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Un’accoglienza da re per Trump a Londra tra frecce britanniche e cocktail transatlantici

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Il tycoon ha mantenuto un tono sobrio e ha donato al monarca una replica della spada appartenuta al generale Eisenhower
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WINDSOR – Almeno a giudicare dai doni che si sono scambiati, l’ordine mondiale è salvo. Trump infatti ha regalato a Carlo una replica della spada del predecessore e generale Eisenhower, simbolo dell’alleanza tra Washington e Londra cementata dallo sbarco in Normandia e la comune lotta contro il nazismo; mentre il re ha risposto consegnando al presidente un volume rilegato in pelle per celebrare il duecentocinquantesimo anniversario della Dichiarazione di Indipendenza, come a dire che la rivoluzione è acqua passata e lui non medita di tornare ad invadere l’ex colonia. Cosa che peraltro toglierebbe senso anche al Secondo emendamento della Costituzione americana, che i repubblicani usano per continuare a vendere fucili nonostante le stragi, ma i padri fondatori avevano inserito nella legge fondamentale solo allo scopo di poter riarmare il loro esercito di popolo, nel caso in cui i britannici fossero tornati a riprendersi il maltolto.

Per capire davvero lo stato delle relazioni transatlan…

WINDSOR – Almeno a giudicare dai doni che si sono scambiati, l’ordine mondiale è salvo. Trump infatti ha regalato a Carlo una replica della spada del predecessore e generale Eisenhower, simbolo dell’alleanza tra Washington e Londra cementata dallo sbarco in Normandia e la comune lotta contro il nazismo; mentre il re ha risposto consegnando al presidente un volume rilegato in pelle per celebrare il duecentocinquantesimo anniversario della Dichiarazione di Indipendenza, come a dire che la rivoluzione è acqua passata e lui non medita di tornare ad invadere l’ex colonia. Cosa che peraltro toglierebbe senso anche al Secondo emendamento della Costituzione americana, che i repubblicani usano per continuare a vendere fucili nonostante le stragi, ma i padri fondatori avevano inserito nella legge fondamentale solo allo scopo di poter riarmare il loro esercito di popolo, nel caso in cui i britannici fossero tornati a riprendersi il maltolto.

Per capire davvero lo stato delle relazioni transatlantiche e il nostro futuro, bisognava essere una mosca e ascoltare le fitte conversazioni avvenute tra i due. Perché è vero che Donald considera Carlo un vecchio amico, ma è altrettanto noto che sulle questioni cruciali del momento, dall’Ucraina a Gaza, passando per i cambiamenti climatici, il re non ha mai fatto mistero di avere opinioni quasi opposte al presidente. E chissà che non sia riuscito a sussurrargli un po’ di saggezza all’orecchio, o almeno di disponibilità a considerare l’utilità di salvare il pianeta da questi flagelli geopolitici e naturali.

Di sicuro c’è che stavolta Trump ha deciso di comportarsi bene, come se sentisse sulle spalle lo sguardo di sua madre Mary Anne MacLeod, emigrata per povertà dalla Scozia quando non aveva ancora 18 anni, ma rimasta fedele ammiratrice della regina Elisabetta II tutta la vita. Quando era venuto nel primo mandato, aveva criticato la premier Theresa May per la gestione della Brexit e litigato col sindaco di Londra Sadiq Khan. Stavolta per le strade di Londra lo hanno accolto le solite proteste, inclusi palloncini gonfiati di lui bambino col pannolone, ma il presidente si è limitato ad un messaggio sui social che lamentava l’inchiesta del procuratore Jack Smith sull’organizzazione Turning Point di Charlie Kirk, lasciando in pace la politica interna britannica.

Carlo lo ha compensato accogliendolo nel castello di Windsor con la pompa della carrozza Irish State Coach, la guardia d’onore, il sorvolo delle Red Arrows, pattuglia acrobatica della Royal Air Force, anche se la sera prima non aveva potuto evitare l’immagine di Trump con Epstein proiettata sulle mura. A cena ha servito Panna cotta de Cresson al parmigiano, Ballotine di pollo e Bombe Glacée Cardinal. Niente vini italiani, magari colpa dei dazi, ma tra le musiche c’era Nessun Dorma di Puccini. Hanno bevuto Porto del 1945 per celebrare Trump 45esimo presidente Usa, Hennessy 1912 Cognac per ricordare l’anno di nascita della madre, e Bowmore Queen’s Cask 1980, imbottigliato per il giubileo di Elisabetta. Suggestiva la scelta del cockatil, un Transatlantic Whisky Sour, sperando che non diventi il presagio dell’inacidirsi delle relazioni.

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