Trump: “In sette mesi ho messo fine a sette guerre”. Ma è davvero così? Fact-checking
di Fabio Tonacci“In sette mesi ho messo fine a sette guerre che dicevano essere interminabili”, dice, dunque, Donald Trump. E aggiunge: “Ho dovuto fare tutto da solo, l’Onu non mi ha dato una mano né mi ha ringraziato”. Con tale premessa, chiaro che poi il tycoon si aspetta di vincere il premio Nobel per la Pace. Come minimo. Ma è davvero così? Sette guerre fermate in sette mesi alla Casa Bianca? Vediamo.
Il presidente americano, nel suo discorso di fronte a un’attonita Assemblea delle Nazioni Unite, afferma di aver terminato i conflitti tra Cambogia e Thailandia, Kosovo e Serbia, Congo e Ruanda, Pakistan e India, Israele e Iran, Armenia e Azerbaijan, Egitto e Etiopia.
Egitto-Etiopia, non è (ancora) una guerra
Partiamo da quest’ultimo e cominciamo col dire che Egitto ed Etiopia non sono in guerra. Esiste tra i due Stati un’annosa disputa, che ha prodotto stallo diplomatico e molte tensioni, sulla costruzione de…
“In sette mesi ho messo fine a sette guerre che dicevano essere interminabili”, dice, dunque, Donald Trump. E aggiunge: “Ho dovuto fare tutto da solo, l’Onu non mi ha dato una mano né mi ha ringraziato”. Con tale premessa, chiaro che poi il tycoon si aspetta di vincere il premio Nobel per la Pace. Come minimo. Ma è davvero così? Sette guerre fermate in sette mesi alla Casa Bianca? Vediamo.
Il presidente americano, nel suo discorso di fronte a un’attonita Assemblea delle Nazioni Unite, afferma di aver terminato i conflitti tra Cambogia e Thailandia, Kosovo e Serbia, Congo e Ruanda, Pakistan e India, Israele e Iran, Armenia e Azerbaijan, Egitto e Etiopia.
Egitto-Etiopia, non è (ancora) una guerra
Partiamo da quest’ultimo e cominciamo col dire che Egitto ed Etiopia non sono in guerra. Esiste tra i due Stati un’annosa disputa, che ha prodotto stallo diplomatico e molte tensioni, sulla costruzione della Grande Diga della Rinascita etiope sul Nilo Azzurro, da cui dipende il 90 per cento delle riserve idriche egiziane: il Cairo teme che la diga possa mettere a rischio la sicurezza idrica e la considera “una minaccia esistenziale”. Il presidente americano sostiene che senza un suo intervento sarebbe scoppiato un vero conflitto: gli Usa hanno effettivamente tentato di mediare un accordo durante il primo mandato di Trump alla Casa Bianca, ma l’Etiopia non lo ha accettato e lo scorso 9 settembre la Grande Diga è stata inaugurata.
Kosovo-Serbia, niente è risolto
Anche tra Kosovo e Serbia non è in corso alcuna guerra, pur essendo una delle situazioni più tese e potenzialmente esplosive dei Balcani. L’indipendenza del Kosovo dalla Serbia è stata dichiarata unilateralmente da Pristina nel 2008, dieci anni dopo il conflitto, Belgrado non la riconosce e da anni vanno avanti pericolose dispute territoriali che gli Stati Uniti non hanno risolto. Trump nel 2020, quindi non durante questo mandato, ha mediato un accordo di normalizzazione economica a breve termine tra Kosovo e Serbia, ma l’area rimane instabile. Eppure il tycoon rivendica di aver impedito la ripresa delle ostilità belliche, senza però fornire dettagli.
Armenia-Azerbaijan, l’accordo del 9 agosto
Qui l’intervento del presidente americano si è visto. Le due ex repubbliche sovietiche del Caucaso hanno combattuto due guerre per i loro confini e per lo status delle enclave etniche situate nei rispettivi territori. Il 9 agosto, a Washington, alla presenza di Trump, i rappresentanti di Armenia e Azerbaijan si sono impegnati a porre fine alla disputa territoriale per il Nagorno-Karabak. Sebbene si tratti solo di una bozza di accordo, la Nato parla di un "significativo passo avanti". E il Cremlino lo definisce “incontro positivo”.
Repubblica Democratica del Congo-Ruanda, ancora si combatte
Dopo tre decenni di conflitto transfrontaliero, milioni di sfollati e decine di migliaia di morti, Kinshasa e Kigali hanno firmato alla Casa Bianca (27 giugno 2025) un accordo di pace mediato dagli Stati Uniti. Per Trump si tratta di “un glorioso trionfo”, in realtà è una pace illusoria. L’intesa, infatti, non riguarda l’M23, il gruppo armato anti-governativo sostenuto dal Ruanda. Ancora negli ultimi giorni si sono registrati violenti combattimenti tra l’esercito del Congo e i ribelli.
Pakistan-India, la smentita del premier Modi
Nel maggio scorso, dopo un attentato nel Kashmir amministrato dall’India, le due potenze nucleari si sono scontrate a colpi di missile per quattro giorni, provocando 70 morti. Era dal 2019 che l’India non attaccava il Pakistan. A un certo punto Trump, a sorpresa, ha annunciato il cessate il fuoco, sostanzialmente attribuendosi il merito. Il Pakistan in effetti ha ringraziato l’amministrazione americana per aver facilitato la tregua, l’India invece ha smentito il tycoon: il primo ministro Narendra Modi ha dichiarato di aver negoziato direttamente col Pakistan e che nessun leader straniero gli ha chiesto di porre fine alle ostilità.
Cambogia-Thailandia, la tregua fragile
Per cinque giorni, a luglio, i due Paesi si sono scontrati militarmente per i templi che si trovano lungo il confine conteso. Il conflitto ha causato 42 morti e lo sfollamento di 300 mila persone. All’epoca Trump ha minacciato entrambi di interrompere i negoziati commerciali se non avessero raggiunto il cessate il fuoco. Una tregua è stata siglata alla fine di luglio, ma da allora le due parti continuano ad accusarsi a vicenda di violazioni delle condizioni dell’accordo.
Iran-Israele, il miraggio della pace
Il 13 giugno Israele lancia un attacco senza precedenti contro i siti nucleari dell’Iran, con l’obiettivo dichiarato di “impedire alla Repubblica islamica di costruire la bomba atomica”. Gli Stati Uniti si sono uniti all’offensiva nella notte tra il 21 e il 22 giugno, inviando i cacciabombardieri per distruggere i tre siti di Isfahan, Fordow e Natanz. Dopo 12 giorni di guerra, il presidente americano ha annunciato il “cessate il fuoco totale” tra i due paesi. Che non vuol dire, affatto, pace. Come dimostra il fatto che la Guida Suprema iraniana, l'Ayatollah Ali Khamenei, ha dichiarato che Teheran non cederà sulla questione dell'arricchimento dell'uranio.