Australia, un asilo chiede ai genitori di pagare per i disegni dei loro figli
di Matilde NardiÈ diventato un caso nazionale in Australia un bizzarro intervento da parte di un’istituzione scolastica. “Quanto pagheresti per l’opera d’arte di tuo figlio?”: questo è ciò che, secondo Bbc, l’asilo Craigslea Community – situato a Chermside West, circa mezz’ora a nord di Brisbane – ha scritto a decine di famiglie, chiedendo loro di pagare 2200 dollari australiani per portarsi a casa un portfolio curato con le realizzazioni artistiche – macchie e schizzi – dei propri figli. Insomma, un oggetto dal valore inestimabile per qualsiasi genitore.
Facendo riferimento a una raccolta fondi, il centro – oppresso dai debiti – ha affermato che il denaro ricavato dalle creazioni dei piccoli sarebbe stato utilizzato per far fronte a una lunga serie di fatture scadute, inclusi gli stipendi non pagati degli insegnanti. L'asilo ha chiuso ad agosto dopo che i finanziamenti a suo favore sono stati sospesi a causa di un'indagine su presunte accuse contro la sua amministrazione.
La richiesta inaspettata ha…
È diventato un caso nazionale in Australia un bizzarro intervento da parte di un’istituzione scolastica. “Quanto pagheresti per l’opera d’arte di tuo figlio?”: questo è ciò che, secondo Bbc, l’asilo Craigslea Community – situato a Chermside West, circa mezz’ora a nord di Brisbane – ha scritto a decine di famiglie, chiedendo loro di pagare 2200 dollari australiani per portarsi a casa un portfolio curato con le realizzazioni artistiche – macchie e schizzi – dei propri figli. Insomma, un oggetto dal valore inestimabile per qualsiasi genitore.
Facendo riferimento a una raccolta fondi, il centro – oppresso dai debiti – ha affermato che il denaro ricavato dalle creazioni dei piccoli sarebbe stato utilizzato per far fronte a una lunga serie di fatture scadute, inclusi gli stipendi non pagati degli insegnanti. L'asilo ha chiuso ad agosto dopo che i finanziamenti a suo favore sono stati sospesi a causa di un'indagine su presunte accuse contro la sua amministrazione.
La richiesta inaspettata ha scatenato un’ondata di rabbia e indignazione nel Queensland, con il leader dello Stato, il quarantaseienne David Crisafulli, che ha parlato di “ricatto emotivo”.
Come si è svolta la vicenda
Da mesi la controversia va avanti, con le tensioni tra i genitori e la direzione dell’asilo che sono aumentate nel corso del 2025. Il centro finito nell’occhio del ciclone è gestito dalla comunità ed è affiliato a uno dei maggiori fornitori di servizi per l'infanzia dello Stato, la Creche and Kindergarten Association (C&K). Mentre – secondo il sito ufficiale dell’asilo – la C&K contribuisce alla distribuzione dei fondi del governo, le attività quotidiane del centro sono gestite da un comitato di volontari, composto da genitori e membri della comunità.
Secondo quanto riporta il Brisbane Times, Il comitato è stato smantellato ad agosto, quando una disputa ha portato alle dimissioni del presidente, del vicepresidente e del segretario, lasciando il timone al tesoriere Thomas D'Souza. La nuova direzione ha licenziato il personale e assunto lavoratori temporanei, spingendo molti genitori ad allontanare i propri figli dalla struttura. I genitori hanno presentato reclami in merito al fatto che D'Souza fosse l'unico membro del comitato, cosa che lui ha negato. La C&K è stata così spinta a sospendere i finanziamenti mentre le autorità indagavano sulle modalità di gestione del centro.
Lo scorso 21 settembre, le caselle di posta delle famiglie sono state raggiunte da un'email della direzione dell’asilo che voleva affrontare le ultime settimane, definite “tumultuose”. “È il nostro turno di parlare”, si leggeva nel messaggio in cui il centro riconosceva di non esser in grado di pagare i propri debiti e di essere entrato in amministrazione controllata.
Qualche ora dopo è arrivata un’altra comunicazione, che rivelava un piano per vendere i portfolio artistici dei bambini a migliaia di dollari l'uno, e chiedeva a tutti i genitori contrari di rispondere con un’email. La domanda ha lasciato basita Brooke, una delle madri coinvolte: “È ridicolo. Non ho parole”, ha dichiarato a Current Affair, aggiungendo che quando ha deciso di prendere l'opera senza pagare, il centro l'ha denunciata.
La situazione non ha lasciato indifferente l’opinione pubblica: migliaia di cittadini sono intervenuti sui social e il premier del Queensland ha definito la richiesta “anti-australiana” e “sbagliata”: "Non ho mai visto nessun Picasso tornare a casa. Ma queste creazioni significano qualcosa per un genitore”, ha detto Crisafulli a proposito dei primi lavori manuali dei suoi figli.
Poi è arrivata la marcia indietro della struttura, sospinta da una protesta collettiva. Il 24 settembre, il Dipartimento dell'Istruzione e C&K hanno dichiarato infatti di aver recuperato le collezioni dei bambini, che ora sono a disposizione delle famiglie. “C&K riconosce l'importanza di questi portfolio e condanna qualsiasi pratica che implichi il pagamento ai genitori per i portfolio dei propri figli”, ha dichiarato alla Bbc una portavoce del fornitore di servizi per l’infanzia.