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Huckabee: “È sbagliato riconoscere la Palestina, il genocidio è una bugia”

(reuters)

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L’intervista all’ambasciatore degli Stati Uniti a Gerusalemme: “Gli ostaggi vengono torturati e affamati, perdere ancora tempo è diventato insostenibile. Hamas non potrà avere alcun ruolo a Gaza, così come non l’hanno avuto i nazisti in Germania dopo la Seconda Guerra”
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«Non solo è il momento sbagliato per riconoscere lo Stato della Palestina, ma l’annuncio della Francia, a cui sono seguiti quelli di altri Paesi, ha immediatamente bloccato il negoziato sugli ostaggi, perché Hamas ha percepito di stare vincendo. E non è l’unico effetto negativo...». Il pastore battista Mike Huckabee, 70 anni, dal 2025 ambasciatore degli Stati Uniti a Gerusalemme, è la voce di Trump in Israele e Palestina. Quello che dice lui è quello che pensa il presidente americano.

Il negoziato si era già fermato, Hamas aveva accettato la proposta di Egitto e Qatar, e Netanyahu per settimane non ha risposto.

«Ad Hamas è stato detto, dal presidente Trump e dal governo israeliano, che tutti gli ostaggi devono essere rilasciati. Dagli israeliani è stata offerta la possibilità dell’esilio. Sono condizioni che non miglioreranno. E non le stanno accettando».

Questa è una proposta diversa. L’altra, che prevedeva il rilascio di dieci ostaggi vivi in cambio di 60 giorni di tregua, era stata…

«Non solo è il momento sbagliato per riconoscere lo Stato della Palestina, ma l’annuncio della Francia, a cui sono seguiti quelli di altri Paesi, ha immediatamente bloccato il negoziato sugli ostaggi, perché Hamas ha percepito di stare vincendo. E non è l’unico effetto negativo...». Il pastore battista Mike Huckabee, 70 anni, dal 2025 ambasciatore degli Stati Uniti a Gerusalemme, è la voce di Trump in Israele e Palestina. Quello che dice lui è quello che pensa il presidente americano.

Il negoziato si era già fermato, Hamas aveva accettato la proposta di Egitto e Qatar, e Netanyahu per settimane non ha risposto.

«Ad Hamas è stato detto, dal presidente Trump e dal governo israeliano, che tutti gli ostaggi devono essere rilasciati. Dagli israeliani è stata offerta la possibilità dell’esilio. Sono condizioni che non miglioreranno. E non le stanno accettando».

Questa è una proposta diversa. L’altra, che prevedeva il rilascio di dieci ostaggi vivi in cambio di 60 giorni di tregua, era stata accettata.

«Gli ostaggi vengono torturati e affamati, perdere ancora tempo è diventato insostenibile. Hamas non potrà avere alcun ruolo a Gaza, così come non l’hanno avuto i nazisti in Germania dopo la Seconda Guerra».

Quali altri effetti negativi avrebbe prodotto il riconoscimento dello Stato della Palestina?

«Ha causato l’impasse tra Israele e Autorità nazionale palestinese sulle rimesse, le tasse raccolte dagli israeliani che dovrebbero tornare ai palestinesi ma che vengono trattenute perché l’Anp non vuole disfarsi del tutto di quello che negli Usa chiamiamo programma di uccisione, cioè pagare gli stipendi e le pensioni alle famiglie dei terroristi. C’è un terzo effetto, però».

Quale?

«Il riconoscimento della Palestina, che è solo simbolico e viola gli Accordi di Oslo, ha incoraggiato gli israeliani a dichiarare la propria sovranità su parti della Giudea e la Samaria (la Cisgiordania, ndr)».

Israele di fatto la stava già annettendo. Cosa pensa del Piano E1 di urbanizzazione a est di Gerusalemmme?

«Sarebbe inappropriato per me commentare».

È vero che Trump a New York ha promesso agli stati arabi che non permetterà l’annessione della Cisgiordania?

«Non so cosa si sono detti».

Qual è la posizione della Casa Bianca sull’annessione?

«Che si tratta di una decisione israeliana».

