L’incubo che stiamo vivendo sembra essere figlio suo. Gli aeroporti che vanno in tilt per gli attacchi hacker. Le campagne di propaganda contro Zelensky sui social. I leader politici che preferiscono Mosca a Kiev. I Mig che volano sull’Estonia e i droni che penetrano in Polonia. Le continue minacce nucleari. Tanti capitoli della guerra ibrida che lui ha inventato e che lui ha diretto. Finora. Perché il futuro di Valerij Gerasimov non è stato ancora definito formalmente. Il comandante delle forze armate russe ha compiuto settantant’anni lo scorso 8 settembre e in base ai regolamenti dovrebbe lasciare il servizio attivo. Ma è ancora al suo posto e ci sono voci crescenti sulla possibilità che mantenga l’incarico a lungo.
Una conferma arriva dalla Tass, che giovedì ha diffuso il video della sua ispezione al fronte. In un bunker coperto da teli mimetici ha discusso la situazione della battaglia per la città di Kupyansk e ha dichiarato che «le truppe russe stanno avanzando in tutte le direz…
L’incubo che stiamo vivendo sembra essere figlio suo. Gli aeroporti che vanno in tilt per gli attacchi hacker. Le campagne di propaganda contro Zelensky sui social. I leader politici che preferiscono Mosca a Kiev. I Mig che volano sull’Estonia e i droni che penetrano in Polonia. Le continue minacce nucleari. Tanti capitoli della guerra ibrida che lui ha inventato e che lui ha diretto. Finora. Perché il futuro di Valerij Gerasimov non è stato ancora definito formalmente. Il comandante delle forze armate russe ha compiuto settantant’anni lo scorso 8 settembre e in base ai regolamenti dovrebbe lasciare il servizio attivo. Ma è ancora al suo posto e ci sono voci crescenti sulla possibilità che mantenga l’incarico a lungo.
Una conferma arriva dalla Tass, che giovedì ha diffuso il video della sua ispezione al fronte. In un bunker coperto da teli mimetici ha discusso la situazione della battaglia per la città di Kupyansk e ha dichiarato che «le truppe russe stanno avanzando in tutte le direzioni». Questa volta è stata oscurata la mappa sul tavolo: il 30 agosto, in un’altra apparizione tv, Gerasimov aveva alle spalle una cartina che mostrava anche Odessa come territorio russo. Una mossa psicologica per trasmettere un messaggio minatorio sui piani del Cremlino.
Il generalissimo ha ricevuto il comando diretto delle operazioni belliche in Ucraina nel gennaio 2023: una scelta che lo ha scagionato dalle responsabilità per i fallimenti iniziali e lo accredita come il fautore della riscossa che ha fermato il contrattacco estivo di Kiev e riportato l’esercito russo all’assalto su tutta la linea. Sui suoi meriti e sulle sue capacità però tutti si interrogano, in patria come in Occidente. Il capo della Wagner Evgenij Prigozhin lo contestava con proclami di sfida e i falchi del nazionalismo moscovita lo accusano di essere «un debole». Gli analisti della Nato però gli riconoscono la metamorfosi dell’armata, che dopo le disfatte ha completamente cambiato modo di combattere rispondendo colpo su colpo alle innovazioni degli avversari.
Tra i soldati non è mai stato popolare e, contrariamente alla tradizione, non gli hanno mai dato un soprannome. Nonostante la mimica sovietica senza mai un sorriso, è una figura atipica tra gli alti ufficiali russi. Lo dimostra l’energia con cui in Cecenia nel 2000 è intervenuto per arrestare il colonnello che aveva stuprato e ucciso una ragazzina: una vicenda che lo fece lodare da Anna Politkovskaya. Putin lo ha nominato al vertice delle forze armate nel novembre 2012 ed il suo capolavoro resta l’occupazione della Crimea, strappata all’Ucraina nel 2014 senza usare le armi. È stata considerata la prova dell’efficacia della dottrina che porta il suo nome: «In questo secolo abbiamo visto la tendenza a rendere indefiniti i confini tra la guerra e la pace — ha scritto —. Le guerre non vengono più dichiarate formalmente e, una volta iniziate, procedono fuori dagli schemi». Per questo ha teorizzato un’azione ibrida, condotta molto oltre i campi di battaglia senza mai uscire dall’ombra, usando iniziative «politiche, economiche, umanitarie, di disinformazione e altre attività non militari». Ed ecco che le storiche “operazioni di influenza” condotte dall’Urss sono sbarcate sui social, cercando di condizionare le elezioni in Occidente con fake news e documenti trafugati, senza però rinunciare ai finanziamenti sottobanco ai partiti amici, mentre le irruzioni degli hacker servono a diffondere sfiducia nella popolazione. Ha ribaltato il principio di von Clausewitz: per Gerasimov è la politica a proseguire il conflitto con altri mezzi e serve a ottenere la vittoria prima di sparare. Come? Convincendo gli avversari a rinunciare a combattere. Oggi dietro tanti episodi distinti che avvengono in Europa si legge un disegno globale che risponde ai canoni della sua dottrina. Per questo molti credono che Putin lo terrà ancora alla testa dell’armata.