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Nei cieli dell’Europa orientale si rischia il “Momento Rubicone”

(afp)

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Sono stati i russi a evocare il fiume varcato da Giulio Cesare per marciare contro Roma e lo hanno fatto studiando le possibili evoluzioni del conflitto ucraino
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Nei cieli dell’Europa orientale si sta rischiando un “momento Rubicone”: qualcosa che può diventare un punto di non ritorno e portare la Nato sull’orlo della guerra. Sono stati i russi a evocare il fiume varcato da Giulio Cesare per marciare contro Roma e lo hanno fatto studiando le possibili evoluzioni del conflitto ucraino.

Le provocazioni di droni e caccia che penetrano nei confini della Polonia, dell’Estonia, della Romania e della Norvegia sono la parte visibile di una strategia ibrida, accompagnata da cyber-attacchi, disinformazione online e influenza politica. Mosca sta aumentando la pressione da agosto, da quando è iniziato l’avvicinamento tra Donald Trump e Vladimir Putin. L’obiettivo non è arrivare subito allo scontro, ma intimidire gli europei. Nell’immediato, il Cremlino vuole spingerli a ridurre gli aiuti bellici a Kiev, di cui ormai sono i soli a farsi carico. Con respiro più ampio, c’è l’intento di imporre il nuovo peso della Russia in un continente da cui gli Usa si st…

Nei cieli dell’Europa orientale si sta rischiando un “momento Rubicone”: qualcosa che può diventare un punto di non ritorno e portare la Nato sull’orlo della guerra. Sono stati i russi a evocare il fiume varcato da Giulio Cesare per marciare contro Roma e lo hanno fatto studiando le possibili evoluzioni del conflitto ucraino.

Le provocazioni di droni e caccia che penetrano nei confini della Polonia, dell’Estonia, della Romania e della Norvegia sono la parte visibile di una strategia ibrida, accompagnata da cyber-attacchi, disinformazione online e influenza politica. Mosca sta aumentando la pressione da agosto, da quando è iniziato l’avvicinamento tra Donald Trump e Vladimir Putin. L’obiettivo non è arrivare subito allo scontro, ma intimidire gli europei. Nell’immediato, il Cremlino vuole spingerli a ridurre gli aiuti bellici a Kiev, di cui ormai sono i soli a farsi carico. Con respiro più ampio, c’è l’intento di imporre il nuovo peso della Russia in un continente da cui gli Usa si stanno ritirando.

Anche per questo i governi più esposti chiedono una risposta dura: abbattere gli aerei di Mosca che violano le regole. È una richiesta partita dai Paesi che hanno vissuto l’occupazione sovietica per quasi mezzo secolo e ritengono che i russi comprendano soltanto il linguaggio della forza. A loro si sono uniti britannici e svedesi, aprendo una crepa nella Nato che il segretario generale Mark Rutte ha cercato di saldare accogliendo ieri la linea della reazione armata, nel rispetto però delle procedure internazionali.

Questo significa comunque lanciare una serie di avvertimenti prima di aprire il fuoco e saranno queste regole d’ingaggio a determinare l’uso dei missili. Regole a cui si atterranno i caccia italiani schierati in Estonia per conto dell’Alleanza e che pertanto non prendono ordini dai singoli Paesi in cui sono dislocati.

Il governo di Tallinn ha dichiarato che i tre Mig-31 entrati per 12 minuti nel loro spazio aereo venerdì scorso hanno ignorato i segnali trasmessi dagli F-35 italiani. La prossima volta dovranno aprire il fuoco? Il ministro della Difesa estone lunedì ha frenato, spiegando che i tre jet russi non hanno rappresentato una minaccia. In futuro la decisione spetterà al quartier generale atlantico. Ma valutare il comportamento di aerei supersonici è difficile e le norme della Nato prevedono che la reazione avvenga al massimo entro sei-sette minuti. Un tempo limitatissimo che potrebbe presto scandire il confine tra pace e guerra.

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