BRUXELLES – L’Europa prova ad alzare un “muro di droni” contro la Russia. Ieri i Paesi dell’Ue confinanti e più vicini all’Orso di Mosca si sono riuniti per studiare una prima fattibilità dell’operazione. Che richiederà tempo e tanti soldi. Almeno un anno e — secondo i primi calcoli — complessivamente non meno di 200 miliardi di euro.
Ieri allora, insieme al commissario alla Difesa, Andrius Kubilius, si sono confrontati i ministri della Difesa di Bulgaria, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Ungheria e Slovacchia. A loro si è aggiunto il ministro ucraino e un esponente della Nato (presenza che ha garantito di rendere “classificata” e quindi segreta la riunione).
«Le ripetute violazioni del nostro spazio aereo — ha detto Kubilius — sono inaccettabili. Il messaggio è chiaro: la Russia sta mettendo alla prova l’Ue e la Nato. E la nostra risposta deve essere ferma, unita e immediata». L’aggressività del Cremlino sta trasformando di nuovo il fronte est del Vecchio Con…
BRUXELLES – L’Europa prova ad alzare un “muro di droni” contro la Russia. Ieri i Paesi dell’Ue confinanti e più vicini all’Orso di Mosca si sono riuniti per studiare una prima fattibilità dell’operazione. Che richiederà tempo e tanti soldi. Almeno un anno e — secondo i primi calcoli — complessivamente non meno di 200 miliardi di euro.
Ieri allora, insieme al commissario alla Difesa, Andrius Kubilius, si sono confrontati i ministri della Difesa di Bulgaria, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Ungheria e Slovacchia. A loro si è aggiunto il ministro ucraino e un esponente della Nato (presenza che ha garantito di rendere “classificata” e quindi segreta la riunione).
«Le ripetute violazioni del nostro spazio aereo — ha detto Kubilius — sono inaccettabili. Il messaggio è chiaro: la Russia sta mettendo alla prova l’Ue e la Nato. E la nostra risposta deve essere ferma, unita e immediata». L’aggressività del Cremlino sta trasformando di nuovo il fronte est del Vecchio Continente in una «priorità». L’operazione viene chiamata “Eastern Flank Watch” (sorveglianza del fianco orientale), e avrà tre componenti: il “muro anti-droni”, uno “terrestre” (con armi convenzionali) e un altro “marittimo”, richiesto da Romania e Bulgaria, bagnate dal Mar Nero.
Soprattutto sui droni l’esperienza ucraina è fondamentale. La tecnologia e la capacità produttiva di Kiev in questo settore è ormai avanzatissima. Mentre l’Europa è decisamente indietro. Ma gli ultimi episodi, in Polonia e in Danimarca, dimostrano che questo è il vero piano su cui confrontarsi. È anche evidente che si tratta di un impegno politico, militare e economico immenso. E difficilmente sostenibile dai soli Stati “frontalieri”. Che infatti chiedono la «solidarietà» dei Paesi del sud e dell’ovest. Il tema sarà allora trattato al Consiglio europeo di fine ottobre. Lo sforzo va concentrato, ha detto Kubilius, sul rilevamento, tracciamento e intercettazione dei droni. I vecchi sistemi non bastano e soprattutto sono troppo costosi. Abbattere un drone con un missile significa impiegare un’arma che «costa un milione di euro per colpirne uno che costa diecimila euro».
In ogni caso si tratterà di un investimento molto oneroso. Va tenuto presente che per costruire un “muro” lungo tutto il confine con la Russia e la Bielorussia serviranno almeno 20 milioni di droni. E, al di là delle difficoltà di produzione, arrivare a queste cifre significa impegnare — secondo le prime stime — non meno di 200 miliardi di euro. E infatti lo stesso Commissario alla Difesa ha fatto capire che bisognerà ideare uno strumento finanziario ad hoc oltre al bilancio pluriennale. Allo studio ci sono diverse soluzioni tra cui l’introduzione di un fondo specifico e l’anticipo dei finanziamenti previsti nel bilancio europeo. L’ipotesi di ricorrere nuovamente al debito comune rientra nelle possibilità considerando che i cosiddetti Paesi “frugali”, tradizionalmente contrari, sono tra quelli coinvolti nella prima linea con la Russia. Ma per questo è indispensabile che siano d’accordo tutti — o quasi — i 27 Stati membri. Difficilmente infatti un’operazione del genere potrà essere attuata senza Francia, Germania e Italia. E senza aziende come la nostra Leonardo.
«Pensiamo che, come il nord Europa è stato piuttosto solidale con il sud Europa durante la pandemia — ha osservato il ministro finlandese della Difesa, Antti Hakkanen — ora sia il nostro turno. E cioè che i Paesi del nord e del fianco est d’Europa abbiano la solidarietà dell’Europa occidentale e del Sud». «L’intera Unione — gli ha fatto eco il collega polacco, W?adys?aw Marcin Kosiniak-Kamysz — deve essere d’accordo, compresi i Paesi più lontani. Tutte le nazioni Ue saranno minacciate dalla Russia». Le parole d’ordine anche in Europa stanno cambiando.