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Phoenix verso i funerali, la marea rossa dei Maga si ritrova nel nome di Kirk

(reuters)

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Domenica misure di sicurezza imponenti e abiti con i colori della bandiera. E lo scettro del movimento passa alla vedova Erika
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PHOENIX, ARIZONA – Indossare i propri abiti migliori – le istruzioni dicono proprio così – nei colori dell’Old Glory: il rosso, bianco e blu della bandiera a stelle e strisce. È una delle richieste specifiche avanzate da Turning Point America per rendere ancor più coreografico il loro “Building a Legacy: Remembering Charlie Kirk”: il funerale-evento del leader assassinato lo scorso 10 settembre in un campus dello Utah.

I lavori già fervono allo State Farm Stadium, lo stadio da football dal tetto scoperchiabile e 63mila posti a sedere, sede degli Arizona Cardinals, la squadra più longeva d’America, nata com’è nel 1898, i cui tifosi vengono chiamati dai cronisti sportivi “The Red Sea”, il mar rosso: che guarda un po’ il caso è proprio il colore dei repubblicani. Le misure di sicurezza per contenere questa nuova marea rossa sono imponenti: classificate addirittura come Sear – Special Event Assessment Rating – di livello 1, lo stesso riservato al Super Bowl. «Saranno giorni complicati», t…

PHOENIX, ARIZONA – Indossare i propri abiti migliori – le istruzioni dicono proprio così – nei colori dell’Old Glory: il rosso, bianco e blu della bandiera a stelle e strisce. È una delle richieste specifiche avanzate da Turning Point America per rendere ancor più coreografico il loro “Building a Legacy: Remembering Charlie Kirk”: il funerale-evento del leader assassinato lo scorso 10 settembre in un campus dello Utah.

I lavori già fervono allo State Farm Stadium, lo stadio da football dal tetto scoperchiabile e 63mila posti a sedere, sede degli Arizona Cardinals, la squadra più longeva d’America, nata com’è nel 1898, i cui tifosi vengono chiamati dai cronisti sportivi “The Red Sea”, il mar rosso: che guarda un po’ il caso è proprio il colore dei repubblicani. Le misure di sicurezza per contenere questa nuova marea rossa sono imponenti: classificate addirittura come Sear – Special Event Assessment Rating – di livello 1, lo stesso riservato al Super Bowl. «Saranno giorni complicati», ti conferma l’agente Flores del Phxpd, il dipartimento di polizia locale, già sudatissimo alle sette del mattino sotto il giubbotto antiproiettile. Ti spiega paziente che no, non ti puoi avvicinare, mentre si concede un caffè ghiacciato allo Starbucks vicino: «Dentro ci sono Fbi e Servizi segreti. Perlustrano il perimetro, posizionano magnetometri, studiano piani di reazione». Una missione difficile per tutti, anche per un poliziotto qualsiasi come lui: «Sarà complicato. Ci saranno oltre 100mila persone, la folla arriverà già sabato notte. Per diluirli è stato deciso che l’accesso al parcheggio aprirà alle sette del mattino, un’ora prima dei cancelli, e questo farà impazzire il traffico. Ci saranno diversi checkpoint, le cose andranno per le lunghe, farà caldo, ci sarà nervosismo. Sono vietati zaini e borse d’ogni sorta, nessuna flessibilità. Chi non rispetta dovrà trovare dove mollare le sue cose e poi rifare la fila da capo».

D’altronde, a sfidare i 40 gradi previsti domenica, qui arriveranno il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il vice J.D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e altri eminenti membri dell’amministrazione. Affiancati dallo stato maggiore del mondo Maga, dai politici agli influencer, fino agli estremisti Proud Boys.

È dunque dalla città chiamata dai pionieri che la fondarono nel 1867 come la mitica araba fenice capace di rinascere dalle sue ceneri che riparte la destra cristiano nazionalista scioccata dall’assassinio del leader: la democratica Phoenix guidata dalla sindaca Kate Gallego, moglie di quel Ruben Gallego, importante senatore dem, in queste ore costretto a cancellare diversi eventi per le minacce ricevute. Isola liberal in uno Stato solidamente repubblicano, che Kirk, nato in Illinois, aveva deciso di espugnare dopo il matrimonio con l’ex miss Arizona Erika Frantzve: proprio ieri nominata Ceo e presidente del board di Turning Point (per «esplicita volontà del marito» come fanno sapere i luogotenenti).

A benedire la bara del neo martire Maga, riportato a casa sull’Air Force 2 dall’amico Vance, sarà il pastore Luke Barnett della Dream City Church, la mega chiesa frequentata da Kirk, sede di tanti rally trumpiani. Dopo il segno della croce, c’è da giurarci, la lunga sfilza di oratori si lancerà in sperticate richieste di vendetta, ignorando completamente la direzione in cui vanno le indagini. The Donald l’ha già promesso: «Troverò il modo per punire gli antifa», ha detto alludendo alla galassia di sigle per niente coese che ha appena fatto inserire fra le organizzazioni terroristiche.

Fuori, fra venditori di bibite e quelli di t-shirt con la scritta “Io sono Charlie” o “Questo è il nostro punto di svolta” da 35 dollari, potrebbero esserci pure banchetti dell’esercito. I funzionari del neo rinominato Dipartimento della Guerra stanno infatti valutando una campagna di reclutamento tesa a sfruttare l’onda emotiva, proprio come accadde dopo l’11 settembre. Lo slogan c’è già: “Charlie ha risvegliato una generazione di guerrieri”. Ma secondo Nbc non tutti al Pentagono sono d’accordo: una campagna simile, dicono, verrebbe percepita come un tentativo di sfruttare la morte di Kirk.

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