Si intensifica la crociata contro i diritti delle donne che i talebani portano avanti da quando sono tornati al potere in Afghanistan, nell’agosto del 2021, dopo il ritiro completo delle truppe degli Stati Uniti.
Il governo dell’Emirato Islamico – riconosciuto ufficialmente dalla Russia – ha rimosso circa 140 libri scritti da donne dal sistema di insegnamento universitario del Paese. Messo al bando anche l’insegnamento dei diritti umani.
Tra i titoli vietati compare “Sicurezza nei laboratori chimici”, uno dei circa 680 libri ritenuti “preoccupanti” a causa delle politiche talebane che impediscono alle donne anche di guardare fuori dalla finestra.
Tornati alla guida del Paese con la promessa di riportare pace e sicurezza – dopo una parentesi al potere compresa tra il 1996 e il 2001 – oggi i talebani governano una Nazione isolata sul piano diplomatico internazionale, con un’economia al collasso e il 70% della popolazione in condizioni di povertà. A livello culturale sono ostili a ogni m…
Si intensifica la crociata contro i diritti delle donne che i talebani portano avanti da quando sono tornati al potere in Afghanistan, nell’agosto del 2021, dopo il ritiro completo delle truppe degli Stati Uniti.
Il governo dell’Emirato Islamico – riconosciuto ufficialmente dalla Russia – ha rimosso circa 140 libri scritti da donne dal sistema di insegnamento universitario del Paese. Messo al bando anche l’insegnamento dei diritti umani.
Tra i titoli vietati compare “Sicurezza nei laboratori chimici”, uno dei circa 680 libri ritenuti “preoccupanti” a causa delle politiche talebane che impediscono alle donne anche di guardare fuori dalla finestra.
Tornati alla guida del Paese con la promessa di riportare pace e sicurezza – dopo una parentesi al potere compresa tra il 1996 e il 2001 – oggi i talebani governano una Nazione isolata sul piano diplomatico internazionale, con un’economia al collasso e il 70% della popolazione in condizioni di povertà. A livello culturale sono ostili a ogni manifestazione di arte – come il canto e il ballo – e alla libertà di espressione, anche in campo accademico.
Alle università è stato comunicato che non è più consentito insegnare 18 materie, con un funzionario talebano che ha affermato che si tratta di soggetti “in conflitto con i principi della Sharia e con la politica del sistema”. 6 delle 18 discipline vietate riguardano specificamente il genere femminile. Tra queste ci sono Genere e Sviluppo, il Ruolo delle Donne nella Comunicazione e Sociologia femminile. Da parte sua, il governo ha fatto sapere di rispettare i diritti delle donne in conformità con la propria interpretazione della cultura afghana e della legge islamica.
Le norme restrittive impattano su vari aspetti della vita delle persone, ma le donne e le ragazze sono i bersagli più colpiti dall’oscurantismo del regime che punta a renderle invisibili, a silenziarle ed escluderle dalla vita pubblica: alle ragazze è vietato l’accesso all’istruzione oltre la sesta elementare e alla fine del 2024 è stato interrotto uno degli ultimi percorsi di formazione consentiti: i corsi di ostetricia sono stati chiusi nel silenzio.
Zakia Adeli, ex viceministra della Giustizia prima del ritorno dei talebani, non è rimasta sorpresa di aver trovato i suoi libri nella lista nera: “Considerando ciò che hanno fatto negli ultimi 4 anni, non era assurdo aspettarsi che imponessero cambiamenti nell’offerta formativa”, ha detto: “Data la loro mentalità e le politiche misogine, è naturale che quando alle donne non è permesso studiare, anche le loro opinioni, idee e scritti vengano soppressi”.
Ziaur Rahman Aryubi, vicedirettore accademico del ministero dell’Istruzione Superiore del governo talebano, ha dichiarato in una lettera alle università che le decisioni sono state prese da un gruppo di “studiosi ed esperti religiosi”.
Colpito anche l’Iran
Stando a quanto riportato da Bbc, il divieto sembra aver colpito anche i libri di autori o editori iraniani. L’obiettivo, per le autorità, è “impedire l’infiltrazione di contenuti iraniani” nel piano di studi afghano.
Tra gli oltre 600 libri proibiti – riportati nell’elenco di 50 pagine inviato alle università afghane – compaiono 310 opere di scrittori iraniani o pubblicate in Iran. I due Paesi, che condividono un confine di circa 900 chilometri, non hanno un rapporto facile e si sono scontrati più volte negli ultimi anni. Ad esempio, l’Iran ha costretto, da gennaio, oltre 1,5 milioni di afghani che vivevano nel Paese a tornare nella loro terra, in un contesto di crescente sentimento anti-afghano, e dando vita a una grave crisi umanitaria.
Un docente preoccupato dalla decisione di oscurare i titoli legati al vicino ha parlato in condizione di anonimato alla Bbc esprimendo tutta la sua perplessità: “I libri di autori e traduttori iraniani costituiscono il principale collegamento tra le università afghane e la comunità accademica globale. La loro rimozione crea un vuoto sostanziale nell’istruzione superiore”. Un professore dell’Università di Kabul ha dichiarato alla Bbc che, in tali circostanze, sono costretti a preparare autonomamente i capitoli dei libri di testo, tenendo conto delle regole imposte dall’alto.