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Trump trasforma Kirk nel messia dei Maga: “Vivrà per sempre con noi”

(afp)

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Parata del governo Usa al funerale del trentenne leader di Turning Point. Il presidente: “Siamo stati derubati di un gigante, ucciso da un mostro”. Vance: “Con gentilezza e coraggio ha cambiato il corso della storia americana”
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GLENDALE – La messa cantata dell’America bianca e cristiana, che consacra Charlie Kirk come il suo martire, richiamato a sé da Dio perché così fa lui con chi gli è davvero caro, ma questo tragico destino compie in realtà il suo imperscrutabile piano. Prima ancora della politica, prima che sul palco dello State Farm Stadium salga il peccatore Donald Trump a dare una direzione terrena a questi sentimenti, sta qui il senso del funerale del giovane attivista ultraconservatore ucciso da una fucilata nell’università dello Utah. E guai a sorridere, guai a sottovalutare la forza che spiritualità e fede possono dare alla motivazione politica, perché lo faremmo a nostro rischio e pericolo. Per la semplice ragione che chi crede di possedere la verità rivelata sente anche il dovere di convertire chi la ignora, per il suo stesso bene e per salvarlo.

Procede così per quasi tre ore il funerale di Kirk, dopo che alle sette del mattino si aprono i cancelli al popolo di Charlie, migliaia di seguaci rim…

GLENDALE – La messa cantata dell’America bianca e cristiana, che consacra Charlie Kirk come il suo martire, richiamato a sé da Dio perché così fa lui con chi gli è davvero caro, ma questo tragico destino compie in realtà il suo imperscrutabile piano. Prima ancora della politica, prima che sul palco dello State Farm Stadium salga il peccatore Donald Trump a dare una direzione terrena a questi sentimenti, sta qui il senso del funerale del giovane attivista ultraconservatore ucciso da una fucilata nell’università dello Utah. E guai a sorridere, guai a sottovalutare la forza che spiritualità e fede possono dare alla motivazione politica, perché lo faremmo a nostro rischio e pericolo. Per la semplice ragione che chi crede di possedere la verità rivelata sente anche il dovere di convertire chi la ignora, per il suo stesso bene e per salvarlo.

Procede così per quasi tre ore il funerale di Kirk, dopo che alle sette del mattino si aprono i cancelli al popolo di Charlie, migliaia di seguaci rimasti in strada a dormire, pur di non mancare l’appuntamento finale con il loro ispiratore. Sul palco si alternano cantanti della musica cristiana che nel resto del mondo pochi conoscono, ma qui dentro sono più popolari dei Beatles, o magari Taylor Swift, giusto per tenersi ancorati al presente laico. La parola più citata è alleluja, non a caso. I fedeli conoscono a memoria e ripetono ogni verso, perché dentro ci ritrovano la convinzione che abbia ragione la moglie di Charlie, Erika, quando, indossando la catenina ancora insanguinata del marito, assicura che la sua morte «ha compiuto il piano di Dio». Forse perché se le cose stanno davvero così, Dio interverrà per garantire che il messaggio del suo discepolo si moltiplichi e cresca anche oltre di quanto lui aveva potuto.

Partendo dalla Casa Bianca, Trump sceglie un tono adatto allo spirito della cerimonia: «Oggi celebreremo la vita di un grande uomo». Poi aggiunge che a Erika e alla famiglia di Charlie Kirk «darò il mio amore». Sottolinea una cosa che lo ha aiutato a tornare alla Casa Bianca: «I giovani lo rispettavano. Dieci anni fa i college sarebbero stati un posto pericoloso per i conservatori, ora non lo sono». In un’intervista con la Fox definisce «terribile» che 58 democratici abbiano votato contro la risoluzione alla Camera per onorare Charlie: «Sono squilibrati e malati». Tipo la deputata democratica del Texas Jasmine Crockett, che nota: «Kirk accusava noi neri di volere la “grande sostituzione” dei bianchi. Non sono disposta a onorare tutto il male che cercava di infliggere questa persona». Trump rivela alla Fox che «Charlie mi disse che avrei dovuto prendere TikTok», probabilmente per fare ancora più proseliti fra i giovani.

Una linea ripresa sul palco da Rob McCoy, il suo pastore: «Stasera con noi c’è un ospite speciale, non annunciato nel programma. È Dio, che ha guidato la vita di Charlie, e ora ci chiede di seguire il suo esempio». Il figlio di McCoy cita Kierkegaard: «Quando il tiranno muore il suo potere finisce, quando muore il martire inizia». Il tono diventa sempre più religioso, quasi un culto. La politica subordinata alla fede evangelica, strumento secolare della fede. Amici e leader della destra cristiana si avvicendano sul palco: «Siete pronti – chiede Jack Posibiec – a indossare la corazza di Dio? Dobbiamo salvare la civiltà occidentale». Nel pubblico ricompare Elon Musk e parla con Trump. Il segretario di Stato Rubio dice che ha ricostruito l’orgoglio di vivere in America. Kennedy lo paragona a Gesù: «È morto a 31 anni e anche lui ha cambiato la storia». Il vicepresidente Vance: «Questo non è un funerale, è una rinascita nel nome dei valori cristiani». Erika si commuove sul palco: «Charlie si era offerto a Dio, e Dio lo ha preso in parola». Si rivolge così all’assassino: «Lo perdono, come fece Gesù».

Ma cosa c’entra Trump, con tutto questo? Il presidente è lo strumento di Dio, per quanto imperfetto, secondo loro. E lui prova a non deluderli: «L'America è un paese in shock e lutto. È stata derubata di un gigante della sua generazione», ucciso da un «mostro radicalizzato». Attacca la sinistra e Antifa: «Sono agitatori professionisti, li scoveremo». Kirk «è stato ucciso perché diceva la verità sulla patria e Dio, un assalto all’America. Ma ora è un modello e la storia non lo dimenticherà. Il più grande evangelista per la libertà americana è diventato immortale, eterno. Adesso è un martire, terremo alta la sua torcia della rinascita religiosa».

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