NEW YORK – «La vostra vergognosa decisione incoraggerà il terrorismo contro gli ebrei e le persone innocenti ovunque». Davanti a un’Assemblea Generale dell’Onu rimasta quasi vuota, il premier israeliano Netanyahu ha scelto di lanciare questo anatema contro i Paesi occidentali che lunedì hanno annunciato di riconoscere lo Stato della Palestina, oltre a ribadire la necessità di «completare il lavoro» per debellare Hamas e tutti gli altri nemici, e negare che a Gaza siano in corso una carestia, o peggio ancora un genocidio.
Volando verso New York, il leader dello Stato ebraico aveva evitato lo spazio aereo dei Paesi che avrebbero potuto arrestarlo per l’incriminazione della Corte penale internazionale. Quando è entrato nell’aula, quasi tutte le delegazioni sono uscite, ma anche Usa e Gran Bretagna hanno lasciato rappresentanti diplomatici di livello minore. Fuori, davanti al suo albergo e a Times Square, lo avevano accolto le proteste.
Tutto questo però non ha frenato Netanyahu, anzi for…
NEW YORK – «La vostra vergognosa decisione incoraggerà il terrorismo contro gli ebrei e le persone innocenti ovunque». Davanti a un’Assemblea Generale dell’Onu rimasta quasi vuota, il premier israeliano Netanyahu ha scelto di lanciare questo anatema contro i Paesi occidentali che lunedì hanno annunciato di riconoscere lo Stato della Palestina, oltre a ribadire la necessità di «completare il lavoro» per debellare Hamas e tutti gli altri nemici, e negare che a Gaza siano in corso una carestia, o peggio ancora un genocidio.
Volando verso New York, il leader dello Stato ebraico aveva evitato lo spazio aereo dei Paesi che avrebbero potuto arrestarlo per l’incriminazione della Corte penale internazionale. Quando è entrato nell’aula, quasi tutte le delegazioni sono uscite, ma anche Usa e Gran Bretagna hanno lasciato rappresentanti diplomatici di livello minore. Fuori, davanti al suo albergo e a Times Square, lo avevano accolto le proteste.
Tutto questo però non ha frenato Netanyahu, anzi forse lo ha motivato: il riconoscimento della Palestina, ha rinfacciato a chi lo ha deciso, «dimostra che uccidere gli ebrei paga». Mostrando un grafico della regione intitolato “The Curse”, la maledizione, ha elencato i nemici che sta combattendo e sconfiggendo: Hamas, Hezbollah, l’Iran, gli Houthi. Tutti conflitti in cui, secondo le parole del cancelliere tedesco Merz che Netanyahu ha scelto di citare, «Israele sta facendo il lavoro sporco per tutti noi». Ma ha anche dovuto difendersi dall’opposizione degli alleati, che ha accusato apertamente: «Quando il gioco si è fatto duro, vi siete piegati».
Salito sul palco, il premier israeliano ha ricordato le atrocità dell’attacco del 7 ottobre, perché «combattiamo per questo e per questo dobbiamo vincere». Quindi ha letto i nomi dei prigionieri ancora nelle mani di Hamas e si è rivolto a loro direttamente: «Voglio parlare agli ostaggi. Ho fatto piazzare altoparlanti intorno a Gaza, così sentiranno il mio messaggio: non vi abbiamo dimenticato, neanche per un minuto. Non riposeremo finché non vi avremo riportati a casa». Perciò ha aggiunto che Israele «non ha ancora finito il lavoro, ma deve completarlo il più velocemente possibile. Ci sono ancora resti di Hamas a Gaza City». Ha negato le accuse di genocidio, perché i militari israeliani inviano «milioni di volantini per avvisare la popolazione civile e sollecitarla a mettersi al sicuro, è Hamas che la tiene prigioniera». Stesso discorso per la fame: «Noi distribuiamo il cibo. Se manca è perché Hamas lo ruba».
Quindi ha riposto a chi ha riconosciuto la Palestina, dicendo che la sua creazione sarebbe «un suicidio nazionale» per Israele e un premio per Hamas, «pura follia». Perciò ha avvertito: «Israele non vi permetterà di imporci uno Stato terrorista. Non commetteremo un suicidio nazionale perché voi non avete il coraggio di affrontare i media ostili e le folle antisemite che chiedono il sangue di Israele». L’antisemitismo, ha aggiunto, «è duro a morire, anzi non muore mai».
Per Netanyahu Anche Mahmoud Abbas e l’Autorità Palestinese sono «corrotti fino al midollo». E gli stessi palestinesi «non credono ai due Stati. Non ne vogliono uno vicino a Israele, ma al suo posto». Quindi ha ripetuto che l’offensiva potrebbe finire subito, se Hamas accettasse le sue condizioni: «Deponete le armi e finirà la guerra». Lunedì Trump lo aspetta alla Casa Bianca, e ieri ha ripetuto: «Siamo molto vicini ad un accordo a Gaza, che libererà gli ostaggi e porterà la pace».