Il ritorno di Kamala Harris: “Combattiamo il tiranno Trump, la nostra gioia farà la differenza”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – "Si stanno inginocchiando all’altare del tiranno". Non misura le parole Kamala Harris, quando presentando il suo libro 107 Days nella Town Hall di New York, attacca i complici di Donald Trump, che non stanno facendo nulla per contrastare il suo assalto alla democrazia americana. E a chi le contesta di aver aiutato a sua volta la guerra di Israele a Gaza, risponde così: "Sono stata la prima persona di alto livello negli Stati Uniti a denunciare che la gente nella Striscia stava morendo di fame. Trump invece ha dato a Netanyahu un assegno in bianco, per fare qualunque cosa voglia".
Vestita in completo marrone, giacca e pantaloni, la candidata presidenziale democratica sconfitta alle elezioni del novembre scorso, sale sul palco poco dopo le otto di sera per rispondere alle domande del pubblico. "Ho scritto questo libro - comincia - per ricordare quei 107 giorni della campagna presidenziale, come ci siamo sentiti tutti in termini di senso di ottimismo e speranza e, oserei d…
NEW YORK – "Si stanno inginocchiando all’altare del tiranno". Non misura le parole Kamala Harris, quando presentando il suo libro 107 Days nella Town Hall di New York, attacca i complici di Donald Trump, che non stanno facendo nulla per contrastare il suo assalto alla democrazia americana. E a chi le contesta di aver aiutato a sua volta la guerra di Israele a Gaza, risponde così: "Sono stata la prima persona di alto livello negli Stati Uniti a denunciare che la gente nella Striscia stava morendo di fame. Trump invece ha dato a Netanyahu un assegno in bianco, per fare qualunque cosa voglia".
Vestita in completo marrone, giacca e pantaloni, la candidata presidenziale democratica sconfitta alle elezioni del novembre scorso, sale sul palco poco dopo le otto di sera per rispondere alle domande del pubblico. "Ho scritto questo libro - comincia - per ricordare quei 107 giorni della campagna presidenziale, come ci siamo sentiti tutti in termini di senso di ottimismo e speranza e, oserei dire, gioia per ciò che era possibile. E lo dico oggi, ricordiamoci che è dentro di noi. Non può essere tolto dal nostro spirito, la nostra luce non può essere offuscata o diminuita a causa di un'elezione o di un individuo in una circostanza. Quindi spero che ci ricorderemo che è dentro ognuno di noi. Abbiamo quella luce. La vediamo l'uno nell'altro. Ciò è fondamentale in momenti come questo, in cui abbiamo a che fare con una tale oscurità, per lasciare che quella luce spinga la nostra lotta, perché questo è il momento di combattere. La gioia è una strategia. E' una strategia politica, e questa è una delle lezioni, una delle tante lezioni che possiamo trarre dai 107 giorni".
Le critiche a Biden
Harris giustifica la sconfitta dicendo che si è trattato di "elezioni senza precedenti, con il presidente in carica ritirato a pochi mesi dal voto, e il predecessore che era in campagna elettorale da dieci anni". Nei giorni scorsi ha ammesso che è stato da irresponsabili lasciare che Joe Biden decidesse da solo se ricandidarsi o no, ma oggi enfatizza la sua scelta di lealtà: "Sono una persona leale. Questo libro non è su Biden, ma sui 107 giorni della campagna elettorale. Ripensandoci ora, commisi un errore quando durante un’intervista risposi che non avrei fatto nulla di diverso da Biden. Siamo due persone diverse, due generazioni diverse e ci sono moltissime cose che avrei potuto dire. Però ciò avrebbe implicato una critica del presidente, che in quel momento non mi sentivo di fare".
La guerra a Gaza
Ai manifestanti che la contestano fuori dal teatro, risponde così: "Sono stata la prima persona ai massimi livelli del governo o dell'amministrazione degli Stati Uniti a parlare del fatto che la popolazione di Gaza stava morendo di fame. Ho ricevuto molte critiche dall'amministrazione per averlo fatto. Molte persone non hanno apprezzato il fatto che io abbia espresso con tanta forza e franchezza la mia preoccupazione per ciò che stava accadendo a Gaza". Ora, invece, "Trump ha dato a Netanyahu un assegno in bianco per fare qualunque cosa voglia".
La candidatura
Kamala racconta la domenica mattina in cui Joe le aveva annunciato il ritiro: "Avevo promesso alle mie nipotine di preparare i pancake, mi ritrovai in cucina a organizzare la corsa alla Casa Bianca". Tra i primi appoggi, aveva ricevuto quello di Hillary Clinton: "Una persona straordinaria. Chiamò al telefono anche Bill e mi promise: dimmi come ti posso aiutare, farò tutto quello che chiedi".
Questo episodio attira una inevitabile domanda, se pensa che vedrà mai una donna presidente nel corso della sua vita. Lei si alza in piedi e risponde: "Si è trattato della elezione con lo scarto più ridotto del secolo, e la terza di sempre. Perciò rifiuto il giudizio degli analisti secondo cui non è ancora possibile per una donna vincere. Si può fare, ma bisogna lottare". Ricorda che la notte del voto non aveva dormito, pensando al discorso da pronunciare il giorno dopo: "Come avrei potuto riconciliare la sconfitta, con il fatto di aver ripetuto ai miei sostenitori che se lottiamo vinciamo? La risposta sta nel tempo. A volte vincere richiede tempo, a patto però di non mollare mai". Commenta anche la scelta di non aver nominato Pete Buttigieg come vice: "Non tutte le scelte che ho fatto sono state giuste".
