Nell’università dei Maga: “Kirk un martire di Dio, Donald usi il pugno duro”
dalla nostra inviata Anna LombardiWACO – DALLAS (TEXAS) – «Il vero Potter è Dio, non Harry»: c’è scritto così all’ingresso della University Baptist Church di Waco, la cittadina a metà strada fra Dallas e Austin celebre per il suo campus universitario, fra i più conservatori d’America, e per il rogo che nel 1993 uccise 82 membri della setta di David Koresh dopo 51 giorni di assedio da parte dell’Fbi che voleva arrestarne il leader. «Il messaggio è non confidare nei maghi immaginari di letteratura e Hollywood: l’unica magia è quella del Signore», spiega il pastore Andie Pellicer, guida spirituale degli studenti, ricordando che “potter” in inglese, significa vasaio, forgiatore: «L’assassinio di Charlie Kirk ci ha sconvolti - continua il pastore - ma il suo martirio sta fortificando la fede e l’attivismo di tutti».
Il suo tempio in mattoni rossi fronteggia l’ingresso della Baylor, l’ambita università privata texana affiliata alla Chiesa Battista, aperta a studenti d’ogni credo se disposti ad accettare la rigida combinazio…
WACO – DALLAS (TEXAS) – «Il vero Potter è Dio, non Harry»: c’è scritto così all’ingresso della University Baptist Church di Waco, la cittadina a metà strada fra Dallas e Austin celebre per il suo campus universitario, fra i più conservatori d’America, e per il rogo che nel 1993 uccise 82 membri della setta di David Koresh dopo 51 giorni di assedio da parte dell’Fbi che voleva arrestarne il leader. «Il messaggio è non confidare nei maghi immaginari di letteratura e Hollywood: l’unica magia è quella del Signore», spiega il pastore Andie Pellicer, guida spirituale degli studenti, ricordando che “potter” in inglese, significa vasaio, forgiatore: «L’assassinio di Charlie Kirk ci ha sconvolti - continua il pastore - ma il suo martirio sta fortificando la fede e l’attivismo di tutti».
Il suo tempio in mattoni rossi fronteggia l’ingresso della Baylor, l’ambita università privata texana affiliata alla Chiesa Battista, aperta a studenti d’ogni credo se disposti ad accettare la rigida combinazione di studi accademici e servizi religiosi obbligatori. All’ingresso c’è un’altra scritta: «Legge 11 del 2016, armi ammesse purché non a vista». Eccolo il campus dove studiano i futuri leader dell’ultradestra, dibattendo del “Regime Change” teorizzato dal politologo conservatore Patrick Deneen, sostenitore di un nuovo ordine che promuova virtù cristiane attraverso un «pacifico ma vigoroso rovesciamento della classe dirigente liberale e corrotta». Baylor è il Fort Alamo culturale del Texas tutto chiese e pistole, lo Stato dove Jfk fu assassinato, un tempo regno dei Bush, fatto di mega-chiese e autostrade ritmate da raffinerie di petrolio, dove vive la comunità più armata d’America. Gente che fino all’avvento di Donald Trump mal tollerava il governo centrale e ora invece sostiene un parlamento locale che ha applicato in anteprima le tesi radicali del Project 2025 - il programma redatto dalla Heritage Foundation per spiegare come smontare il governo federale dall’interno -: limitazioni all’aborto, deportazioni dei clandestini, stretta sull’Istruzione. Una sorta di laboratorio di quanto ora accade in tutto il Paese.
«Fa bene Donald ad avere il pugno di ferro con antifa, immigrati e comici irrispettosi come Jimmy Kimmel», dice Eliza Bradford, “sophomore” - ossia studentessa del secondo anno - alla facoltà d’economia, mettendo tutti sullo stesso piano: «Ho saputo della morte di Kirk a fine lezione. Con gli altri ho subito pregato per lui, lì, in classe. La sera abbiamo organizzato una veglia, invitando tutti i gruppi politici del campus: soprattutto conservatori ma anche i pochi dem, che sono venuti ma erano molto nervosi».
