LONDRA – Dietro alle denunce di chi critica Charlie Kirk non c’è solo la volontà di limitare la libertà di parola negli Stati Uniti, ma un disegno per colpire le organizzazioni e i gruppi di sinistra contrari all’amministrazione Trump. Che siano violenti o no, veri terroristi o semplici oppositori protetti dal Primo emendamento della Costituzione, non sembra un particolare troppo rilevante, almeno a sentire come vengono descritti gli obiettivi dell’operazione da parte dei collaboratori del presidente incaricati di condurla. Le liste di proscrizione, secondo il New York Times, vengono già compilate, senza nascondere il desiderio di attaccare organizzazioni come quella di George Soros o altri finanziatori del Partito democratico.
Il primo ad andare in questa direzione è stato proprio Trump, che dopo l’omicidio di Kirk ha subito accusato la sinistra radicale di essere la sola responsabile della violenza politica, dimenticando di aver graziato gli assalitori del Congresso che erano stati …
LONDRA – Dietro alle denunce di chi critica Charlie Kirk non c’è solo la volontà di limitare la libertà di parola negli Stati Uniti, ma un disegno per colpire le organizzazioni e i gruppi di sinistra contrari all’amministrazione Trump. Che siano violenti o no, veri terroristi o semplici oppositori protetti dal Primo emendamento della Costituzione, non sembra un particolare troppo rilevante, almeno a sentire come vengono descritti gli obiettivi dell’operazione da parte dei collaboratori del presidente incaricati di condurla. Le liste di proscrizione, secondo il New York Times, vengono già compilate, senza nascondere il desiderio di attaccare organizzazioni come quella di George Soros o altri finanziatori del Partito democratico.
Il primo ad andare in questa direzione è stato proprio Trump, che dopo l’omicidio di Kirk ha subito accusato la sinistra radicale di essere la sola responsabile della violenza politica, dimenticando di aver graziato gli assalitori del Congresso che erano stati condannati per reati come l’aggressione dei poliziotti o la distruzione della proprietà pubblica. Il presidente ha detto che «abbiamo alcuni gruppi piuttosto radicali e se la sono cavata commettendo un omicidio». Il capo della Casa Bianca ha aggiunto di avere discusso con la segretaria alla Giustizia Pam Bondi la possibilità di presentare denunce ai sensi del Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act, quello che si usa ad esempio per perseguire la criminalità organizzata, contro «alcune delle persone di cui avete letto che hanno sborsato milioni e milioni di dollari per l’agitazione». Trump stesso ha identificato Soros e la sua Open Society Foundation come potenziali obiettivi.
Ancora più esplicito è stato il suo consigliere Stephen Miller, architetto del piano per le deportazioni degli immigrati illegali: «Con Dio come testimone, useremo tutte le risorse a nostra disposizione presso il Dipartimento alla Giustizia, quello della Sicurezza Nazionale e tutto il governo, per identificare, smantellare, eliminare e distruggere questa rete e rendere l’America di nuovo sicura per il popolo americano». Il vice presidente Vance ha aggiunto che non verrà perseguita «la libertà di parola protetta dalla Costituzione», ma una rete di organizzazioni non governative e non profit che «fomentano, facilitano e praticano la violenza». Due funzionari dell’amministrazione hanno confermato al New York Times che «i segretari dell’amministrazione e i capi dei vari dipartimenti sono già al lavoro per identificare» gli obiettivi da colpire.
Negli Usa il primo emendamento della Costituzione garantisce la libertà di parola, al punto che è stato usato anche per difendere gruppi neonazisti. I confini di questa protezione sono sempre stati discussi, ma da quando è iniziata l’emergenza della disinformazione sistematica, sui social e non solo, il dibattito si è acceso. Lo stesso Trump era stato espulso da Twitter e Facebook, perché accusato di fomentare la violenza con le falsità, perciò aveva fondato il suo strumento personale di comunicazione Truth. I repubblicani, a partire da Vance, hanno accusato gli europei di censurare i propri cittadini, per non parlare degli attacchi contro la cancel culture, considerata la prova di come la sinistra voglia mettere il bavaglio alla destra. L’omicidio Kirk però ha rovesciato questa narrativa. La condanna di chi ha celebrato la sua morte dovrebbe essere totale e incondizionata, ma ora i repubblicani vogliono togliere la parola, e magari perseguire sul piano legale, anche chi si limita ad esercitare i diritti garantiti dal primo emendamento criticando le idee politiche di Charlie. Così la libertà di parola diventa selettiva: vale per gli amici, ma va tolta agli oppositori.