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Gli Usa a Netanyahu: “Sostegno incrollabile ai piani per la Striscia”

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Ieri mattina il via libera del segretario di Stato Rubio: “Lavoriamo ancora a una soluzione diplomatica, ma c’è la possibilità che non venga raggiunta”
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NEW YORK – Solo ieri mattina, poche ore prima dell’ingresso dei carri armati israeliani a Gaza City, il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva incontrato il premier Netanyahu, confermando «il sostegno incrollabile» allo Stato ebraico per il raggiungimento dei suoi obiettivi nella Striscia. Il capo della diplomazia americana aveva evitato di chiarire se durante il colloquio fossero state discusse le operazioni militari imminenti, o se avesse dato il via libera formale dell’amministrazione Trump. Però aveva aggiunto: «Il popolo di Gaza merita un futuro migliore, ma quel futuro migliore non può iniziare finché Hamas non sarà eliminato. La barbarie di Hamas è senza precedenti».

Quindi aveva chiesto la liberazione immediata degli ostaggi rimasti, aggiungendo questa riflessione sulle possibilità di trovare ancora una soluzione negoziata alla crisi: «Per quanto possiamo desiderare che ci sia una sorta di modo pacifico e diplomatico per porre fine a tutto ciò, e continueremo a esplo…

NEW YORK – Solo ieri mattina, poche ore prima dell’ingresso dei carri armati israeliani a Gaza City, il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva incontrato il premier Netanyahu, confermando «il sostegno incrollabile» allo Stato ebraico per il raggiungimento dei suoi obiettivi nella Striscia. Il capo della diplomazia americana aveva evitato di chiarire se durante il colloquio fossero state discusse le operazioni militari imminenti, o se avesse dato il via libera formale dell’amministrazione Trump. Però aveva aggiunto: «Il popolo di Gaza merita un futuro migliore, ma quel futuro migliore non può iniziare finché Hamas non sarà eliminato. La barbarie di Hamas è senza precedenti».

Quindi aveva chiesto la liberazione immediata degli ostaggi rimasti, aggiungendo questa riflessione sulle possibilità di trovare ancora una soluzione negoziata alla crisi: «Per quanto possiamo desiderare che ci sia una sorta di modo pacifico e diplomatico per porre fine a tutto ciò, e continueremo a esplorarlo e a impegnarci per questo, dobbiamo anche essere preparati alla possibilità che non accada». Ieri sera lo stesso Trump ha commentato: «Ho appena letto delle notizie sul fatto che Hamas ha spostato gli ostaggi in superficie, per usarli come scudi umani contro l’offensiva di terra di Israele. Spero che i leader di Hamas sappiano a cosa vanno incontro se fanno una cosa del genere. Questa è un’atrocità umana». Netanyahu lo ha subito ringraziato per il sostegno.

Le parole di Rubio, e l’avvertimento lanciato dal capo della Casa Bianca, sembrano indicare che Washington sta perdendo la speranza di arrivare ad una soluzione negoziata del conflitto, il che lascerebbe come unica alternativa possibile la prosecuzione della guerra fino alla totale eliminazione di Hamas. Oggi però lo stesso Rubio andrà in Qatar, il Paese che finora ha gestito anche a nome di Washington la trattativa.

La missione può essere finalizzata a ricostruire il rapporto con un alleato che ospita la più grande base aeronautica americana nella regione, Al Udeid, dopo il raid lanciato a sorpresa dagli israeliani contro i leader di Hamas che si riunivano a Doha per analizzare l’ultima proposta di accordo avanzata dagli americani. Non si può però escludere che il segretario di Stato voglia anche provare a riannodare il filo del negoziato, magari approfittando proprio della pressione che l’ingresso dei carri armati israeliani a Gaza City mette sul gruppo responsabile del 7 ottobre.

Trump, almeno ufficialmente, si era lamentato del raid in Qatar, e il Wall Street Journal aveva definito burrascosa la chiamata avuta subito dopo con Netanyahu. Nei giorni scorsi però, discutendo alla Casa Bianca i piani per la ricostruzione di Gaza, incluso il progetto “Riviera”, il presidente aveva detto di non essere contrario alle operazioni militari, purché finissero in fretta.

Le due cose non si escludono a vicenda. L’appoggio degli Stati Uniti a Israele, e quello di Trump in particolare, è sempre stato incrollabile. Ciò non impedisce che ci possano essere disaccordi su questioni specifiche. Il presidente condivide l’obiettivo di eliminare Hamas, e può riconoscere che la forza sia al momento l’unica opzione perseguibile. Questo però non esclude che le sue aspettative sulla durata e l’intensità delle operazioni non coincidano perfettamente con quelle di Netanyahu. Trump del resto era andato alla Casa Bianca promettendo di mettere fine alle guerre, partendo proprio da Ucraina e Gaza: ma il modo in cui stanno andando le cose sembra dimostrare un fallimento, difficile da spiegare ai suoi stessi elettori.

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