Regno Unito, Farage come Trump: così vuole deportare migliaia di migranti, residenti a vita inclusi
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – Anche nel Regno Unito potrebbero presto arrivare deportazioni di migranti in stile Trump, persino “retroattive”. Lo ha annunciato Nigel Farage oggi a Londra, qualora dovesse vincere le prossime elezioni. In un piano che prevede la revoca immediata anche dei permessi di soggiorno a vita dei migranti regolari, sostituiti da visti di cinque anni rinnovabili, ma solo se si lavora, se non si hanno condanne penali e se non si portano familiari con sé. Non solo. Nel piano del leader del partito di destra Reform Uk, il welfare e i sussidi saranno destinati solo ai cittadini britannici, mentre i migranti ne saranno esclusi. Britain First.
Il piano di Farage
“Gli stranieri che richiedono benefit e sussidi sono uno su sei del totale”, tuona Farage, “questa storia deve finire. Ogni anno si sprecano così circa 10 miliardi di sterline, che pagano i contribuenti. L’anno scorso il welfare nel Regno …
LONDRA – Anche nel Regno Unito potrebbero presto arrivare deportazioni di migranti in stile Trump, persino “retroattive”. Lo ha annunciato Nigel Farage oggi a Londra, qualora dovesse vincere le prossime elezioni. In un piano che prevede la revoca immediata anche dei permessi di soggiorno a vita dei migranti regolari, sostituiti da visti di cinque anni rinnovabili, ma solo se si lavora, se non si hanno condanne penali e se non si portano familiari con sé. Non solo. Nel piano del leader del partito di destra Reform Uk, il welfare e i sussidi saranno destinati solo ai cittadini britannici, mentre i migranti ne saranno esclusi. Britain First.
Il piano di Farage
“Gli stranieri che richiedono benefit e sussidi sono uno su sei del totale”, tuona Farage, “questa storia deve finire. Ogni anno si sprecano così circa 10 miliardi di sterline, che pagano i contribuenti. L’anno scorso il welfare nel Regno è costato 266 miliardi di sterline. È insostenibile. Io lo ridurrò massicciamente. Con me salveremo almeno 230 miliardi. Non solo. Tra il 2026 e il 2030, in base alle norme attuali, altri 800mila migranti otterranno il permesso di poter restare qui a vita. Questo non deve succedere, perché il Paese rischia di collassare. Con me non accadrà”.
Inoltre, Farage prevede di estendere gli anni di residenza continuativa per richiedere la cittadinanza britannica da 5 a 7, e i richiedenti stranieri dovranno avere un livello di inglese “quasi-nativo” e non potranno avere un secondo passaporto, di un altro Paese (come accade oggi per i cittadini italiani, ad esempio). Mentre ci saranno visti per i settori in affanno, come agricoltura e ristorazione, ma limitati, “e nel frattempo formeremo i britannici”, assicura Farage. Insomma, con Farage primo ministro, l’unica scappatoia per avere una certa stabilità per stranieri e immigrati sarà quella di diventare cittadini britannici.
Gli europei
I cittadini europei dovrebbero essere salvi, o almeno in parte. A domanda specifica durante l’incontro di oggi, il presidente di Reform Uk Zia Yusuf ha dichiarato che questo piano non si applicherebbe agli oltre 6 milioni di cittadini europei con permesso di soggiorno illimitato “Settled Status” (anche perché infrangerebbe l’accordo onnicomprensivo post Brexit tra Ue e Regno Unito): “Ma la questione dei benefit e del welfare, di cui usufruiscono anche gli europei, potrebbe essere rinegoziata con l’Unione Europea”, ha notato Yusuf.
In ogni caso, gli europei almeno non verrebbero espulsi, ma proprio qui sta il paradosso. Farage e i suoi oggi hanno ammesso che il loro obiettivo sono i migranti non-Ue (e non quelli europei) arrivati in massa proprio dopo la Brexit voluta da Farage, come mostra un grafico pubblicato dallo stesso Reform Uk, partito che sta volando in testa ai sondaggi con la sua retorica populista e anti-migranti.
Contro Boris Johnson
Farage accusa l’ex premier Boris Johnson e il suo sistema di visti al governo, che ha generato una “Boris-wave”, una ondata di migranti, con oltre 100mila ingressi netti di stranieri non-Ue al mese, tra 2021 e 2022. Ma tutto ciò è accaduto proprio dopo la concretizzazione della Brexit, e le porte chiuse agli europei, dal 31 dicembre 2020. Farage incolpa Johnson di tutto questo. Ma che al leader di Reform ora diano fastidio soprattutto i migranti non-Ue, a differenza di quelli europei che possono rimanere ma che lui ha sempre combattuto e a tratti demonizzato in passato, è un cortocircuito ridicolo e clamoroso, secondo i suoi critici.