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Putin, mossa sul nucleare: “Stop agli armamenti”. Gli Stati Uniti interessati

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Dopo aver deluso Trump sull’Ucraina, il leader russo propone di allungare per un anno il trattato contro la proliferazione New Start: “Ma solo se lo faranno anche gli Stati Uniti”
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All’Assemblea Generale dell’Onu a New York Vladimir Putin non partecipa, a differenza di Volodymyr Zelensky che ne approfitterà anche per incontrare Donald Trump, ma prova comunque a dominare l’agenda proponendo al presidente statunitense di estendere di un anno il Trattato New Start, l’ultimo accordo sul controllo degli armamenti nucleari ancora in vigore tra Washington e Mosca, almeno fino al prossimo 5 febbraio. Una «buona idea» per il leader della Casa Bianca che in realtà avrebbe voluto stipulare un nuovo accordo sul disarmo nucleare che includesse anche la Cina e che ora «deciderà la strada da seguire».

L’annuncio di Putin è arrivato durante la riunione settimanale con i membri del Consiglio di Sicurezza russo. Ci ha pensato il portavoce Dmitrij Peskov a creare la giusta suspense annunciando che il presidente russo avrebbe fatto un «annuncio importante». Davanti alle telecamere Putin ha detto di voler iniziare l’incontro con una questione «di vitale e fondamentale importanza per…

All’Assemblea Generale dell’Onu a New York Vladimir Putin non partecipa, a differenza di Volodymyr Zelensky che ne approfitterà anche per incontrare Donald Trump, ma prova comunque a dominare l’agenda proponendo al presidente statunitense di estendere di un anno il Trattato New Start, l’ultimo accordo sul controllo degli armamenti nucleari ancora in vigore tra Washington e Mosca, almeno fino al prossimo 5 febbraio. Una «buona idea» per il leader della Casa Bianca che in realtà avrebbe voluto stipulare un nuovo accordo sul disarmo nucleare che includesse anche la Cina e che ora «deciderà la strada da seguire».

L’annuncio di Putin è arrivato durante la riunione settimanale con i membri del Consiglio di Sicurezza russo. Ci ha pensato il portavoce Dmitrij Peskov a creare la giusta suspense annunciando che il presidente russo avrebbe fatto un «annuncio importante». Davanti alle telecamere Putin ha detto di voler iniziare l’incontro con una questione «di vitale e fondamentale importanza per la tutela dei nostri interessi nazionali, della sovranità russa e, senza esagerare, per la garanzia della sicurezza internazionale in generale», vale a dire «la stabilità strategica» che «purtroppo, continua a deteriorarsi» in particolare «in seguito alle azioni distruttive dell’Occidente, ai suoi concetti dottrinali destabilizzanti e ai suoi programmi tecnico-militari volti a minare la parità globale e a raggiungere, o tentare di raggiungere, una superiorità assoluta e schiacciante».

La premessa è stata la consueta minaccia: «Vorrei sottolinearlo, e nessuno dovrebbe dubitarne: la Russia è in grado di rispondere a qualsiasi minaccia esistente o emergente, non a parole, ma attraverso misure tecnico-militari». Poi la mano tesa. Per quanto «siamo fiduciosa nell’affidabilità e nell’efficacia delle nostre forze di deterrenza nazionali, allo stesso tempo non siamo interessati a un’ulteriore escalation delle tensioni o ad alimentare la corsa agli armamenti», ha detto Putin dicendosi «pronto a continuare a rispettare» il Trattato New Start per un altro anno oltre la scadenza del 5 febbraio 2026. Una misura praticabile «soltanto se gli Stati Uniti seguiranno l’esempio e non adotteranno misure che compromettano o violino l’attuale equilibrio delle capacità di deterrenza» che, a sua detta, «potrebbe contribuire in modo significativo alla creazione di un’atmosfera favorevole a un dialogo strategico sostanziale con gli Stati Uniti d’America».

Il trattato, firmato nel 2010 dagli allora presidenti Barack Obama e Dmitrij Medvedev, obbliga Russia e Stati Uniti a un tetto di 1.550 testate strategiche e 800 lanciatori e bombardieri. Prevederebbe anche un meccanismo di verifica, ma Mosca ha sospeso le ispezioni due anni fa in virtù delle tensioni con l’Occidente seguite alla sua offensiva contro l’Ucraina. Della loro ripresa Putin tuttavia non ha parlato. La sua proposta resta comunque «una mossa importante e positiva», ha osservato il direttore dell’Arms Control Association con sede a Washington Daryl G. Kimball. Ma per altri esperti l’offerta di Putin non sarebbe altro che un tentativo di distogliere Trump dal costruire il cosiddetto “Golden Dome”, un gigantesco scudo antimissile, e di compiacere almeno il suo desiderio di “denuclearizzazione” dopo che si è detto «deluso» dalla mancanza di progressi verso la pace in Ucraina e dalle recenti incursioni russe in Polonia ed Estonia.

A fronte dell’apparente proposta conciliatoria, Putin del resto non avrebbe alcuna intenzione di rinunciare all’escalation militare in Ucraina, convinto com’è che nulla porterà Trump ad aumentare in modo significativo gli aiuti militari statunitensi all’Ucraina, né tanto meno a intervenire. Una convinzione che, stando a fonti vicine al Cremlino citate da Bloomberg, l’incontro del 15 agosto ad Anchorage, in Alaska, avrebbe rafforzato. Non a caso da allora la Russia ha intensificato i suoi attacchi in Ucraina. E un grafico compilato dal Wall Street Journal mostra che tutti i più massicci raid aerei russi dell’anno si sono verificati una o due settimane dopo i colloqui tra Putin e Trump. «Le recenti tattiche di Mosca — conclude Bloomberg — sottolineano quanto i segnali di moderazione provenienti da Washington stiano incoraggiando il Cremlino a proseguire una guerra di logoramento volta a imporre concessioni all’Ucraina. I funzionari russi ritengono che questa strategia possa potenzialmente indebolire le difese di Kiev e anche porre le basi per futuri negoziati». Altro che deterrenza.

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