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Podolyak: “Ora che l’America è pronta a vendere più armi la guerra può cambiare verso”

(agf)

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L’intervista al consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “Trump ora vede in modo più realistico la guerra e le risorse economiche e militari della Russia”
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Trump elogia Zelensky e invita Kiev a riconquistare territori, ma incarica Europa e Nato di fornire sostegno all’Ucraina e fa un passo indietro, limitando il ruolo degli Stati Uniti alla fornitura di armi.

Mikailo Podolyak, così vi rassicura o vi preoccupa?

«Trump ora vede in modo più realistico la guerra e le risorse economiche e militari della Russia. Con certi strumenti, se si porta la guerra in condizioni di parità, la situazione al fronte e nel complesso può cambiare radicalmente e la Russia può subire perdite molto ingenti. Non c’è nulla di nuovo se sottolinea la necessità che l’Europa investa di più nell’Ucraina e nella propria sicurezza. E c’è un cambiamento positivo: è pronto a vendere molte più armi, e Ue e Nato possono trasferirle in Ucraina. Non potrà prendere del tutto le distanze dalla guerra, non ci si può considerare leader globali e rimanere in disparte. La Cina sta già rivendicando il ruolo. Ma è pragmatico quando dice che a mettere sotto pressione Mosca deve essere …

Trump elogia Zelensky e invita Kiev a riconquistare territori, ma incarica Europa e Nato di fornire sostegno all’Ucraina e fa un passo indietro, limitando il ruolo degli Stati Uniti alla fornitura di armi.

Mikailo Podolyak, così vi rassicura o vi preoccupa?

«Trump ora vede in modo più realistico la guerra e le risorse economiche e militari della Russia. Con certi strumenti, se si porta la guerra in condizioni di parità, la situazione al fronte e nel complesso può cambiare radicalmente e la Russia può subire perdite molto ingenti. Non c’è nulla di nuovo se sottolinea la necessità che l’Europa investa di più nell’Ucraina e nella propria sicurezza. E c’è un cambiamento positivo: è pronto a vendere molte più armi, e Ue e Nato possono trasferirle in Ucraina. Non potrà prendere del tutto le distanze dalla guerra, non ci si può considerare leader globali e rimanere in disparte. La Cina sta già rivendicando il ruolo. Ma è pragmatico quando dice che a mettere sotto pressione Mosca deve essere soprattutto l’élite paneuropea, perché riguarda la sicurezza dell’Europa e le relazioni con la Russia nel dopoguerra. Quindi sono cautamente ottimista».

Ma sulle garanzie di sicurezza Trump rinvia a dopo la guerra. Quelle dei volenterosi vi bastano?

«Prima è fondamentale fermare la guerra, e gli Stati Uniti svolgono un ruolo chiave di mediazione. Poi viene la sicurezza europea del dopoguerra, perché la Russia resterà una minaccia. Un efficace sistema di deterrenza lungo il confine orientale è uno dei temi più urgenti. Devono avere un ruolo primario i Paesi europei: primo, il finanziamento congiunto di forze armate lungo il confine orientale con la Russia. Secondo, produrre missili, droni e sistemi di difesa elettronica. Poi c’è la possibilità di contingenti comuni non solo in Ucraina ma lungo tutto il confine orientale, con basi missilistiche e sanzioni automatiche in caso di minacce. Ma senza gli Usa è impossibile una deterrenza efficace: sono il gigante militare e tecnologico con più capacità di controllo di informazioni e movimenti, e di copertura aerea».

Zelensky parla di 350km ripresi ma molti siti di intelligence non confermano. Come lo spiega?

«Non c’è contraddizione. Il presidente ha un quadro più ampio. L’offensiva russa non ha raggiunto obiettivi rilevanti: si combatte duramente a Pokrovsk e Novopavlivka senza avanzamenti sostanziali. Le forze ucraine contrastano ondate d’assalto russe e riprendono piccole aree. È un quadro in continuo mutamento».

Parlamentari ucraini dicono che Kupyansk sta cadendo e che c’è rischio verso Kharkiv: è così?

«Dichiarazioni su possibili offensive russe in una direzione o l’altra sono sempre molte; è uno degli elementi base della propaganda russa, per alimentare panico da Sumy, a Kharkiv o a Odessa. Gruppi d’assalto e sabotaggio russi operano in queste direzioni, la situazione è certamente difficile nelle città di prima linea dove artiglieria e bombe a guida remota colpiscono edifici e infrastrutture civili. Ci sono scontri duri, ma non sfondamenti: tutto è sotto controllo».

Su quali elementi si basa la possibilità che Kiev riconquisti territori persi, come dice Trump?

«Gli Usa hanno dati di intelligence molto efficaci e in parte li condividono, ma non ne parliamo pubblicamente. La fiducia di Trump poggia su tre fattori: la Russia è indietro tecnologicamente e dipende da forniture esterne; il suo potenziale economico è vulnerabile, specie se limitata nelle vendite energetiche a Cina e India; e internamente c’è del malcontento represso. Rafforzare le capacità ucraine e mantenere sanzioni dure può attivare queste debolezze. La situazione è sfavorevole alla Russia e favorevole all’Europa».

Mosca dice che siete voi e l’Europa a volere la guerra.

«È assurdo. Putin vuole la guerra per controllare il Paese e restare al centro della scena internazionale. Rifiuta ogni negoziato realistico e alza la posta con attacchi simulati, puntando all’escalation».

Perché Trump gli dà un mese per decidere se fidarsi ancora?

«Ha il diritto di fissare termini, ma rinviare non serve: significa permettergli di colpire civili e accumulare risorse. La tattica giusta è sanzioni dure, incluse quelle secondarie contro Cina e India, e un potenziamento delle capacità a lungo raggio ucraine. La dilazione aiuta solo Putin».

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