Combattere Trump
Quando la pressano sugli attacchi e gli insulti personali ricevuti durante la campagna, replica così: "Oggi si ripetono in continuazione. Colpiscono così tante comunità, i trans e non solo, in modo orrendo". Per vincere le elezioni, però, non bastano le tematiche identitarie: "La vita costa troppo. Trump aveva promesso di abbassare i prezzi dal primo giorno, ma sta succedendo il contrario. Ha mentito e continua a farlo. Invece ha mantenuto la promessa di tagliare le tasse ai ricchi, e ora per finanziarli vuole ridurre la sanità pubblica del Medicaid. E’ pronto a provocare lo shutdown per farlo, e spero che i democratici si oppongano, lasciando che avvenga il blocco delle attività dello Stato".
Nel frattempo il clima di violenza verbale e politica si sta trasformando in violenza fisica: "Con umiltà - risponde lei - devo notare che avevo previsto tutto. Quello che non avevo previsto era la capitolazione. Sono stata una devota funzionaria pubblica. Ho trascorso tutta la mia carriera nel servizio pubblico, e nel corso degli anni ho lavorato con il settore privato ottenendo buoni risultati per la gente. Ho sempre creduto, forse in retrospettiva ingenuamente, che i titani dell'industria americana avrebbero in qualche modo funzionato da parapetti per proteggere la nostra democrazia, invece si sono inginocchiati all'altare del tiranno".
A partire da Elon Musk, che lei aveva cercato di non alienare, suggerendo a Biden di includerlo nelle iniziative prese dall’amministrazione riguardo le auto elettriche. Quindi attacca: "E perché cedono? Credono sia una minaccia per i loro yacht o le loro case agli Hamptons? Stanno zitti di fronte agli assalti diretti alla nostra democrazia, ma la democrazia è un bene per il capitalismo. E perché? Hanno forse paura della vendetta? Stanno cercando di portare a termine una fusione? Vogliono evitare un'indagine? Così rinunciano a resistere, permettendo al presidente degli Stati Uniti di mettere a tacere la voce di un comico politico o dello stesso popolo, perché lo critica. I titani dell'industria si piegano a sostenere un ego fragile, mentre cerca di distruggere la nostra democrazia, i nostri valori e i nostri principi". Non tutto è perduto, perché ad esempio "il fatto che Jimmy Kimmel sia tornato ad andare in onda dimostra che il potere del popolo esiste ancora. Quindi spetta a noi, mentre riflettiamo su questo momento, di capire come andare avanti. Continuiamo a possedere il nostro potere e non dobbiamo scoraggiarci per tutto quanto è successo. Questo ci permette di comprendere che il nostro ottimismo, la nostra speranza. Oserei dire che la nostra gioia unita alla nostra volontà di combattere farà la differenza".
La capitolazione che denuncia non riguarda solo i media o le grandi aziende, ma "un po’ tutte le istituzioni. Una delle cose più dolorose per me di questa esperienza è stata rendermi conto che in qualche modo, lo confesso, pensavo che i nostri sistemi sarebbero stati più forti. Abbiamo molto lavoro da fare anche su questo. Non ho tutte le risposte, davvero non le ho, e temo che le cose potrebbero peggiorare prima di migliorare. Ad un certo punto, però, scopriremo che ci sarà un'incredibile quantità di detriti lasciata da questo momento, e dovremo capire come ricostruire. Cosa vogliamo davvero dal sistema del nostro governo? Non penso che basterà la nostalgia di ciò che è stato, in modo da poterlo ricreare, perché non è stato abbastanza forte".
"Non serve un Messia”
Non è facile ora vedere i parapetti che potrebbero salvare la democrazia americana, ma Harris vuole crederci: "Forse l'esempio di Kimmel è che la prova che le istituzioni sono ancora suscettibili alle pressioni del popolo. Le elezioni di metà mandato si avvicinano. Uno dei guardrail che possiamo sicuramente avere, sia al Senato che alla Camera, è riprendere la maggioranza al Congresso, affinché sia possibile rafforzare la struttura del governo basata sui tre poteri in posizione paritaria. Quindi sono ottimista riguardo alle cose che possiamo fare in questo momento, ma ci vuole molto lavoro. Esiste una forte sfiducia non solo nel governo o nella grande imprenditoria, ma anche nel sistema giudiziario. Non solo Trump si è rifiutato di riconoscere la sconfitta nel 2020, provocando l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, ma ora sta anche usando il dipartimento alla Giustizia come arma personale per perseguire i suoi nemici politici. Il mio Stato della California però resiste e quindi è possibile".
I democratici devono rimboccarsi le maniche, senza continuare a pensare solo al salvatore che li possa risollevare: "Sono stanca di questa ricerca del Messia. Ci chiediamo chi è il leader che ci salverà, come se bastasse una sola persona a cambiare tutto. Abbiamo molte stelle tra di noi". Lei, ad esempio, ha appoggiato Zohran Mamdani nelle elezioni per il prossimo sindaco di New York. "Qualunque sia la vostra scelta, prendetevi il tempo necessario, ma non abbandonate la battaglia".