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Alla Fashion Week ucraina, i modelli sono soldati feriti in guerra

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Missili e droni non hanno smesso di colpire la capitale ucraina, ma la moda è tornata a riprendersi i suoi spazi. “La vita doveva continuare”, dicono gli organizzatori
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Senza una gamba, con molto orgoglio. Senza braccia, ma con gran portamento. La settimana della moda ucraina, tornata in forze a Kiev dal 4 all’8 settembre di quest’anno nonostante la guerra, è sbarcata sulle pagine del New York Times con tutta la potenza delle sue immagini, di quei ragazzi e di quelle ragazze che sfilano con abiti meravigliosi e corpi martoriati. Nelle tre edizioni trasferite all’estero aveva raccontato il dramma che aveva investito il Paese senza fermare i lavori nonostante la violenza delle bombe.

Missili e droni non hanno smesso di colpire la capitale ucraina, ma la moda è tornata a riprendersi i suoi spazi. “La vita doveva continuare”, dicono gli organizzatori che hanno scelto un’altra location rispetto a quella abituale del passato: non più i saloni dell’Arsenale, ma quelli di un hotel in centro. Torna l’haute couture, ma porta con sé tutto il dolore di questi tre anni e mezzo di guerra aperta durissima. Modelli e modelle sono spesso ex soldati, o semplicemente …

Senza una gamba, con molto orgoglio. Senza braccia, ma con gran portamento. La settimana della moda ucraina, tornata in forze a Kiev dal 4 all’8 settembre di quest’anno nonostante la guerra, è sbarcata sulle pagine del New York Times con tutta la potenza delle sue immagini, di quei ragazzi e di quelle ragazze che sfilano con abiti meravigliosi e corpi martoriati. Nelle tre edizioni trasferite all’estero aveva raccontato il dramma che aveva investito il Paese senza fermare i lavori nonostante la violenza delle bombe.

Missili e droni non hanno smesso di colpire la capitale ucraina, ma la moda è tornata a riprendersi i suoi spazi. “La vita doveva continuare”, dicono gli organizzatori che hanno scelto un’altra location rispetto a quella abituale del passato: non più i saloni dell’Arsenale, ma quelli di un hotel in centro. Torna l’haute couture, ma porta con sé tutto il dolore di questi tre anni e mezzo di guerra aperta durissima. Modelli e modelle sono spesso ex soldati, o semplicemente vittime della strage quotidiana che non sta solo riempendo i cimiteri di tombe fresche ma intasa gli ospedali di mutilati, con lunghe liste d’attesa per riuscire a riconquistare un arto di metallo che faccia le funzioni di quello perduto. Spesso non si tratta di un solo arto.

Nella Settimana della moda di quest’anno, “degli oltre 50 stilisti che hanno sfoggiato le nuove linee, almeno 10 hanno portato a sfilare modelli a cui mancavano gli arti”, racconta il New York Times. I designer la chiamano "moda adattiva", perché contempla un insieme di strumenti tecnici per migliorare la vita di chi ha subito sulla propria pelle il dramma dell’amputazione. Cerniere e bottoni automatici, velcro, girovita in gomma e abiti su misura.

“Manda un grande messaggio: la moda inclusiva esiste”, dice al quotidiano americano Dmytro Tereshchenko, 21 anni, ex soldato che ha perso la gamba destra in una battaglia nella regione di Lugansk nel marzo 2023. Ora vuole diventare un modello professionista, e non gli mancherebbe il lavoro in un Paese in cui si calcolano almeno 80mila amputati. Dmytro non arretra di un centimetro, nonostante quello che gli è successo. Gli è appena nato un figlio, è un pugile e un nuotatore fenomenale e dice che lo sport è la chiave del suo recupero.

In passerella ha sfilato per Andreas Moskin insieme a Nadiia Oksiuta, 32 anni, devastata dalle ustioni nello schianto di un elicottero che ha ferito anche sua figlia. Mi batteva il cuore come prima del matrimonio, ha detto al New York Times, raccontando di voler “ispirare altre persone che hanno cicatrici a non vergognarsi di loro e a non nascondersi”. Dopo anni di esilio creativo, con sfilate spostate a Londra, Copenaghen o Berlino attraverso iniziative come Support Ukrainian Fashion, la Ukrainian Fashion Week è tornata nella capitale ucraina per riaffermare che la creatività resiste alla guerra e ne fa suo il dramma. Lo rielabora con riferimenti alla distruzione, con texture “ricucite” e allusioni e citazioni di simboli di speranza.

Sfilare sotto la minaccia dei missili implica precauzioni: bunker vicini, sirene d’allarme che interrompono le prove, cambi di programma. Ma i gli stilisti minori che hanno mantenuto vivo il germe dell’alta moda nonostante la guerra hanno visto tornare quest’anno anche i nomi più grandi, come quello di Ksenia Schnaider o Frolov, che hanno ripreso a esporre in patria tra installazioni e performance, reading e collaborazioni artistiche.

La Ukrainian Fashion Week esiste dal 1997 e, tradizionalmente, si svolge due volte l’anno a Kiev. Durante l’invasione ha cambiato forma: le edizioni dell’esilio, come quelle londinesi, hanno mantenuto l’energia creativa; ora, con il ritorno a casa, si spera di ritrovare la continuità, si sogna che non sia solo un evento simbolico. Ma nessuno chiude gli occhi di fronte alla realtà: durante l’edizione di quest’anno un allarme aereo ha ritardato lo spettacolo di Andreas Moskin, la notte in cui la Russia lanciò 810 droni in Ucraina. Allarmi continui e modelle rifugiate in un seminterrato, truccatrici al lavoro all’ingresso del rifugio, ma lo spettacolo non si è fermato.

In passerella c’era anche Kristina Sanina, 29 anni, capitano dell'esercito: “Ha perso entrambe le gambe, ha ricevuto una standing ovation quando è scesa dalla passerella durante la sfilata di Juliya Kros indossando un sorprendente abito malva con cerniere, affiancata dal direttore della linea di abbigliamento e dallo stilista. Alcune persone tra il pubblico erano in lacrime”, racconta il New York Times.

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