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Tajani: “Il riconoscimento della Palestina è un regalo a Hamas”. E la premier diserta l’appuntamento

(ansa)

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Meloni arriverà negli Usa a vertice concluso. Il ministro degli Esteri: “Prima di parlarne una nazione va costruita”
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«Riconoscere lo Stato palestinese oggi non servirebbe un granché», sostiene Antonio Tajani da New York, prima di partecipare alla conferenza sui due Stati convocata da Emmanuel Macron. Giorgia Meloni al tavolo non c’è: la premier lascia con le auto blu Palazzo Chigi quando in Italia sono passate da poco le quattro di pomeriggio, negli Usa atterrerà a notte fonda. E al Palazzo di Vetro apparirà solo oggi, all’avvio dei lavori dell’Assemblea generale dell’Onu, per poi intervenire nella serata di domani.

Al summit convocato da Francia e Arabia Saudita per spingere sul riconoscimento della Palestina si presenta allora il vicepremier, Tajani. Segnale politico: non c’è nemmeno il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Perché Italia e Germania non vogliono riconoscere ora lo Stato palestinese, come fa un gruppo sempre più nutrito di paesi occidentali, dal Regno Unito al Canada, alla Francia appunto. L’assenza di Meloni? Tajani sminuisce: la premier «farà tutti gli incontri necessari» e in ogni …

«Riconoscere lo Stato palestinese oggi non servirebbe un granché», sostiene Antonio Tajani da New York, prima di partecipare alla conferenza sui due Stati convocata da Emmanuel Macron. Giorgia Meloni al tavolo non c’è: la premier lascia con le auto blu Palazzo Chigi quando in Italia sono passate da poco le quattro di pomeriggio, negli Usa atterrerà a notte fonda. E al Palazzo di Vetro apparirà solo oggi, all’avvio dei lavori dell’Assemblea generale dell’Onu, per poi intervenire nella serata di domani.

Al summit convocato da Francia e Arabia Saudita per spingere sul riconoscimento della Palestina si presenta allora il vicepremier, Tajani. Segnale politico: non c’è nemmeno il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Perché Italia e Germania non vogliono riconoscere ora lo Stato palestinese, come fa un gruppo sempre più nutrito di paesi occidentali, dal Regno Unito al Canada, alla Francia appunto. L’assenza di Meloni? Tajani sminuisce: la premier «farà tutti gli incontri necessari» e in ogni caso a suo dire «il governo è ben rappresentato, il ministro degli Esteri (cioè lui, ndr) qualche esperienza internazionale ce l’ha, è in grado di trattare».

Prima di partire per la Grande mela (dove c’è pure Matteo Renzi, che ha incontrato Tony Blair elogiando la sua «proposta seria» per Gaza) Meloni concorda la linea con il capo della Farnesina: lo Stato palestinese «oggi non si può riconoscere, perché non c’è, prima va costruito». A sentire la premier, così riferiscono dalla sua cerchia, non sarebbe nemmeno chiaro di quali territori «si sta parlando», con Hamas ancora a Gaza e l’Anp in Cisgiordania. Lo stesso ripete Tajani: sì, a Gaza la situazione è «catastrofica» e l’Italia sostiene «il sogno» del popolo palestinese di avere uno Stato, ma oggi «non possiamo fare un favore ad Hamas, che non può avere un futuro» nella Striscia. Per l’alta rappresentante Ue, Kaja Kallas, però «la posizione europea è chiara, tutti gli stati hanno detto che Hamas non deve avere alcun ruolo». Il rischio isolamento in Europa c’è. E anche al governo leggono i sondaggi, che segnano un consenso crescente per la causa palestinese. Meloni però evita di esporsi: in Parlamento, anche il prossimo 2 ottobre, manderà Tajani a riferire. E resta agganciata a Donald Trump, contrario a ogni ipotesi di riconoscimento.

In questo limbo, il governo di Roma fornisce rassicurazioni sullo scenario post-cessate il fuoco, ancora un miraggio: a New York Tajani ribadisce la disponibilità italiana a spedire militari in una missione di pace a guida araba, sotto l’egida dell’Onu. A pace fatta. Quanto alla Global Flotilla, il ministro degli Esteri racconta di avere sentito il collega israeliano Gideon Sàar, chiedendo garanzie per gli italiani a bordo. «Ho chiesto che possano depositare il materiale umanitario».

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