Ruslan Bortnik: “Sollievo per la svolta Usa ma Donald non ci sostiene”
di Paolo BreraRuslan Bortnik, come giudica la svolta di Trump sull’Ucraina?
«Il governo ucraino tira un sospiro di sollievo. La Casa Bianca chiedeva all’Ucraina di rinunciare a territori nel Donbass come compromesso, ora a Kiev non sentono più quella pressione. Ma non c’è più neppure il sostegno. Ho visto, e so, che Zelensky è molto preoccupato: le parole di Trump mostrano che gli Stati Uniti non intendono stare al fianco di Kiev come alleati, e scaricano l’Ucraina sulle spalle dell’Europa. Trump non vuole nemmeno aumentare la pressione tariffaria sulla Russia e i suoi alleati: chiede siano gli europei a farlo. Oggi quindi prevalgono sentimenti ambivalenti. E cresce la sensazione di solitudine strategica».
Qual è l’obiettivo di Trump?
«È deluso da Putin: aveva un buon rapporto con lui e pensava bastasse per concessioni significative. Ma Putin ha preso tempo, la strategia è fallita. Trump non vuole spingersi oltre nel conflitto. È deluso anche da Europa e Ucraina, le ha criticate più volte e ora pre…
Ruslan Bortnik, come giudica la svolta di Trump sull’Ucraina?
«Il governo ucraino tira un sospiro di sollievo. La Casa Bianca chiedeva all’Ucraina di rinunciare a territori nel Donbass come compromesso, ora a Kiev non sentono più quella pressione. Ma non c’è più neppure il sostegno. Ho visto, e so, che Zelensky è molto preoccupato: le parole di Trump mostrano che gli Stati Uniti non intendono stare al fianco di Kiev come alleati, e scaricano l’Ucraina sulle spalle dell’Europa. Trump non vuole nemmeno aumentare la pressione tariffaria sulla Russia e i suoi alleati: chiede siano gli europei a farlo. Oggi quindi prevalgono sentimenti ambivalenti. E cresce la sensazione di solitudine strategica».
Qual è l’obiettivo di Trump?
«È deluso da Putin: aveva un buon rapporto con lui e pensava bastasse per concessioni significative. Ma Putin ha preso tempo, la strategia è fallita. Trump non vuole spingersi oltre nel conflitto. È deluso anche da Europa e Ucraina, le ha criticate più volte e ora prende le distanze e lascia margini di manovra a Putin. È un espediente quando definisce la Russia una “tigre di carta”, dicendo che l’Ucraina può riprendersi i suoi territori: ripete lo schema già usato con l’Europa quando rispose alle richieste di aumentare le sanzioni con un ultimatum: “Fatelo voi per primi, imponendo tariffe a India e Cina”. Oggi con l’Ucraina usa lo stesso metodo. Zelensky dice che sono stati riconquistati 350 km quadrati negli ultimi mesi, che truppe russe sono state accerchiate e la guerra sta andando bene? Trump replica ok, non discuto. Riprendetevi i territori fino ai confini del 1991 ma con il sostegno dell’Europa, non mio. Da noi potete comprare armi. È la sua strategia: uscire dalla guerra, guadagnarci e scaricare la responsabilità».
Quali sono i 350 km² ripresi?
«L’area vicino a Dobropilla e nella zona di Sudzha. Ma osint come Deep State mostrano cifre diverse: 20, 40 km. Forse la Russia aveva conquistato più territorio... Zelensky aveva bisogno di mostrare successi a Trump per provare che l’Ucraina è in una posizione forte. Ma così è rimasto intrappolato: se sei forte, continua da solo».
Zelensky dice che Trump ha ottime informazioni di intelligence.
«Veniva dalla lunga visita in Gran Bretagna, il Paese più duro verso Mosca, e dopo l’attacco con i droni e l’incontro con Zelensky. Ma non credo abbiano convinto Trump a un cambio così netto di strategia».
Piegare Putin con la forza e con il collasso economico funzionerà?
«La strategia reale dell’Occidente è un’altra: aspettare. Dare tempo a Kiev di logorare la Russia, sperando in un cambio di regime a Mosca. Né l’Occidente né gli europei credono di poter vincere con la Russia».
Mosca dice: non ci fermiamo.
«La risposta a Trump è educata, contenuta. Non vuole alimentare il conflitto con lui. Direi che sono più sorpresi che arrabbiati, rafforzano l’idea che la politica americana non sia coerente. Anche Mosca aspetta. Per lei è fondamentale non ci siano nuove sanzioni. Ed è una situazione favorevole se Trump si sfila dal conflitto, perché i Paesi europei non saranno in grado di sostituirlo».
La posizione di Meloni, a metà strada tra Usa e Europa, è efficace?
«È utile a evitare crisi con gli Usa, nessuno ha discusso con successo con Trump. Ma l’Italia ha un ruolo importante sulle garanzie di sicurezza, tema centrale del dialogo con Trump. Lì non ci sono risultati concreti. Trump promette garanzie solo dopo la guerra, un risultato molto negativo per Kiev».