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Duello nei cieli dell’Alaska, alta tensione tra Usa e Russia. Mosca: “Se sparate è guerra”

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Quattro F-16 intercettano i bombardieri . Mig in volo anche sulla Lettonia. Pentagono, Hegseth ordina una riunione urgente con generali e ammiragli
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BRUXELLES – I cieli europei si riempiono ancora una volta di droni e Mig russi. Ieri cinque jet del Cremlino si sono avvicinati allo spazio aereo della Lettonia e sono stati bloccati da due caccia ungheresi sotto il Comando della Nato. Si tratta dell’ennesimo tentativo dell’aeronautica militare di Mosca di testare le capacità di reazione dell’Alleanza occidentale. Ma la tensione è salita alle stelle - ed è la prima volta - anche tra Stati Uniti e Mosca, dopo che la Us Air Force ha dovuto far alzare in volo quattro F-16, altrettante aviocisterne e un E-3 radar per intercettare due bombardieri strategici Tu-95 e due caccia S-35 che volavano in prossimità dell’Alaska. Il clima dunque è incandescente, con la Nato che ribadisce di essere pronta ad «abbattere» gli aerei nemici. E Mosca che risponde a muso duro: «In quel caso sarebbe guerra».

Alaska e Lettonia, tra l’altro, non sono stati gli unici teatri di tensione. Mercoledì notte le sirene sono di nuovo risuonate in Danimarca. Dopo lo st…

BRUXELLES – I cieli europei si riempiono ancora una volta di droni e Mig russi. Ieri cinque jet del Cremlino si sono avvicinati allo spazio aereo della Lettonia e sono stati bloccati da due caccia ungheresi sotto il Comando della Nato. Si tratta dell’ennesimo tentativo dell’aeronautica militare di Mosca di testare le capacità di reazione dell’Alleanza occidentale. Ma la tensione è salita alle stelle - ed è la prima volta - anche tra Stati Uniti e Mosca, dopo che la Us Air Force ha dovuto far alzare in volo quattro F-16, altrettante aviocisterne e un E-3 radar per intercettare due bombardieri strategici Tu-95 e due caccia S-35 che volavano in prossimità dell’Alaska. Il clima dunque è incandescente, con la Nato che ribadisce di essere pronta ad «abbattere» gli aerei nemici. E Mosca che risponde a muso duro: «In quel caso sarebbe guerra».

Alaska e Lettonia, tra l’altro, non sono stati gli unici teatri di tensione. Mercoledì notte le sirene sono di nuovo risuonate in Danimarca. Dopo lo stop sull’aeroporto di Copenaghen, un numero consistente di droni ha sorvolato gli aeroporti di Alborg, Esbjerg, Snderborg e Skrydstrup bloccandone l’attività per diverse ore. E domenica scorsa la tensione è salita per lo stesso motivo anche in Francia. Velivoli di piccole dimensioni hanno sorvolato la base militare di Mourmelon-le-Grand, nel nord-est del Paese transalpino.

Le provocazioni del Cremlino, dunque, non si interrompono e il segnale politico inviato all’Ue è chiaro. Non può essere infatti un caso che la Danimarca sia diventata ora oggetto delle attenzioni russe: giovedì prossimo si riunirà nella capitale danese il Consiglio europeo informale sotto la presidenza di turno della premier Frederiksen.

Ma i riflessi principali si osservano in primo luogo sulla Nato. In particolare nei rapporti tra Usa e Russia che, dopo il vertice di agosto in Alaska tra Trump e Putin, si sono rapidamente deteriorati. Il presidente americano ieri ha inviato un messaggio chiaro allo stesso Putin: «Sono molto deluso da lui». In realtà il leader Usa si riferiva all’Ucraina: «Penso che per la Russia sia arrivato il momento di fermarsi lì». Mai il tycoon era stato così chiaro nei confronti del Cremlino. L’altro ieri aveva dato il via libera anche all’eventuale abbattimento dei Mig. E infatti la postura della Nato è stata rapidamente corretta. Basti pensare a quel che ha ripetuto ieri il segretario generale dell’Organizzazione Atlantica, Mark Rutte, che considera «seria» anche la minaccia dei droni in Danimarca: «Se necessario, potremmo abbattere i caccia russi. Sono totalmente d’accordo con il presidente Trump». Concetto comunicato formalmente dagli ambasciatori di Gran Bretagna, Francia e Germania ad alcuni interlocutori ufficiali a Mosca. Anche questo episodio ha scatenato la reazione del Cremlino. «La conseguenza dell’abbattimento di un nostro aereo - ha avvertito l’ambasciatore russo in Francia, Alexey Meshkov - sarebbe una guerra».

E oggi i ministri della Difesa dei Paesi Ue più vicini geograficamente alla Russia si consulteranno, con la regia del Commissario Ue alla difesa Kubilius, per verificare come costruire il cosiddetto “muro di droni”. Parteciperanno Danimarca, Finlandia, Estonia, Lituania, Lettonia, Romania, Polonia, Slovacchia e Ucraina (l’Ungheria non ha ancora confermato la presenza).

Ma l’argomento inevitabilmente entrerà nell’agenda del summit dei capi di Stato e di governo convocato per la prossima settimana proprio a Copenaghen. L’emergenza difesa è ormai il punto centrale di ogni discussione. E nel vertice i leader discuteranno anche come utilizzare i beni russi congelati. L’idea è quella di individuare uno strumento giuridicamente accettabile per trasferire a Kiev l’intero importo, oltre 170 miliardi di euro. E vincolare questo trasferimento sotto la forma di un prestito da restituire solo quando Mosca accetterà di pagare all’Ucraina i danni di guerra. Una possibilità che al momento appare decisamente lontana.

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