisata. Trump non ha una strategia chiara, ha concesso un summit incondizionato a Putin e ha commesso errori su errori. Non sono ottimista».

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