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Nuova rotta artica, Cosulich: “Più competitività o il Mediterraneo perderà la sfida con la Cina”

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Il presidente del colosso della logistica: “I nostri porti hanno dragaggi insufficienti e soffrono la carenza di infrastrutture”
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GENOVA – La rotta è stagionale e il tipo di nave impiegata è di piccole dimensioni. Ma l’idea che Cina e Nord Europa possano essere collegate via mare in 18 giorni passando dall’Artico deve far riflettere i porti del Mediterraneo, avverte Augusto Cosulich, presidente della “Fratelli Cosulich”, colosso della logistica da più di due miliardi di euro di fatturato e agente della compagnia di stato cinese Cosco.

Ma che cosa può accadere con l’apertura della rotta artica?

«Il collegamento è già stato tentato in passato, ora però il surriscaldamento del pianeta che fa sciogliere i ghiacci spinge a sperimentare una rotta stabile. Siamo solo agli inizi, pochi mesi l’anno, una nave da 5mila container. Ma bisogna stare attenti, perché se l’operazione si rivelasse redditizi…

GENOVA – La rotta è stagionale e il tipo di nave impiegata è di piccole dimensioni. Ma l’idea che Cina e Nord Europa possano essere collegate via mare in 18 giorni passando dall’Artico deve far riflettere i porti del Mediterraneo, avverte Augusto Cosulich, presidente della “Fratelli Cosulich”, colosso della logistica da più di due miliardi di euro di fatturato e agente della compagnia di stato cinese Cosco.

Ma che cosa può accadere con l’apertura della rotta artica?

«Il collegamento è già stato tentato in passato, ora però il surriscaldamento del pianeta che fa sciogliere i ghiacci spinge a sperimentare una rotta stabile. Siamo solo agli inizi, pochi mesi l’anno, una nave da 5mila container. Ma bisogna stare attenti, perché se l’operazione si rivelasse redditizia, allora la Cina potrebbe strutturarsi per cogliere al meglio questa opportunità. Tenete conto che la rotta sarà quasi tutta nel territorio della Russia, Paese che si sta preparando a una grande flotta di unità nucleari pronta nel 2030».

Per il Mediterraneo può diventare un problema serio?

«Il Mediterraneo, i suoi porti, tutti gli operatori devono essere vigili e attrezzarsi per rispondere a questa rotta alternativa, altamente competitiva nei costi, visto che quella tradizionale, da Suez, impiega 30-31 giorni e si sale a 40 se si transita dal Capo di Buona Speranza».

Ma non avrebbe problemi anche per la rotta artica?

«Sì, parliamo di una rotta inquinante che distruggerebbe un ambiente immacolato e avrebbe costi operativi e assicurativi alti. Ma più di preoccuparmi degli altri mi concentrerei su di noi, competitivi solo se offriamo servizi efficienti».

Lo siamo?

«Non ancora. I porti italiani soffrono di mancanza di infrastrutture e hanno dragaggi insufficienti, il trasporto ferroviario e quello camionistico hanno problemi cronici. È ora di recuperare il tempo perduto».

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