False partenze, annunci e smentite, un meteo non clemente, intoppi burocratici e non in Tunisia, due veri e propri attacchi. La lunga attesa è finita. Mentre fabbriche e cantieri si fermano per lo sciopero convocato dalla Cgil per fermare il massacro a Gaza, la Global Sumud Flotilla ha messo prua a Sud e iniziato la rotta verso la Striscia.
Verso Gaza 49 barche
Le barche della delegazione spagnola e tunisina sono arrivate circa quarantotto ore fa a Portopalo, dove da diversi giorni li aspettavano gli italiani. Tempi tecnici di cambusa, carburante, rifornimento acqua, poi finalmente questa mattina tutte quante una dopo l’altra hanno lasciato il porto. La traversata sarà lunga, ci vorranno quasi dieci giorni o più, probabilmente sarà necessaria un’altra sosta – nel Mediterraneo centrale il meteo non promette bene e le vele più piccole potrebbero aver bisogno di rifornimenti – magari anche per riunirsi con le sei barche greche che nelle prossime ore dovrebbero muoversi dal porto di Adam…
False partenze, annunci e smentite, un meteo non clemente, intoppi burocratici e non in Tunisia, due veri e propri attacchi. La lunga attesa è finita. Mentre fabbriche e cantieri si fermano per lo sciopero convocato dalla Cgil per fermare il massacro a Gaza, la Global Sumud Flotilla ha messo prua a Sud e iniziato la rotta verso la Striscia.
Verso Gaza 49 barche
Le barche della delegazione spagnola e tunisina sono arrivate circa quarantotto ore fa a Portopalo, dove da diversi giorni li aspettavano gli italiani. Tempi tecnici di cambusa, carburante, rifornimento acqua, poi finalmente questa mattina tutte quante una dopo l’altra hanno lasciato il porto. La traversata sarà lunga, ci vorranno quasi dieci giorni o più, probabilmente sarà necessaria un’altra sosta – nel Mediterraneo centrale il meteo non promette bene e le vele più piccole potrebbero aver bisogno di rifornimenti – magari anche per riunirsi con le sei barche greche che nelle prossime ore dovrebbero muoversi dal porto di Adamantas, sull’isola di Milo. In tutto, dovrebbero essere 49 imbarcazioni, per lo più a vela, a sfidare il blocco navale che Israele impone alla Striscia per portare aiuti e aprire un canale umanitario permanente.
"Il nostro messaggio è quello di Vik Arrigoni: ‘Restiamo umani’”
"Noi vogliamo mandare un messaggio umanitario e politico. Vittorio Arrigoni che è stato il primo, insieme ad altri 40 attivisti, a rompere l’assedio di Gaza nell'agosto del 2008 concludeva i suoi dispacci con "Restiamo umani" - spiega Maria Elena Delia, da una delle barche della flotilla italiana - Mai come oggi è importante sottolinearlo”. "Abbiamo lasciato Portopalo – sottolinea Delia - c'è un grande senso di liberazione”. Perché finalmente la flotilla si mette in viaggio.
Scuderi (Avs): “Risposta a inerzia Italia che nega il genocidio e timidezze Ue”
“Mettere insieme tante barche così non è facile. Il piano è andare verso Gaza dove stanno accadendo cose che stanno andando oltre il disumano, superando limiti che pensavano non si potessero superare”, aggiunge Delia. Ed è anche una risposta. “Questa grande mobilitazione dal basso della società civile sopperisce con azioni concrete all'inerzia di governi che, come quello italiano stamattina per bocca del ministro Tajani, si ostinano ancora a negare il genocidio e a rimanere immobili, e a quelle di istituzioni come l’Ue, che dopo anni riescono a partorire soltanto sanzioni blande, tardive e parziali: misure senza coraggio e senso di responsabilità nei confronti di un popolo che sta subendo una pulizia etnica”, spiega l’eurodeputata di Avs Benedetta Scuderi, che insieme ai parlamentari dem Pd Annalisa Corrado e Arturo Scotto, al consigliere regionale dem Paolo Romano, e al deputato 5s, Marco Croatti ha deciso di unirsi alla Flotilla.
Scotto (Pd): “La destra sembra voler fermare la Flotilla ma non Netanyahu”
“Siamo partiti a bordo di Karma insieme all'Arci con il cuore gonfio di speranza e con una forte determinazione ad arrivare in fondo – spiega il deputato dem Arturo Scotto - Ed è importante aver salpato in sicurezza il giorno della mobilitazione della CGIL perché dal mondo del lavoro arriva un segnale chiaro di richiesta di pace. Sono rimasto colpito dal modo in cui settori della destra dipingono l'esperienza della Flotilla, come se volessero fermarla anziché fermare Netanyahu. Ma una missione umanitaria non ha mai fatto male a nessuno, la guerra invece miete vittime su vittime”.
Rischi, minacce e promesse di arresto
La missione non sarà semplice, Israele fin da quando le prime barche sono partite da Barcellona ha messo in chiaro che non permetterà alla flotilla di raggiungere la Striscia e considererà gli equipaggi alla stregua di terroristi. Lo ha anche messo in chiaro con un’esercitazione militare interforze – pubblicizzata con video, foto e nota stampa – che ha mostrato al mondo tecniche di abbordaggio e intercettazione che non escludono l’uso delle armi da fuoco. Gli attacchi con granate incendiarie subiti dalla Familia Madeira e dalla Alma in rada a Sidi Bou Said non sono mai stati rivendicati, ma gli attivisti sono convinti che la mano (e i droni) siano israeliani e si convive con la consapevolezza che lo scenario di potrebbe ripetere, con esiti possibilmente anche peggiori. A maggio, al largo di Malta, la Conscience è stata colpita da un drone che ha reso impossibile continuare la navigazione, le due missioni successive sono state bloccate con una violenta intercettazione in acque internazionali al largo dell’Egitto.
Risposta non violenta e no agli “infiltrati”
Sono tutti scenari che gli equipaggi della Flotilla hanno considerato e deciso di affrontare seguendo un unico principio comune: la risposta sarà sempre pacifica e non violenta. Anche per questo, dal comitato organizzatore si è stati sempre ben attenti a definire il perimetro della Global Sumud Flotilla e delle barche ufficialmente d’appoggio, dalla Life Support di Emergency ai due velieri che ospitano a bordo giornalisti, avvocati e parlamentari delle opposizioni. Diverse imbarcazioni, sia dall’Italia, sia dalla Libia, hanno tentato di aggregarsi alla spedizione, ma dalle delegazioni sono subito arrivate sconfessioni ufficiali: “Loro non sono con noi”.