BERLINO – In tedesco si chiama “Diktatfrieden”, pace imposta. Ma si potrebbe anche definire capitolazione. È quella che Vladimir Putin ha sempre preteso nelle sue iperboliche condizioni per una fine del conflitto in Ucraina. L’Occidente, finora, le ha rifiutate. Anche ieri il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha avvertito in un discorso al Bundestag che un’intesa imposta a Volodymyr Zelensky alle condizioni del Cremlino non farebbe che incoraggiare il presidente russo «ad andare in cerca del suo prossimo obiettivo». Perciò la Germania continua a garantire il suo sostegno a Kiev: «Dobbiamo dissuadere i nostri avversari e al tempo stesso, avvicinare alleati e partner».
Immediata la reazione del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che ha ribadito che siccome l’Europa sta anche valutando l’invio di propri contingenti in Ucraina, quei militari «sarebbero considerati un obiettivo legittimo». Lavrov ha anche sostenuto che l’Ue e l’Ucraina «stanno cercando di persuadere Donald Trump a…
BERLINO – In tedesco si chiama “Diktatfrieden”, pace imposta. Ma si potrebbe anche definire capitolazione. È quella che Vladimir Putin ha sempre preteso nelle sue iperboliche condizioni per una fine del conflitto in Ucraina. L’Occidente, finora, le ha rifiutate. Anche ieri il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha avvertito in un discorso al Bundestag che un’intesa imposta a Volodymyr Zelensky alle condizioni del Cremlino non farebbe che incoraggiare il presidente russo «ad andare in cerca del suo prossimo obiettivo». Perciò la Germania continua a garantire il suo sostegno a Kiev: «Dobbiamo dissuadere i nostri avversari e al tempo stesso, avvicinare alleati e partner».
Immediata la reazione del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che ha ribadito che siccome l’Europa sta anche valutando l’invio di propri contingenti in Ucraina, quei militari «sarebbero considerati un obiettivo legittimo». Lavrov ha anche sostenuto che l’Ue e l’Ucraina «stanno cercando di persuadere Donald Trump ad abbandonare gli sforzi per un accordo e riprendere lo scontro con la Russia, o di fatto trasformare la guerra di Biden nella guerra di Trump». La verità è che dallo sdoganamento sul tappeto rosso di Putin al vertice trumpiano di Anchorage, Mosca ha solo aumentato esponenzialmente l’intensità di attacchi contro l’Ucraina facendosi beffe della Casa Bianca.
Ieri a Kiev è arrivata Roberta Metsola; la presidente del Parlamento europeo ha aperto un ufficio Ue nella capitale ucraina e ha citato il brano di un famoso musical diventato l’inno del Liverpool per ribadire il sostegno di Strasburgo a Zelensky: «Non camminerete mai da soli». La presidente maltese ha detto che «diventeremo più forti nel nostro sostegno e ha espresso il suo impegno per un’”accelerazione” nel processo di adesione di Kiev alla Ue. Intanto, secondo indiscrezioni, la Commissione Ue starebbe lavorando a un modo per sfruttare in maniera più efficace gli asset russi congelati dalle sanzioni europee. I ministri delle Finanze dell’Unione dovrebbero discuterne venerdì e sabato a Copenaghen.
Nel corso della conferenza congiunta con Metsola, Zelensky ha ripetuto che tra le garanzie di sicurezza che serviranno all’Ucraina c’è «qualcosa di simile all’articolo 5» della Nato. Ma anche «ciò che gli americani saranno pronti a garantire: ne parleremo con loro e credo che ci saranno decisioni bilaterali su questo punto». In realtà sono settimane che la Casa Bianca, dopo vari annunci in questa direzione, non ha ancora esplicitato come intenderà contribuire alla sicurezza postbellica dell’Ucraina.
Quel che si sa è che «il Fondo di investimento per la ricostruzione Usa-Ucraina ha avviato la sua attività con il suo primo contributo». Lo ha reso noto la premier Yulia Svyrydenko. Il versamento è avvenuto nel quadro dell’accordo con gli americani sull’accesso alle risorse minerarie ucraine.