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La promessa di Trump ai Paesi arabi: “Israele non annetterà la West Bank”

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“Abbiamo fiducia nel fatto che nei prossimi giorni saremo in grado di annunciare qualche sorta di svolta su Gaza”, ha detto l’inviato speciale del presidente Usa Steve Witkoff
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GERUSALEMME – La promessa che Israele non annetterà la Cisgiordania. E un piano in 21 punti per mettere fine alla guerra a Gaza e iniziare a pensare alla ricostruzione: sono i due elementi che Donald Trump ha messo sul tavolo durante l’incontro con i leader arabi alle Nazioni Unite di martedì e che domineranno l’agenda nelle prossime ore: quando il presidente americano incontrerà alla Casa Bianca il suo omologo turco Recep Tayyp Erdogan oggi, e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dopo il suo intervento all’Onu, venerdì.

A far filtrare i contenuti della riunione sono stati i media arabi e la testata on line Politico che – citando sei fonti – ha spiegato come Trump si sia mostrato determinato a non permettere a Israele di valicare quella che per i suoi interlocutori è la linea rossa assoluta: l’annessione dei territori della valle del Giordano sotto il controllo dell’Autorità nazionale palestinese. In questo senso nelle settimane passate si erano espressi sia Erdogan che gli…

GERUSALEMME – La promessa che Israele non annetterà la Cisgiordania. E un piano in 21 punti per mettere fine alla guerra a Gaza e iniziare a pensare alla ricostruzione: sono i due elementi che Donald Trump ha messo sul tavolo durante l’incontro con i leader arabi alle Nazioni Unite di martedì e che domineranno l’agenda nelle prossime ore: quando il presidente americano incontrerà alla Casa Bianca il suo omologo turco Recep Tayyp Erdogan oggi, e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dopo il suo intervento all’Onu, venerdì.

A far filtrare i contenuti della riunione sono stati i media arabi e la testata on line Politico che – citando sei fonti – ha spiegato come Trump si sia mostrato determinato a non permettere a Israele di valicare quella che per i suoi interlocutori è la linea rossa assoluta: l’annessione dei territori della valle del Giordano sotto il controllo dell’Autorità nazionale palestinese. In questo senso nelle settimane passate si erano espressi sia Erdogan che gli Emirati arabi uniti, che a Israele sono legati dai patti di Abramo: ma a più riprese i membri più oltranzisti del governo Netanyahu – i ministri di estrema destra Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir – avevano ribadito di voler andare avanti con l’annessione, appoggiati sia dal premier che da altri esponenti politici. «Non ci sarà nessuno Stato palestinese», ha scritto anche ieri sera su X Netanyahu.

Quello che bisognerà capire domani dunque, è quale sarà il punto di compromesso fra il premier e il presidente Usa. «Abbiamo fiducia nel fatto che nei prossimi giorni saremo in grado di annunciare qualche sorta di svolta su Gaza», ha detto l’inviato speciale di Trump Steve Witkoff.

Parole che lasciano indifferenti i due milioni di abitanti di Gaza che da due anni vivono sotto i bombardamenti: ieri nella Striscia è stata l’ennesima giornata drammatica, in una serie infinita di morti e feriti. Alle 10 del mattino le vittime erano più di cinquanta, alle 20 erano arrivate a 95: molti dei morti erano membri delle stesse famiglie che avevano deciso di non lasciare la zona Nord della Striscia o che non erano riuscite ad allontanarsi in tempo quando, qualche giorno fa, è arrivato l’ultimatum finale degli israeliani. Uno degli attacchi più violenti, riportano i giornalisti della Reuters da Gaza, è avvenuto nel quartiere di Tel Al-Hawa, non lontano dall’ospedale Al Quds. Un altro ha toccato da vicino l’Al Shifa, il più grande ospedale di Gaza: ieri I’esercito israeliano ha inviato alla stampa una nota in cui si parla di attacchi di Hamas partiti dall’area della struttura, possibile segnale di un’altra azione contro l’ospedale. Da giorni, le strutture mediche sono tornate al centro dell’offensiva: chi ha potuto visitarle ci racconta di una situazione paragonabile solo “all’inferno in terra: senza letti, senza medicine, senza elettricità. Senza niente”.

A complicare la situazione, su Israele è arrivato l’ennesimo drone lanciato dallo Yemen: l’attacco ha raggiunto Eilat, la città israeliana affacciata sul Mar Rosso, e ferito venti persone che – secondo i media locali – erano in un albergo. Due di loro sarebbero in gravi condizioni. È la terza volta che Eilat finisce nel mirino degli Houthi in pochi giorni.

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