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Ma Netanyahu non cederà di un millimetro

(ansa)

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L’atteggiamento degli europei è molto deludente e persino inquietante. Si tratta di Stati di diritto, di democrazie, qualunque cosa se ne pensi. E tuttavia, quando si tratta di sanzionare i crimini dell’esercito israeliano esitano, sensibili alla pressione degli ebrei della diaspora
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La Francia ha riconosciuto la Palestina. Un atto storico e simbolico che non avrà alcuna conseguenza sulla politica di Netanyahu.

Anche i simboli hanno la loro importanza.

Il primo ministro israeliano tira dritto, non ascolta nessuno, né i suoi cittadini né le Nazioni Unite. Ricorda, per temperamento, Vladimir Putin: anche lui sta conducendo una guerra ingiusta, fa finta di ascoltare ora l’uno, ora l’altro, ma non si scosta di un millimetro dalla determinazione a resistere. Quello che sta succedendo a Gaza non riguarda soltanto i palestinesi. Vi si stanno commettendo, nella più totale impunità, dei crimini contro l’umanità. La parola genocidio è stata utilizzata da israeliani del calibro dello scrittore David Grossmann. Siamo di fronte a una pulizia etnica, un odio devastante che uccide un popolo con la scusa che fra quelle donne e quei bambini si nasconderebbero dei terroristi di Hamas. Secondo un’inchiesta del Guardian, l’83 per cento dei morti di Gaza sono civili.

L’atteggiamento d…

La Francia ha riconosciuto la Palestina. Un atto storico e simbolico che non avrà alcuna conseguenza sulla politica di Netanyahu.

Anche i simboli hanno la loro importanza.

Il primo ministro israeliano tira dritto, non ascolta nessuno, né i suoi cittadini né le Nazioni Unite. Ricorda, per temperamento, Vladimir Putin: anche lui sta conducendo una guerra ingiusta, fa finta di ascoltare ora l’uno, ora l’altro, ma non si scosta di un millimetro dalla determinazione a resistere. Quello che sta succedendo a Gaza non riguarda soltanto i palestinesi. Vi si stanno commettendo, nella più totale impunità, dei crimini contro l’umanità. La parola genocidio è stata utilizzata da israeliani del calibro dello scrittore David Grossmann. Siamo di fronte a una pulizia etnica, un odio devastante che uccide un popolo con la scusa che fra quelle donne e quei bambini si nasconderebbero dei terroristi di Hamas. Secondo un’inchiesta del Guardian, l’83 per cento dei morti di Gaza sono civili.

L’atteggiamento degli europei è molto deludente e persino inquietante. Si tratta di Stati di diritto, di democrazie, qualunque cosa se ne pensi. E tuttavia, quando si tratta di sanzionare i crimini dell’esercito israeliano esitano, sensibili alla pressione degli ebrei della diaspora, legati al destino di Israele.

Ma è proprio quel destino che Netanyahu sta infangando e distruggendo. Netanyahu è un pericolo per i palestinesi che vuole liquidare ed è un pericolo per Israele, che sta perdendo la sua anima. La maggior parte degli israeliani manifesta contro questa guerra infinita e soprattutto contro una strategia che sacrifica la vita degli ostaggi.

Immagino il dolore di una madre palestinese che ha perduto tutti i suoi figli sotto le bombe. Immagino la sua sofferenza e il suo lutto insostenibile. Così come immagino il dolore e il trauma dei genitori che hanno perduto un loro caro nel massacro del 7 ottobre, e immagino l’inferno di incertezza in cui vivono le famiglie degli ostaggi mentre pensano a ogni possibile atrocità. Gli europei avrebbero potuto fare fronte comune ed esercitare la pressione necessaria a mettere fine immediatamente a questa guerra e a fare in modo che Netanyahu fosse giudicato per i suoi crimini.

Se Netanyahu può continuare la sua guerra non è soltanto perché gode dell’appoggio incondizionato dell’America, ma anche perché sa che né gli Stati arabi né l’Europa reagiranno. Lo lasciano fare. Si riuniscono, fanno qualche dichiarazione e poi tornano in silenzio. 145 nazioni hanno riconosciuto la Palestina. La Francia, per bocca del suo presidente, ha deciso di annunciarlo ieri alle Nazioni Unite. Questo non cambierà niente, non ci saranno mai due Stati uno accanto all’altro. Netanyahu è stato chiaro al riguardo: «Nessuno Stato palestinese». È stato contrario agli accordi di Oslo come a ogni altro tentativo di negoziazione.

La tragedia del 7 ottobre 2023, provocata dai membri di Hamas, ha aperto la via al genocidio degli abitanti di Gaza. Decine di migliaia di persone sono state assassinate nel sonno. Non avevano armi, non stavano combattendo: dormivano, la paura nel cuore e la morte al termine della notte.

Hamas è stata decapitata. Si può dire che non esista quasi più.

Se questo crimine non sarà giudicato e punito, sarà la nostra umanità a finire cancellata, sarà la nostra civiltà a essere violata e distrutta. Così, la forza è stata il nemico del diritto e della giustizia. Non è una guerra, è un massacro deliberato che rimarrà come un’onta nella storia di Israele e di tutto il Vicino Oriente.

Voglio ricordare le parole del regista Nadav Lapid, israeliano: «L’anima di Israele è profondamente malata; è stata accecata; è una società che si è distaccata dal mondo e ha abbracciato una visione lontana dalla verità. Gli amici di Israele dovrebbero metter loro di fronte uno specchio grande come il sole, perché gli israeliani possano vedere la verità».

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