Venezuela, la guerra contro i narcoterroristi di Trump. Maduro: “Usa cercano pretesto per invasione”
di Gianluca Di FeoMentre il mondo guarda a Gaza o alla frontiera polacca, Donald Trump prepara una tempesta nei Caraibi. Ieri le forze armate statunitensi hanno distrutto un’altra imbarcazione a largo del Venezuela “carica di droga”: lo ha annunciato il presidente sul suo social, precisando che tre uomini sono stati uccisi. “Questi trafficanti sono una minaccia per gli interessi vitali degli Usa - ha scritto Trump -. Se state trasportando droga che può ammazzare i cittadini americani, noi vi daremo la caccia. Questi cartelli hanno provocato per decenni conseguenze devastanti alla popolazione americana, uccidendo milioni di persone. Non accadrà più”.
La guerra contro i narcoterroristi
E’ il secondo bombardamento contro un motoscafo salpato dal Venezuela, con l’uccisione dell’equipaggio: il primo raid è stato compiuto da un drone Reaper con l’uso di missili a guida laser, provocando la morte di dodici presunti trafficanti del cartello Tda. Ma si teme che ci saranno altre azioni, più clamorose: diversi a…
Mentre il mondo guarda a Gaza o alla frontiera polacca, Donald Trump prepara una tempesta nei Caraibi. Ieri le forze armate statunitensi hanno distrutto un’altra imbarcazione a largo del Venezuela “carica di droga”: lo ha annunciato il presidente sul suo social, precisando che tre uomini sono stati uccisi. “Questi trafficanti sono una minaccia per gli interessi vitali degli Usa - ha scritto Trump -. Se state trasportando droga che può ammazzare i cittadini americani, noi vi daremo la caccia. Questi cartelli hanno provocato per decenni conseguenze devastanti alla popolazione americana, uccidendo milioni di persone. Non accadrà più”.
La guerra contro i narcoterroristi
E’ il secondo bombardamento contro un motoscafo salpato dal Venezuela, con l’uccisione dell’equipaggio: il primo raid è stato compiuto da un drone Reaper con l’uso di missili a guida laser, provocando la morte di dodici presunti trafficanti del cartello Tda. Ma si teme che ci saranno altre azioni, più clamorose: diversi analisti ipotizzano che possano addirittura venire condotte sul territorio venezuelano, prendendo ad esempio di mira un laboratorio di raffinazione della droga.
La Casa Bianca ha dato massima priorità alla “guerra contro i narcoterroristi” e l’aeroporto portoricano di Roosevelt Roads, dismesso dal 2004, è stato riattivato per schierare una task force che conta ben dieci cacciabombardieri F-35 “invisibili ai radar”. Velivoli da trasporto C-17 e convertiplani Osprey continuano a scaricare uomini e mezzi sull’avamposto degli Stati Uniti nelle Antille, dove sono stati allestiti magazzini e tende. Gli F-35 atterrati a Porto Rico non hanno distintivi che indichino i reparti di appartenenza: sono stati resi completamente anonimi, una procedura mai seguita prima.
Questi caccia sono la punta di lancia di una mobilitazione senza precedenti: a largo del Venezuela hanno preso posizione un incrociatore, tre cacciatorpediniere, un sottomarino nucleare con a bordo complessivamente 140 missili cruise. La flotta è seguita da tre navi per operazioni anfibie, inclusa la “tuttoponte” Iwo Jima, che trasportano 2.400 marines con tutti i mezzi blindati d’assalto, sei cacciabombardieri Harrier a decollo verticale e venti elicotteri. Due aerei da pattugliamento e spionaggio elettronico Poseidon e due droni Reaper tengono sotto controllo la costa venezuelana.
Maduro: “Usa cercano pretesto per invasione”
Il presidente Maduro ha definito il nuovo raid “un’aggressione”: “Stanno cercando il pretesto per un’invasione. Ma noi siamo pronti a dimostrare all’Impero che non saremo mai il suo cortiletto”. Il ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopes domenica ha lanciato un avvertimento ai governi della Guyana e a Trinidad e Tobago: “Dico a questi governi che hanno assecondato il gioco di Washington: se ci attaccano dal vostro territorio, riceverete anche voi una risposta, e questa sarà per legittima difesa”.
Trump ha ordinato l’intervento delle forze armate contro i cartelli della droga con una direttiva dello scorso luglio, in gran parte rimasta segreta. Il bersaglio è subito diventato Maduro: durante il precedente mandato di Trump, il caudillo venezuelano è stato incriminato per narco-terrorismo, contestandogli proprio legami con il cartello Tda - quella a cui il Pentagono riconduce le barche affondate -, e c’è una taglia di 50 milioni di dollari per la sua cattura. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, è stata esplicita: “Il presidente è pronto a usare tutto il potere dell’America per impedire alla droga di inondare il nostro Paese e consegnare i responsabili alla giustizia. Il regime non è il governo legittimo: è un cartello di narcoterroristi guidato da Maduro, il capo latitante di un’organizzazione criminale”.
In Venezuela è scattata la mobilitazione generale, non solo delle forze armate ma pure della milizia bolivariana composta dai pretoriani del regime e di “squadre di autodifesa popolare” a cui sono state distribuite armi. Lo scorso 4 settembre due vecchi caccia F-16 di Caracas hanno sorvolato le navi americane, mantenendosi però a distanza: è stato diffuso un video che mostra il passaggio a bassa quota sulla flotta statunitense, ma in realtà si tratta di un’esercitazione con navi venezuelane. E la tv statale ha esibito manovre dei più potenti Sukhoi 30 ottenuti da Mosca e dei droni a lungo raggio iraniani, armati di missili, su cui Maduro conta per rispondere a iniziative ostili degli americani: sembra difficile però che siano in grado di avvistare gli F-35 che, oltre alle caratteristiche di “invisibilità”, dispongono pure di strumentazioni per accecare i radar avversari.