Egitto, Al Sisi grazia Alaa Fatah, volto simbolo di piazza Tahrir
di Francesca CaferriLa mente di piazza Tahrir è libera: dopo aver passato la maggior parte degli ultimi dieci anni in cella, l’attivista egiziano-britannico Alaa Abdel Fatah è stato graziato dal presidente Abdel fatal al Sisi. Abdel Fatah è stato fino a oggi il più famoso fra gli oppositori egiziani imprigionati: ingegnere informatico, figlio di una delle più note famiglie di dissidenti del Paese, era tornato in patria nel 2011 per partecipare alla rivolta che, partendo dalla storica piazza nel cuore del Cairo, aveva rovesciato il regime trentennale del presidente Hosni Mubarak, annunciando al mondo che la ribellione partita dalla Tunisia alla fine del 2010 era destinata a cambiare il volto dell’intero mondo arabo.
Ai rivoltosi di Tahrir @alaa, come era noto grazie al nickname su Twitter (ora X) aveva mostrato non solo come aggirare la censura per raggiungere il mondo — e dunque l’uso dei social media come piattaforma politica oltre che come mezzo per fare la cronaca — ma anche come riempire di contenuti…
La mente di piazza Tahrir è libera: dopo aver passato la maggior parte degli ultimi dieci anni in cella, l’attivista egiziano-britannico Alaa Abdel Fatah è stato graziato dal presidente Abdel fatal al Sisi. Abdel Fatah è stato fino a oggi il più famoso fra gli oppositori egiziani imprigionati: ingegnere informatico, figlio di una delle più note famiglie di dissidenti del Paese, era tornato in patria nel 2011 per partecipare alla rivolta che, partendo dalla storica piazza nel cuore del Cairo, aveva rovesciato il regime trentennale del presidente Hosni Mubarak, annunciando al mondo che la ribellione partita dalla Tunisia alla fine del 2010 era destinata a cambiare il volto dell’intero mondo arabo.
Ai rivoltosi di Tahrir @alaa, come era noto grazie al nickname su Twitter (ora X) aveva mostrato non solo come aggirare la censura per raggiungere il mondo — e dunque l’uso dei social media come piattaforma politica oltre che come mezzo per fare la cronaca — ma anche come riempire di contenuti politici una ribellione che pareva estemporanea.
«Il mio cuore sta esplodendo», ha scritto da Londra, dove vive, la sorella Sanaa. Mentre Laila Soueif, la madre dell’attivista, è fuori dalla prigione al Nord del Cairo dove il figlio dovrebbe uscire a breve: il nome di Abdel Fatah è stato rimosso dalla lista dei terroristi, il che vuol dire che potrà lasciare il Paese se lo vorrà, con probabile destinazione il Regno Unito. La grazia di Al Sisi è arrivata dopo che il Consiglio Nazionale per i Diritti Umani, ente controllato dal governo, aveva chiesto di graziare Abdel Fatah e altri sei detenuti «per motivi umanitari».
Per mesi Laila Soueif era stata in sciopero della fame per chiedere la libertà del figlio: solo dopo essere arrivata a rischiare la vita aveva deciso di interromperlo. Anche Abdel Fatah era arrivato vicino alla morte in carcere: in particolare nel 2022, quando non aveva mangiato né bevuto per settimane in contemporanea con il vertice Onu sul clima ospitato dall’Egitto a Sharm el-Sheikh. Per la libertà del dissidente si erano spesi i maggiori leader europei: ma nessuno si era spinto a mosse dure nei confronti dell’Egitto, detentore di importanti riserve di gas e considerato un Paese chiave per gli equilibri della regione. A lanciare gli attacchi più duri, erano state le più grandi organizzazioni dei diritti umani del mondo, da Amnesty International a Human Rights Watch, che hanno fatto di Abdel Fatah un simbolo internazionale. «Speriamo che il suo rilascio serva a porre fine alla detenzione ingiusta di migliaia di oppositori pacifici», ha detto ieri in una nota Amr Magdi, responsabile per il Medio Oriente di Human Rights Watch. Per ora, al Cairo, gli attivisti si godono un giorno che per anni avevano atteso: «La vittoria ci è sempre sembrata così lontana»”, dice dalla capitale egiziana Lina Atallah, direttrice di Mada Masr, uno dei pochi giornali indipendenti rimasti nel Paese. «Eppure qualcosa mi diceva che questa lotta non sarebbe stata inutile». Ora Lina, insieme a Patrick Zaky e a decine di altri attivisti, aspetta solo di riabbracciare Alaa.