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Macron riconosce la Palestina all’Onu, mezza Europa lo segue. L’ira degli Usa: “Atto simbolico”

(agf)

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Lo storico passo alla conferenza organizzata a New York da Francia e Arabia Saudita: “Serve per la pace”. Sì da altri undici paesi dell’Unione. Trump con Netanyahu
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NEW YORK – È scoppiato l’applauso nell’Assemblea generale dell’Onu, quando il presidente francese Macron ha aperto così il vertice organizzato con l’Arabia Saudita sul futuro del Medio Oriente: «La Francia dichiara di riconoscere lo stato di Palestina nell’interesse della pace. Questo afferma che i palestinesi non sono gente di troppo sulla Terra».

Nonostante le resistenze di Israele e Usa - che bollano come «simbolico» il passo di Macron - la maggioranza dei paesi dell’Unione europea ha fatto altrettanto. Ciò evidenzia la differenza dell’Italia, se non il suo isolamento, quando attraverso il ministro degli Esteri Tajani rilancia la posizione del presidente americano Trump, secondo cui «riconoscere ora la Palestina significa fare un regalo ad Hamas». Infatti l’Alta rappresentante della Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, ha risposto così a Repubblica, che le chiedeva di commentare la linea di Roma: «Le due cose vanno tenute separate».

Macron ha esordito denunciando l’attacco di Ha…

NEW YORK – È scoppiato l’applauso nell’Assemblea generale dell’Onu, quando il presidente francese Macron ha aperto così il vertice organizzato con l’Arabia Saudita sul futuro del Medio Oriente: «La Francia dichiara di riconoscere lo stato di Palestina nell’interesse della pace. Questo afferma che i palestinesi non sono gente di troppo sulla Terra».

Nonostante le resistenze di Israele e Usa - che bollano come «simbolico» il passo di Macron - la maggioranza dei paesi dell’Unione europea ha fatto altrettanto. Ciò evidenzia la differenza dell’Italia, se non il suo isolamento, quando attraverso il ministro degli Esteri Tajani rilancia la posizione del presidente americano Trump, secondo cui «riconoscere ora la Palestina significa fare un regalo ad Hamas». Infatti l’Alta rappresentante della Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, ha risposto così a Repubblica, che le chiedeva di commentare la linea di Roma: «Le due cose vanno tenute separate».

Macron ha esordito denunciando l’attacco di Hamas e chiedendo la liberazione di tutti gli ostaggi: «Non dimenticheremo mai il 7 ottobre». Quindi ha promesso: «Non interromperemo mai la lotta esistenziale contro l’antisemitismo». Allo stesso tempo, però, «è arrivato il momento di fermare la guerra, il massacro. È arrivato il tempo della pace. Niente giustifica il conflitto in corso a Gaza. Niente. Al contrario, tutto ci obbliga a porvi fine. Dobbiamo farlo per salvare vite umane». Nonostante il riconoscimento, Macron ha condizionato l’apertura di un’ambasciata francese in Palestina al rilascio di «tutti gli ostaggi» da parte di Hamas e a un «cessate il fuoco». Secondo lui il gruppo responsabile del 7 ottobre va «neutralizzato sul piano politico», perciò ha elogiato gli sforzi di Qatar, Egitto e Usa per i negoziati tra Israele e Hamas.

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha lanciato un’esortazione: «Dobbiamo impegnarci nuovamente per la soluzione dei due Stati prima che sia troppo tardi. Sia chiaro: la sovranità nazionale per i palestinesi è un diritto, non una ricompensa. E negarla sarebbe un regalo agli estremisti di tutto il mondo». Quindi ha sfidato così le resistenze: «Chi si oppone a questa soluzione è obbligato a rispondere a una domanda fondamentale: qual è l’alternativa? Uno scenario con un solo Stato in cui ai palestinesi vengono negati i diritti fondamentali? Espulsi dalle loro case e dalle loro terre? Come è possibile questo nel XXI secolo? Questa non è né pace né giustizia, e non farà che aumentare il crescente isolamento di Israele sulla scena globale».

Dopo l’annuncio da parte di Gran Bretagna, Canada, Australia e Portogallo, sono almeno undici i Paesi che stanno avviando le procedure per il riconoscimento ufficiale della Palestina come Stato, tra cui Belgio, Finlandia, Lussemburgo, Malta, Nuova Zelanda e San Marino. L’Italia resta ferma nell’appoggiare la soluzione dei due stati, ma non compie il passo degli altri, perché come dice Trump «sarebbe un regalo ad Hamas», visto che la Palestina non esiste ancora e i terroristi responsabili del 7 ottobre ne governano metà del territorio.

Tanto Kallas, quanto il presidente del Consiglio europeo Costa, hanno sottolineato che «la maggioranza dei paesi Ue riconosce» la nazione mai nata. Quindi, alla richiesta di Repubblica di commentare la posizione italiana, l’Alta rappresentante Ue ha risposto così: «Se parliamo della soluzione dei due Stati, allora devono esserci due stati. È per questo che i paesi membri hanno preso provvedimenti per riconoscere quello palestinese, in modo che ci sia un altro Stato, oltre a Israele». Naturalmente «spetta ai membri riconoscere o meno qualsiasi Paese. Ma penso che oggi si stiano facendo avanti in molti, rendendo possibile che la maggior parte delle nazioni europee riconosca la Palestina». Quanto ai distinguo di Trump su Hamas, «tutti gli Stati europei affermano che non dovrebbe avere alcun ruolo nel futuro governo di Gaza, e stiamo anche proponendo sanzioni aggiuntive contro la leadership, per fare pressione affinché ci sia un cessate il fuoco e la liberazione di ostaggi. Credo però che queste due questioni debbano essere tenute separate».

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