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La premier danese in Groenlandia chiede scusa per la contraccezione forzata delle donne Inuit

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Mette Frederiksen cerca di riavvicinare al Regno di Danimarca l’isola, suo territorio che aspira all’indipendenza ma è nelle mire di Trump. Lo scandalo si verificò a partire dagli anni Sessanta: con la complicità dei medici Copenaghen rese sterili a loro insaputa le native
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Un viaggio per chiedere scusa e provare a chiudere i conti con il passato. E per dare un segnale a Trump. La premier danese Mette Frederiksen è oggi a Nuuk, la capitale della Groenlandia, territorio che fa parte del Regno di Danimarca e la cui aspirazione all’indipendenza si incrocia con le mire annessionistiche degli Stati Uniti di Donald Trump.

(afp)

La socialdemocratica Frederiksen, partecipando a una cerimonia, ha chiesto perdono alle donne groenlandesi vittime della campagna di contraccezione forzata condotta dalla Danimarca sulla vasta isola artica per oltre tre decenni. «Un momento storico» che intende chiudere «una pagina oscura della nostra storia comune», ha detto, rimarcando che «non possiamo cambiare quello che è successo, ma possiamo prendercene la responsabilità e creare le condizioni per una riconciliazione con il passato». A nome del proprio governo ha chiesto scusa anche il premier gro…

Un viaggio per chiedere scusa e provare a chiudere i conti con il passato. E per dare un segnale a Trump. La premier danese Mette Frederiksen è oggi a Nuuk, la capitale della Groenlandia, territorio che fa parte del Regno di Danimarca e la cui aspirazione all’indipendenza si incrocia con le mire annessionistiche degli Stati Uniti di Donald Trump.

(afp)

La socialdemocratica Frederiksen, partecipando a una cerimonia, ha chiesto perdono alle donne groenlandesi vittime della campagna di contraccezione forzata condotta dalla Danimarca sulla vasta isola artica per oltre tre decenni. «Un momento storico» che intende chiudere «una pagina oscura della nostra storia comune», ha detto, rimarcando che «non possiamo cambiare quello che è successo, ma possiamo prendercene la responsabilità e creare le condizioni per una riconciliazione con il passato». A nome del proprio governo ha chiesto scusa anche il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen.


La campagna, iniziata alla fine degli anni ‘60 e durata fino al 1992, mirava a ridurre il tasso di natalità nell’isola abitata dai nativi Inuit, che rappresentano quasi il 90 per cento della popolazione. Alla fine degli anni Settanta almeno 4.070 donne, ovvero una groenlandese su due in età fertile, avevano ricevuto una spirale, secondo un sondaggio presentato all’inizio di settembre. La procedura veniva eseguita per lo più senza previo consenso, anche per ragazzine di 12 anni. L’inserimento del contraccettivo da parte dei medici causava molteplici complicazioni e molte donne diventavano sterili. Lo scandalo è riemerso molto tardi, grazie alla testimonianza di una vittima e poi a una serie di podcast nel 2022. I due governi hanno concordato di avviare un’inchiesta indipendente, le cui conclusioni sono state appena pubblicate. E lunedì Frederiksen, dopo le scuse ufficiali ad agosto, ha annunciato la creazione di un “fondo di riconciliazione” per risarcire loro e altri groenlandesi discriminati a causa delle loro origini.


Rimangono molti dossier aperti, tra cui le adozioni forzate o il trasferimento forzato di bambini groenlandesi in Danimarca. Copenaghen cerca di allentare le tensioni in un momento in cui la Groenlandia è ambita dagli Usa. «È la pressione esterna, in particolare quella degli Stati Uniti, che sta costringendo la Danimarca a intensificare i suoi sforzi», ha detto la deputata groenlandese Aaja Chemnitz: «Non ho mai visto una cosa simile». Frederiksen ha rotto con la tradizione dei suoi predecessori, per i quali la Danimarca non aveva nulla di cui scusarsi.

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