✕

Un patto anti-Mosca: la proposta di Trump a Erdogan

Ascolta l'audio

Il leader turco accolto alla Casa Bianca con gli elogi del tycoon che gli promette di rimuovere le sanzioni sulla difesa in cambio di uno stop agli acquisti di petrolio russo
1 minuti di lettura

Lo aspettava da anni, Erdogan, questo invito alla Casa Bianca, dal 2019, anno dell’ultima visita americana, più che mai adesso che è impegnato in una campagna di repressione a tutto campo per silenziare le opposizioni in patria. E Trump gliel’ha concesso. Prima che il presidente turco arrivasse negli Stati Uniti Tom Barrak, ambasciatore Usa in Turchia, che si sta facendo notare per una certa schiettezza, ha riassunto così il senso della visita: "La Turchia è una democrazia ma anche un po' autoritaria, e Trump darà a Erdogan ciò di cui ha più bisogno: legittimità".

Tra Trump e Erdogan c’è una buona chimica personale, il presidente americano ama i leader forti e l’autocrate turco è uomo assai pragmatico. Ma non è riuscito a sottrarsi alle intemperanze del tycoon, che ha voluto sottolineargli la sua vicinanza ricordando quando era fuori dai giochi politici: “Siamo amici da molto tempo, in realtà anche da quattro anni, quando ero in esilio ingiustamente, a quanto pare – ha detto Trump - …

Lo aspettava da anni, Erdogan, questo invito alla Casa Bianca, dal 2019, anno dell’ultima visita americana, più che mai adesso che è impegnato in una campagna di repressione a tutto campo per silenziare le opposizioni in patria. E Trump gliel’ha concesso. Prima che il presidente turco arrivasse negli Stati Uniti Tom Barrak, ambasciatore Usa in Turchia, che si sta facendo notare per una certa schiettezza, ha riassunto così il senso della visita: "La Turchia è una democrazia ma anche un po' autoritaria, e Trump darà a Erdogan ciò di cui ha più bisogno: legittimità".

Tra Trump e Erdogan c’è una buona chimica personale, il presidente americano ama i leader forti e l’autocrate turco è uomo assai pragmatico. Ma non è riuscito a sottrarsi alle intemperanze del tycoon, che ha voluto sottolineargli la sua vicinanza ricordando quando era fuori dai giochi politici: “Siamo amici da molto tempo, in realtà anche da quattro anni, quando ero in esilio ingiustamente, a quanto pare – ha detto Trump - Elezioni truccate, sapete. Lui sa di elezioni truccate meglio di chiunque altro”.

Silenzio gelido e contrito del leader turco anche quando Trump si è lanciato in elogi per come è riuscito “a conquistare la Siria, sono 2000 anni che ci provavano”, ha detto, riferendosi al controllo che la Turchia ha esercitato per anni sull’opposizione islamista di Idlib e all’influenza che tuttora esercita sul presidente al Sharaa. Trump è ammirato dalle imprese siriane di Erdogan e lo considera un prezioso alleato nella competizione tra grandi potenze nell'"Eurasia musulmana", dove il soft power turco è in ascesa, e nel Sahel e nel Corno d'Africa.

Il patto che ieri ha proposto al Raìs si poggia sui contratti della Difesa in cambio dello stop all’acquisto di petrolio russo. Durante il primo mandato di Trump, gli Stati Uniti avevano rimosso la Turchia dal programma degli F-35, perché Ankara aveva acquistato gli S-400 russi. Ma Erdogan ha bisogno di componenti americane per portare avanti il programma nazionale di produzione di jet da combattimento e Trump gli ha fatto capire di essere disponibile rimuovere le sanzioni che ostacolano gli acquisti.

In cambio però vorrebbe che la Turchia comprasse più gas liquefatto dagli Stati Uniti e interrompesse gli acquisti di petrolio dalla Russia, visto che Ankara è uno dei principali clienti di Mosca. Il presidente americano conta sulle buone relazioni che Erdogan ha con il russo Putin e con l’ucraino Zelensky. "Penso che potrebbe avere una grande influenza se lo desidera", ha detto. Ankara per ora resta nel mezzo, tra le forniture energetiche russe e i contratti per la difesa americani perché nonostante gli sforzi per diversificare, dipende ancora da Mosca per l'energia e da Washington per costruire la propria autonomia strategica.

Leggi i commenti