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Flotilla, Israele propone un suo porto per la consegna degli aiuti: l’offerta al governo italiano

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L’ipotesi del ministero della Difesa israeliano prevede la mediazione del Patriarcato di Gerusalemme. L’ultima parola spetta agli attivisti e il luogo d’arrivo potrebbe essere Ashdod
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GERUSALEMME – Un porto israeliano, il più vicino a Gaza, per far sbarcare gli aiuti che la Flotilla trasporta. E che raggiungerebbero poi la Striscia con la mediazione del Patriarcato latino di Gerusalemme. L’ultima proposta per sbrogliare la matassa in cui è impigliata la vicenda delle navi partite da diversi porti del Mediterraneo arriva dal ministero della Difesa israeliano ed è stata trasmessa a quello italiano perché la facesse arrivare al coordinamento della missione. L’ultima parola spetterà agli attivisti, ma a chi segue da vicino la vicenda è già chiaro che l’offerta israeliana non sarà accettata: Ashdod dista dal valico più a Nord di Gaza non più di trenta minuti in macchina, ma arrivare lì significherebbe per la Flotilla interfacciarsi con le autorità israeliane e dunque accettare che sono loro ad avere il controllo su quello che accade nella Striscia. Improponibile.

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L’offerta dim…

GERUSALEMME – Un porto israeliano, il più vicino a Gaza, per far sbarcare gli aiuti che la Flotilla trasporta. E che raggiungerebbero poi la Striscia con la mediazione del Patriarcato latino di Gerusalemme. L’ultima proposta per sbrogliare la matassa in cui è impigliata la vicenda delle navi partite da diversi porti del Mediterraneo arriva dal ministero della Difesa israeliano ed è stata trasmessa a quello italiano perché la facesse arrivare al coordinamento della missione. L’ultima parola spetterà agli attivisti, ma a chi segue da vicino la vicenda è già chiaro che l’offerta israeliana non sarà accettata: Ashdod dista dal valico più a Nord di Gaza non più di trenta minuti in macchina, ma arrivare lì significherebbe per la Flotilla interfacciarsi con le autorità israeliane e dunque accettare che sono loro ad avere il controllo su quello che accade nella Striscia. Improponibile.

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L’offerta dimostra comunque l’urgenza con cui, ai due lati del Mediterraneo, si affronta la crisi: per le navi posizionate nella zona più a Est delle acque territoriali greche, la costa di Gaza non è affatto lontana. Questione di giorni – fra tre e dieci sono le previsioni, a seconda del tempo, delle rotte, delle scelte politiche – e poi se la Flotilla non si fermerà sarà la Marina israeliana a farlo: se necessario con metodi ben più duri di quelli usati qualche giorno fa.

Il confronto diretto è una cosa che qui tutti vorrebbero evitare: chi per motivi umanitari, chi per ragioni politiche. Israele è già abbastanza isolato dal punto di vista internazionale, non ha bisogno di un altro scontro con i Paesi europei e la società civile internazionale. I piani di azione comunque sono già pronti: ieri sono stati diffusi dai giornali. Arrembaggio alle barche, arresto degli attivisti, affondamento di alcuni scafi, sequestro degli altri: azioni pesanti che non garantirebbero in nessuna maniera la sicurezza di chi viaggia sulle imbarcazioni.

La strada della mediazione resta dunque quella migliore da seguire per tutti gli attori coinvolti: il Patriarcato latino di Gerusalemme ha ribadito la sua disponibilità a garantire l’arrivo degli aiuti a Gaza, una volta sbarcati. Per la squadra del cardinale Pizzaballa – che da mesi, pur se a intermittenza, nella massima discrezione riesce a far arrivare a Gaza aiuti che non vanno solo alla Parrocchia della Sacra famiglia, ma a centinaia di famiglie che sono in quell’area - quello di Cipro e delle Misericordie che già lavorano nell’isola resta il canale migliore: territorio neutro, rotta già sperimentata, ingranaggio rodato. Ma il Patriarcato ha fatto sapere di essere pronto ad aiutare anche se il porto scelto fosse poi un altro, in Israele o altrove.

Un’offerta che resta in attesa di una risposta definitiva. “La scelta è nelle mani degli uomini e delle donne della Flotilla – ragiona chi segue la vicenda qui a Gerusalemme – possono arrivare davanti alla zona del blocco, fare un’azione di solidarietà e portare poi gli aiuti a Cipro. In questa maniera gli aiuti arriverebbero a Gaza, dove ce n’è un gran bisogno. O possono tentare di rompere il blocco, sapendo però che gli israeliani non prenderanno questa scelta alla leggera”. Una decisione politica, che solo la Flottilla può prendere.

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