Netanyahu dice che non ci sarà mai uno Stato della Palestina. La posizione della Casa Bianca è sempre stata per due popoli, due stati. Trump riconoscerà, prima o poi, lo stato dei palestinesi?

«Si devono verificare condizioni che non sono imminenti, ma voglio essere chiaro: non ci sarà da parte nostra una dichiarazione unilaterale senza che siano coinvolti gli israeliani».

Ha citato gli accordi di Oslo. Per Netanyahu sono stati «un errore fatale» e ha detto di averli frenati. Sono ancora validi o no?

«Penso che il governo israeliano intenda dire che non sono operativi al momento perché l’Autorità palestinese non vi sta aderendo».

Abu Mazen ha mandato un videomessaggio all’Assemblea dell’Onu, dopo che gli avete revocato il visto. Qual è il vostro rapporto con l’Anp?

«Siamo preoccupati perché non hanno fatto i cambiamenti che ci aspettavamo, ad esempio riguardo al pagamento degli stipendi ai terroristi».

Come reagirà Trump se l’Ue dovesse sanzionare i governanti di Israele per Gaza?

«Lo consideriamo un approccio ridicolo, siamo contrari a sanzionare chi è stato eletto. Gli Usa non lo faranno mai. Gli Usa, inoltre, non riconoscono la Corte penale internazionale, non ci fidiamo di un’organizzazione canaglia».

Finirà la guerra entro il 2025?

«Lo spero, però non ho elementi per affermarlo».

Chi ricostruirà Gaza? Davvero ne farete la Riviera del Mediterraneo?

«Non è stato ancora deciso, molte discussioni sono in corso. Secondo una linea di pensiero, ci sarà un consorzio di Paesi che creerà una struttura di governo temporanea per dare stabilità e supervisionare la ricostruzione. Ma nessun piano è in fase di approvazione».

Neppure quello di Tony Blair?

«È coinvolto nei colloqui più seri».

Può garantire che i gazawi non saranno deportati?

«Il presidente Trump e Netanyahu hanno detto che nessuno sarà forzato ad andarsene, sarà data libera scelta».

Come si fa a chiamare emigrazione volontaria quella che nasce dalla distruzione, dalla fame, dall’assenza di futuro?

«Ripeto, nessuno ha parlato di deportazione. Ci sono già ospedali da campo a Gaza per chi è sfollato, ci sono sforzi umanitari per il cibo e alloggi temporanei nei campi».

Nel dopoguerra i Carabinieri saranno coinvolti nelle operazioni di peacekeeping?

«Non solo saranno i benvenuti, ma immagino che gli verrà chiesto di farne parte. Però, come detto, non c’è un piano definito».

Come giudica il lavoro della Gaza Humanitarian Foundation nella distribuzione del cibo?

«Un successo. Se non piace alle agenzie dell’Onu è perché funziona. Se non piace a Hamas è perché gli ha tolto il business della vendita, al mercato nero, degli aiuti umanitari, da cui l’anno scorso ha incassato mezzo miliardo di dollari».

Sono morte migliaia di persone cercando di raggiungere i siti Ghf.

«La maggior parte dei report è falsa, diffusa da Hamas».

Anche la carestia a Gaza City è una fake news?

«Carestia è una parola impegnativa. Ci sono certamente privazioni e fame in alcuni luoghi, ma ecco l’altra parte della storia: mai nella storia delle guerre si è visto entrare così tanto cibo come a Gaza in questo conflitto. La fame colpa di Hamas che ruba il cibo».

Un’altra parola impegnativa, ambasciatore: genocidio. Una commissione indipendente dell’Onu ha stabilito che a Gaza è in corso un genocidio, e lo pensano anche diversi governatori europei.

«È un’assurdità. Il genocidio è quello di Hamas, quando il 7 ottobre ha provato a uccidere tutti, uomini, donne, bambini, vecchi, donne incinta. L’uccisione indiscriminata di un popolo».

E non è esattamente ciò che vediamo a Gaza, per effetto dei missili di Israele?

«Se Israele avesse voluto davvero fare un genocidio, ci avrebbe messo due ore e mezzo. Ha la capacità militare per farlo».

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