GLENDALE – Steve Phelan ha il groppo in gola. Che fatichi a trattenere le lacrime è evidente, anche perché ha portato i suoi quattro figli a rendere l’ultimo omaggio a Charlie Kirk e vuole dare loro un esempio dignitoso.
Quando riesce a parlare, sembra dire la cosa giusta: «Basta violenza. L’obiettivo dei funerali dovrà essere ritrovare un proposito comune come nazione, per ricostruire l’unità». Quando però gli chiedi il modo, vista la piaga della spaccatura culturale che da anni fa sanguinare la nazione, subito diventa evidente il vicolo cieco in cui si sta cacciando l’America: «Le vie della politica sono esaurite, perché le idee della sinistra radicale sono quelle che stanno distruggendo il nostro Paese, impedendo l’unità. A questo punto l’unica cosa che può salvarci è un intervento di Dio, che ha scelto Donald Trump come suo strumento per redimerci. È un peccatore, non lo nego. Non lo vorrei mai come modello per i mi…
GLENDALE – Steve Phelan ha il groppo in gola. Che fatichi a trattenere le lacrime è evidente, anche perché ha portato i suoi quattro figli a rendere l’ultimo omaggio a Charlie Kirk e vuole dare loro un esempio dignitoso.
Quando riesce a parlare, sembra dire la cosa giusta: «Basta violenza. L’obiettivo dei funerali dovrà essere ritrovare un proposito comune come nazione, per ricostruire l’unità». Quando però gli chiedi il modo, vista la piaga della spaccatura culturale che da anni fa sanguinare la nazione, subito diventa evidente il vicolo cieco in cui si sta cacciando l’America: «Le vie della politica sono esaurite, perché le idee della sinistra radicale sono quelle che stanno distruggendo il nostro Paese, impedendo l’unità. A questo punto l’unica cosa che può salvarci è un intervento di Dio, che ha scelto Donald Trump come suo strumento per redimerci. È un peccatore, non lo nego. Non lo vorrei mai come modello per i miei figli e non condivido tutti i commenti divisivi fatti dopo l’omicidio. Però Dio agisce per vie misteriose, e a volte si serve dei più deboli tra noi per realizzare il proprio disegno».
Sono le nove del mattino e a Glendale c’è già una folla che deposita fiori, biglietti, messaggi, anche il verso 2:8-11 dell’Apocalisse: «Non temere quello che avrai da soffrire. Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita». Nello State Farm Stadium di Glendale gli operai stanno completando i lavori per i funerali di oggi, alla presenza del presidente Trump, il vice Vance, il segretario di Stato Rubio. Nello stadio della squadra di football dei Cardinals sono attese almeno centomila persone, oltre la sua capacità, e il Secret Service gli ha assegnato il codice di sicurezza Level-1, il più alto possibile. Un uomo che si aggirava in maniera sospetta intorno allo stadio è stato già arrestato. Le porte apriranno alle 8 del mattino, anche se gli interventi più significativi non arriveranno prima di mezzogiorno. L’invito suggerisce di indossare «il miglior abito della domenica», possibilmente con i colori della bandiera americana, rosso, bianco e blu.
Il titolo dell’evento, guidato da cantanti cristiani come Chris Tomlin, Brandon Lake e altri, è “Building a Legacy”, ossia costruire un’eredità che perpetui il messaggio, anche se il messaggero è stato ucciso. Un ruolo centrale lo svolgerà la moglie Erika, che finora si era tenuta un passo indietro al marito, per rispettare la sua missione: «Capisco - aveva detto alla conferenza AmericaFest l’anno scorso - i nostri ruoli biblici nel matrimonio. Lui è il capo famiglia e io non sono una serva. Non sono una schiava del padrone. Sono la sua aiutante. La guardiana della casa». Ora però assumerà la carica di ceo di Turning Point e toccherà a lei realizzare la profezia pronunciata dopo l’omicidio di Charlie: «Non avete idea di cosa avete scatenato». Giusto per capire, il marito ne parlava orgoglioso così: «Erika è molto più a destra di me. Rispetto a lei, io sono un moderato».
Sui social si è scatenato l’odio, con oltre due milioni di messaggi X che promuovono folli teorie cospirative, da quelle di sinistra secondo cui l’omicidio è stato un trucco per distrarre l’attenzione dal caso Epstein, a quelle di destra dove il dito del Mossad ha premuto il grilletto.
Lisa Beadle, piangendo senza ritegno, prova a cambiare tono: «Dobbiamo tornare ad essere capaci di avere disaccordi, ma senza violenza. Piango perché Charlie aveva fatto la differenza nelle nostre vite». Jenna Lee annuisce: «Ha riportato Dio, patria e famiglia al centro dell’America».
Il cardinale di New York Dolan è arrivato a definirlo un “novello San Paolo”, l’apostolo delle genti incaricato di annunciare il Vangelo ai pagani, ossia i gentili. E chissà se il papa americano Leone è d’accordo ad assegnare un simile onore ad un predicatore secondo cui le donne nere non hanno abbastanza cervello per essere prese sul serio, o un morto ammazzato dalle armi qui e là è un giusto prezzo da pagare per conservare il diritto di portarle.
Questo è il dilemma centrale di oggi: una celebrazione pensata per ritrovare la strada dell’unità nazionale, per quanto profonde siano le divergenze politiche, oppure un comizio per lanciare l’assalto finale agli avversari? «Kirk - ha detto la deputata democratica Ilhan Omar - usava un metodo corretto per promuovere l’odio. Dobbiamo condannare l’omicidio, senza rinunciare a criticarlo».
E qui sta il corto circuito insanabile: «L’odio - risponde Phelan - lo predica la sinistra. Sui temi, dall’aborto ai trans, non esiste compromesso possibile. L’unità può ricrearla solo Dio, usando Trump per sconfiggere queste idee».