✕

Trump deluso da Putin: “Rischiata la guerra mondiale, colpiamolo con il petrolio”

Il presidente Usa a Londra: “Lo zar uccide molte persone”. Ma per fermarlo chiede che si muova la Ue
2 minuti di lettura

LONDRA – Putin lo ha «molto deluso», e la chiave per spingerlo ad accettare un accordo per fermare la guerra in Ucraina è «far scendere il prezzo del petrolio». Prima di agire contro di lui, però, Donald Trump aspetta che sia l’Europa a muoversi, smettendo di comprare energia dalla Russia. Così ha parlato il presidente americano dopo l’incontro di ieri col premier britannico Starmer, dimostrando che neppure lui è riuscito a smuoverlo. Sull’Ucraina, ma pure su Gaza, dove ha ripetuto di essere contrario al riconoscimento dello Stato palestinese, ma ha anche evitato di dare qualsiasi indicazione che sia pronto ad aumentare la pressione sul premier israeliano Netanyahu, affinché favorisca l’attuazione del suo piano di pace.

Dopo l’accoglienza reale del giorno prima al castello di Windsor, dove Trump aveva evitato la politica per non distrarre l’attenzione dall’onore della seconda visita di stato in Gran Bretagna, ieri le crisi più complicate sono finite invece sul tavolo del colloquio con…

LONDRA – Putin lo ha «molto deluso», e la chiave per spingerlo ad accettare un accordo per fermare la guerra in Ucraina è «far scendere il prezzo del petrolio». Prima di agire contro di lui, però, Donald Trump aspetta che sia l’Europa a muoversi, smettendo di comprare energia dalla Russia. Così ha parlato il presidente americano dopo l’incontro di ieri col premier britannico Starmer, dimostrando che neppure lui è riuscito a smuoverlo. Sull’Ucraina, ma pure su Gaza, dove ha ripetuto di essere contrario al riconoscimento dello Stato palestinese, ma ha anche evitato di dare qualsiasi indicazione che sia pronto ad aumentare la pressione sul premier israeliano Netanyahu, affinché favorisca l’attuazione del suo piano di pace.

Dopo l’accoglienza reale del giorno prima al castello di Windsor, dove Trump aveva evitato la politica per non distrarre l’attenzione dall’onore della seconda visita di stato in Gran Bretagna, ieri le crisi più complicate sono finite invece sul tavolo del colloquio con Starmer nella residenza di Chequers, incluso un piccolo spavento per un problema tecnico con l’elicottero che doveva riportarlo all’Air Force One. Oltre all’accordo bilaterale sullo sviluppo della tecnologia, però, le distanze sono rimaste intatte, nonostante la cortesia e la diplomazia adottate per ammorbidire l’ospite. Starmer ha detto che «Putin ha mostrato il suo vero volto», e siccome ha provato di non voler la pace, «abbiamo discusso come aumentare la pressione». Quindi ha ribadito che riconoscerà lo Stato palestinese, perché pur comprendendo le ragioni di Israele nella sua lotta contro i terroristi di Hamas, dare una casa ad entrambi i popoli è l’unica soluzione di lungo termine praticabile.

Trump però non lo ha seguito. «Non sono d’accordo - ha detto - sul riconoscimento, forse è la nostra unica divergenza». Ha ricordato le sofferenze degli israeliani per il 7 ottobre, ma non ha citato in alcun modo quelle dei palestinesi. È possibile che l’invito a Netanyahu per andare alla Casa Bianca nel giro di un paio di settimane rappresenti il limite dato al premier per completare la sua nuova offensiva, ma se questa è davvero la sua intenzione, il presidente non l’ha confermata pubblicamente. Ha invece rivelato di essere in trattative con i talebani per riprendere il controllo della base aerea di Bagram in Afghanistan, abbandonata dopo il ritiro ordinato da Biden, perché «è la più grande nella regione ed è molto vicina a dove la Cina costruisce le sue armi nucleari».

Sull’Ucraina ha ripetuto che «Putin mi ha molto deluso», accelerando i bombardamenti dopo il vertice di Anchorage, che però si ostina a non considerare un errore. Non capisce la logica della strategia militare del capo del Cremlino, perché «sta uccidendo un sacco di persone, ma ne perde ancora più lui. Muoiono più soldati russi che ucraini». Ha detto che quel conflitto «sarebbe potuto diventare una guerra mondiale, ma non credo che siamo a questo punto». Eppure rimane restio a prendere misure più dure contro di lui. «Se il prezzo del petrolio scende, Putin dovrà mollare, non avrà scelta. Dovrà rinunciare alla guerra». Questa strategia sembra logica, e si potrebbe applicare imponendo finalmente le sanzioni secondarie contro chi compra energia da Mosca, ma prima di muoversi il capo della Casa Bianca vuole che gli europei smettano di farlo: «È incredibile che quelli per cui combattiamo acquistano il petrolio dalla Russia». In realtà si tratta dei suoi alleati, tipo l’Ungheria di Orban, la Turchia di Erdogan o la Slovacchia di Fico, ma è la scusa o il ricatto scelto da Trump per non agire.

Leggi i commenti