BRUXELLES – La crisi tra la Russia e la Nato arriva all’Onu. Oggi infatti, si riunisce il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in via d’emergenza per esaminare la violazione dello spazio aereo dell’Estonia da parte dei Mig del Cremlino. “Una risposta — annuncia il governo di Tallinn — all’impudente violazione venerdì scorso da parte della Russia. È la prima volta in 34 anni di Estonia nelle Nazioni Unite che il Paese richiede formalmente una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza”. Il tutto avviene alla vigilia dell’Assemblea generale del Palazzo di Vetro, che a questo punto inevitabilmente cambierà il suo segno. Le guerre — in Ucraina, in Medio Oriente e nell’Europa orientale — diventeranno il cuore della discussione. Segno che la tensione est-ovest è ormai tornata ai livelli della guerra fredda.
Tanto che Donald Trump ha avvertito che in caso di escalation in Polonia, gli Usa aiuterebbero Varsavia. Per lo stesso motivo domani si riunirà anche il Consiglio Atlantico pe…
BRUXELLES – La crisi tra la Russia e la Nato arriva all’Onu. Oggi infatti, si riunisce il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in via d’emergenza per esaminare la violazione dello spazio aereo dell’Estonia da parte dei Mig del Cremlino. “Una risposta — annuncia il governo di Tallinn — all’impudente violazione venerdì scorso da parte della Russia. È la prima volta in 34 anni di Estonia nelle Nazioni Unite che il Paese richiede formalmente una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza”. Il tutto avviene alla vigilia dell’Assemblea generale del Palazzo di Vetro, che a questo punto inevitabilmente cambierà il suo segno. Le guerre — in Ucraina, in Medio Oriente e nell’Europa orientale — diventeranno il cuore della discussione. Segno che la tensione est-ovest è ormai tornata ai livelli della guerra fredda.
Tanto che Donald Trump ha avvertito che in caso di escalation in Polonia, gli Usa aiuterebbero Varsavia. Per lo stesso motivo domani si riunirà anche il Consiglio Atlantico per discutere le medesime vicende (in particolare l’allarme estone) e valutare, come prevede l’articolo 4 della Nato, se le provocazioni di Mosca possano costituire un pericolo effettivo per i membri dell’alleanza. Anche perché le violazioni russe non si stanno fermando. Ormai rappresentano una costante quasi quotidiana. Dopo la presenza di droni russi in Polonia, quella dei Mig in Estonia, ieri il Mar Baltico è stato teatro di un ennesimo e preoccupante episodio di tensione: i jet svedesi e quelli tedeschi si sono dovuti alzare in volo per scortare un velivolo da ricognizione “nemico” che non rispondeva nemmeno al contatto radio. “I Jas 39 Gripen (svedesi) e gli Eurofighter (tedeschi) sono stati fatti decollare dal Mar Baltico meridionale — si legge in una nota dell’Aeronautica di Stoccolma — per identificare e monitorare un aereo da ricognizione russo IL-20 nello spazio aereo internazionale”. Gli aerei svedesi si sono mossi sotto gli ordini della Nato, quelli tedeschi in autonomia.
Insomma, ieri si è avuta una ulteriore conferma che difficilmente il confronto si allenterà in tempi brevi. Perfino Trump, che in questi mesi ha evitato di schierarsi troppo apertamente al fianco dell’Europa, ha annunciato che si schiererà al fianco della Polonia. E questo nonostante il Pentagono abbia confermato di volere ridurre la presenza in Europa, e in particolare nei paesi dell’est. Washington ha infatti informato dell’intenzione di tagliare parte degli aiuti militari a Lettonia, Lituania ed Estonia, tutti membri della Nato che confinano con la Russia. Un’esortazione all’Europa a essere più indipendente dal punto di vista della Difesa. Anche se questa linea non coinvolge la vendita di armi e non prende in considerazione che nelle ultime settimane il giudizio del presidente americano sta cambiando rispetto al rapporto con Putin e rispetto all’esito del summit di agosto in Alaska.
Un quadro che allontana sensibilmente la possibilità di arrivare ad un tregua in Ucraina. Anche l’inquilino della Casa Bianca a questo proposito ieri si è detto scoraggiato. La Russia sta alzando il tiro per poter ottenere il più possibile dal punto di vista diplomatico, nella convinzione di essere nella posizione di continuare la guerra contro Kiev senza un sostanziale intervento degli States.