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I jet Rafale sui cieli polacchi, Parigi offre l’ombrello atomico

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I caccia inviati in Polonia appartengono alla “forza di dissuasione nucleare” della Francia Un messaggio a Putin
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Sulla coda degli aerei francesi mandati a difendere la Polonia è dipinto il tipico copricapo di penne dei capi Sioux: il simbolo dello squadrone 2/4 “Lafayette”, celebre sin dai tempi della Grande Guerra. Un segnale molto importante, perché quei jet Rafale appartengono alla “Forza di dissuasione nucleare” e testimoniano come Parigi sia pronta a mettere Varsavia sotto il suo ombrello atomico.

Lo prevedono le clausole riservate del Trattato firmato lo scorso 9 maggio dai due Paesi, di cui non sono stati rivelati i dettagli ma che in caso di aggressione — come ha detto il presidente Macron — offrono protezione «con qualsiasi mezzo». Tutte le nazioni che si affacciano sul Baltico vivono la minaccia russa come imminente e sono angosciate da uno spettro molto più letale dei droni: l’arsenale nucleare del Cremlino, uno strumento di pressione contro cui non hanno scudi.

Sulla coda degli aerei francesi mandati a difendere la Polonia è dipinto il tipico copricapo di penne dei capi Sioux: il simbolo dello squadrone 2/4 “Lafayette”, celebre sin dai tempi della Grande Guerra. Un segnale molto importante, perché quei jet Rafale appartengono alla “Forza di dissuasione nucleare” e testimoniano come Parigi sia pronta a mettere Varsavia sotto il suo ombrello atomico.

Lo prevedono le clausole riservate del Trattato firmato lo scorso 9 maggio dai due Paesi, di cui non sono stati rivelati i dettagli ma che in caso di aggressione — come ha detto il presidente Macron — offrono protezione «con qualsiasi mezzo». Tutte le nazioni che si affacciano sul Baltico vivono la minaccia russa come imminente e sono angosciate da uno spettro molto più letale dei droni: l’arsenale nucleare del Cremlino, uno strumento di pressione contro cui non hanno scudi.

Le cancellerie vedono quanto l’America di Donald Trump si stia allontanando dal Vecchio Continente e hanno una sola alternativa: rivolgersi alla Francia. I primi sono stati gli svedesi: nello scorso aprile hanno ospitato sei Rafale dello stesso stormo intervenuto in Polonia, che per la prima volta nella Storia hanno condotto fuori dall’Esagono parte dell’esercitazione nucleare “Pegase”. Nonostante non trasportassero ordigni atomici, hanno lanciato un messaggio chiaro: siamo in grado di mettere il nostro deterrente a disposizione di tutti gli alleati. Un appello ribadito lo scorso maggio a Roma dall’allora ministro della Difesa Sébastien Lecornu, nominato premier la scorsa settimana, davanti ai colleghi italiano, tedesco, britannico e polacco: «Il presidente Macron mi ha chiesto di parlarne ai nostri partner». Colloqui sono in corso con Berlino mentre è stato firmato a luglio un accordo per integrare i comandi nucleari di Parigi e Londra, che dispone di missili a testata multipla imbarcati sui sottomarini ma dipende per queste tecnologie dagli Stati Uniti.

Dalla grandeur di De Gaulle invece l’Eliseo ha ereditato un arsenale interamente di concezione nazionale, che viene aggiornato con una spesa annuale di sei miliardi: cinquanta Rafale dotati di missili cruise Asmp e quattro sottomarini, ciascuno con sedici missili balistici M51. Poca cosa rispetto al Cremlino, che può contare su 1.700 ordigni nucleari strategici e molte centinaia di ogive tattiche. La deterrenza però non si basa sui numeri quanto sulla determinazione: dimostrare di avere la volontà e la capacità di andare fino all’orlo dell’apocalisse, in modo da dissuadere l’avversario dallo scagliare il primo colpo. Le forze francesi si addestrano in continuazione per una ritorsione contro le città russe e hanno abbastanza ordigni per realizzare questo mostruoso scenario.

I Rafale atterrati venerdì alle porte di Varsavia, poche ore dopo l’irruzione dello sciame di droni russi, hanno solo missili aria-aria convenzionali e si limitano a pattugliare i cieli per impedire altri sconfinamenti. Su oltre duecento caccia però sono stati scelti tre velivoli biposto dello squadrone Lafayette per testimoniare al governo polacco che Parigi sarebbe al suo fianco anche nella situazione più drammatica di tutte.

Dall’autunno 2022 la Polonia ha cercato di ottenere la stessa copertura dagli Usa, domandando lo schieramento di bombe americane come quelle presenti in Italia, Germania, Olanda, Belgio e ora pure in Gran Bretagna: ordigni che in caso di conflitto verrebbero affidati agli stormi dei Paesi ospitanti. Varsavia ha ripetuto la richiesta nel 2023 quando Mosca ha deciso di consegnare testate alla Bielorussia, avvicinandole al confine polacco. Ma il presidente Biden non ha voluto inasprire la tensione con la Russia e si è subito inserita Parigi, che dal 2020 propone alla Ue «un dialogo strategico nel quadro della sicurezza collettiva». Lo scorso 13 maggio Macron è stato più esplicito: i caccia della “Forza di dissuasione” sono pronti a prendere posizione ovunque nell’Ue, a patto che ci sia un contributo alle spese e che l’ultima parola sull’uso delle testate resti alla Francia. Condizioni non negoziabili, che la paura di Putin e l’inaffidabilità di Trump cominciano a rendere accettabili per parecchie capitali, da Copenhagen a Helsinki.

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