GERUSALEMME – Ordina sfollamenti di massa con un tweet, annuncia bombardamenti con un post: Avichay Adraee, il portavoce in lunga araba dell’esercito israeliano, è diventato l’incubo dei gazawi, come prima lo era stato dei libanesi. Ieri, mentre i tank conquistavano terreno verso il centro di Gaza City, ha promesso attacchi “con una forza senza precedenti contro Hamas e le altre organizzazioni terroristiche”, intimando di nuovo alla popolazione di andarsene. Le stime dell’esercito israeliano dicono che quasi la metà degli abitanti della città si è messa in marcia verso sud, 480mila persone in cerca di un rifugio che non c’è. Sulla strada costiera di al Rasheed il flusso di sfollati non si è mai interrotto da quando, martedì scorso, è iniziata la seconda invasione di terra della città principale della Striscia.
I palestinesi si accampano nelle tendopoli di al Mawasi o nelle poche case ancora in piedi a Deir el Balah, ma molti non hanno abbastanza denaro per pagare gli affitti o comprar…
GERUSALEMME – Ordina sfollamenti di massa con un tweet, annuncia bombardamenti con un post: Avichay Adraee, il portavoce in lunga araba dell’esercito israeliano, è diventato l’incubo dei gazawi, come prima lo era stato dei libanesi. Ieri, mentre i tank conquistavano terreno verso il centro di Gaza City, ha promesso attacchi “con una forza senza precedenti contro Hamas e le altre organizzazioni terroristiche”, intimando di nuovo alla popolazione di andarsene. Le stime dell’esercito israeliano dicono che quasi la metà degli abitanti della città si è messa in marcia verso sud, 480mila persone in cerca di un rifugio che non c’è. Sulla strada costiera di al Rasheed il flusso di sfollati non si è mai interrotto da quando, martedì scorso, è iniziata la seconda invasione di terra della città principale della Striscia.
I palestinesi si accampano nelle tendopoli di al Mawasi o nelle poche case ancora in piedi a Deir el Balah, ma molti non hanno abbastanza denaro per pagare gli affitti o comprare da magiare, dopo aver dato tutto quello che avevano per la fuga. “Un passaggio da Gaza City in auto o su un camion costa fino a 1000 dollari”, racconta Marwan, che è riuscito a mettersi in salvo due giorni fa. Altri restano intrappolati. Ieri, secondo fonti mediche palestinesi, almeno 10 persone sono state uccise dai bombardamenti americani solo a Gaza City, 36 negli attacchi in tutta la Striscia, e continuano a crescere le vittime della fame: 440 i palestinesi morti per malnutrizione dall’inizio della guerra, 147 erano bambini. La guerra prosegue, dunque, i palestinesi muoiono, gli ostaggi restano nelle mani di Hamas mentre a New York si apre un nuovo fronte diplomatico.
Lunedì, a margine dell’assemblea Onu, la Francia riconoscerà lo stato di Palestina insieme ad altri dieci paesi, un movimento coordinato con il saudita Bin Salman che gli israeliani vogliono bloccare a tutti i costi. Il governo Netanyahu sta valutando diverse opzioni per rispondere a quello che considera un “riconoscimento per Hamas”, una è dichiarare la sovranità sulla Valle del Giordano, ma non sull’intera Cisgiordania, mentre il ministro estremista Ben Gvir chiede di “smantellare” l’Anp. Parigi ha già fatto sapere che l’annessione della West Bank è una linea rossa.
Lo scontro diplomatico si annuncia senza esclusione di colpi, ma all’appuntamento con un passaggio storico per il suo popolo il presidente Abu Mazen non potrà presenziare perché gli americani gli hanno negato il visto per New York. Un altro favore di Trump all’amico Bibi, a cui si prepara a vendere altri 6 mliardi di forniture militari. L’assemblea generale Onu gli ha quindi accordato di intervenire in videoconferenza. Tensioni, frattura, che si sono manifestate già ieri al palazzo di Vetro dove il consiglio di sicurezza si è spaccato — Russia e Cina contro Americani ed europei — sulle sanzioni all’Iran: Mosca e Pechino hanno perso, e le sanzioni Onu contro Teheran verranno reintrodotte alla fine del mese.