Certo, il fondatore di Turning Point Usa, capace di spingere i giovani a votare in massa per Trump, l’amico personale del vicepresidente JD Vance che lo volle con sé pure in Groenlandia, si è visto qui l’ultima volta nel 2021, ai tempi del suo “Tour Exposing Critical Racism”, la crociata anti-Woke. E all’epoca molti di questi studenti erano ancora al liceo: ma lo amavano già, per i suoi podcast affilati e scorretti in cui sosteneva il diritto a portare armi senza restrizioni, si scagliava contro l’identità di genere e affermava che le donne devono rinunciare alla carriera per dedicarsi ai figli. Dio, Patria e Famiglia in salsa social.
«Non è morto un personaggio politico ma un uomo del Signore», sostiene Peter Fernandez, 22 anni proprio come Tyler Robinson, il killer di Kirk, («uno che ha ceduto al demonio»). È il capo della sezione locale di Turning Point, l’organizzazione che finora ne contava 3.500 ma nell’ultima settimana ha avuto 36mila richieste di aprirne altre: «Chiamare “punto di svolta” il movimento è stato profetico. Il suo martirio sta facendo riscoprire a tanti la fede, pronti ad accogliere gli insegnamenti di Cristo nella vita quotidiana e politica». E il clima incandescente? «Sono gli altri a odiare. Noi siamo pronti ad accoglierli, secondo l’insegnamento di Charlie, che ascoltava tutti senza cedere mai».
È sera quando, a un’ora di strada da Waco, nel campus pubblico ma altrettanto conservatore della Texas University di Dallas, si tiene una delle tante veglie che da una settimana si susseguono in tutto il Paese. I ragazzi indossano i colori della bandiera, sventolano l’Old Glory e hanno fogli con su scritto “Charlie siamo noi”. «Ai nemici dico “non avete messo a tacere una voce, ma scatenato un movimento”», li arringa Jack Harrell, leader di TP Dallas: «Trasformiamo in attivismo il dolore». Come? «Non piegandoci ai compromessi woke. Non cedendo più a chi minaccia i nostri valori». C’è anche chi ha simpatie suprematiste: un ragazzo stringe infatti la bandiera col pino verde e la scritta “Appeal To Heaven”, appello al cielo, sventolata pure dai rivoltosi del 6 gennaio 2021 («Patrioti», dice brusco), un simbolo della Rivoluzione Americana di cui si sono appropriati i nazionalisti cristiani: «Significa che se non troviamo risposte nella legge, le cerchiamo in Dio», dice, enfatizzando poi la necessità di difendere il Secondo Emendamento, ovvero il diritto a portare armi, per «difenderci dai fanatici di sinistra». Poco più in là Reagan Prescott, matricola di scienze politiche, ha toni più moderati: «Ho pregato pure per la deputata dem assassinata in Minnesota Melissa Hortman, la violenza è ad ampio spettro e serve amore per il cambiamento». Ma Kirk non provocava troppo? «Risvegliava una forza positiva».
Con lei c’è Mindy, che non vuol dire il cognome perché «fino a poco tempo fa stavo dall’altra parte. Poi ho ascoltato Kirk, ho aperto gli occhi, ho votato Trump». Nonostante le posizioni misogine? «Charlie diceva che “chi non ha fede, in particolare cristiana, si lascia vincere da valori effimeri e crea una società vuota”. Per questo voleva ristabilire la centralità dei due soli sessi e i ruoli di genere». Ok, e la libertà di parola? Kirk Aveva creato la “Professor Watchlist”, lista nera degli accademici liberal. «Non scherziamo, è lui il martire della libertà di parola. In suo onore costruiremo un’America che mette al centro l’insegnamento di Cristo».