Lanci possibili dal Mediterraneo, la minaccia dei “baby-sabotatori”
di Gianluca Di FeoDroni di Mosca contro l’Italia? Il nostro Paese è fuori del raggio d’azione dei velivoli senza pilota che decollano dalla Russia, anche quelli di maggiore autonomia. Non si può escludere che possano venire lanciati da navi nel Tirreno o nello Ionio, che si tratti di unità militari o di battelli anonimi. Ma le condizioni della flotta del Cremlino nel Mediterraneo sono rese precarie dalla perdita dell’unica grande base, quella siriana di Tartus, e le voci diffuse proprio ieri sull’avaria di un sottomarino classe Kilo a largo di Gibilterra confermano le potenzialità offensive limitate.
Se però allarghiamo l’interpretazione delle parole di Zelensky e passiamo in esame pure la sfera della guerra ibrida, allora le prospettive cambiano. Ci vuole poco per far decollare uno o più droni all’interno del perimetro di un aeroporto o di un’altra infrastruttura strategica: le ultime indagini internazionali hanno portato alla luce la nuova tecnica dei servizi di Mosca che arruolano sui social pe…
Droni di Mosca contro l’Italia? Il nostro Paese è fuori del raggio d’azione dei velivoli senza pilota che decollano dalla Russia, anche quelli di maggiore autonomia. Non si può escludere che possano venire lanciati da navi nel Tirreno o nello Ionio, che si tratti di unità militari o di battelli anonimi. Ma le condizioni della flotta del Cremlino nel Mediterraneo sono rese precarie dalla perdita dell’unica grande base, quella siriana di Tartus, e le voci diffuse proprio ieri sull’avaria di un sottomarino classe Kilo a largo di Gibilterra confermano le potenzialità offensive limitate.
Se però allarghiamo l’interpretazione delle parole di Zelensky e passiamo in esame pure la sfera della guerra ibrida, allora le prospettive cambiano. Ci vuole poco per far decollare uno o più droni all’interno del perimetro di un aeroporto o di un’altra infrastruttura strategica: le ultime indagini internazionali hanno portato alla luce la nuova tecnica dei servizi di Mosca che arruolano sui social persone non di nazionalità russa, spesso giovanissimi, per mettere a segno questi avvertimenti. E ci sono diversi segnali di un’intensificazione delle attività dell’intelligence russa in Italia, avvenuta negli ultimi mesi con un interesse rivolto verso obiettivi civili e militari.
Nel nostro Paese ci sono già stati l’allerta per i sorvoli di droni sui laboratori di ricerca nucleare di Ispra e l’inquietante episodio del cittadino georgiano che ha cercato di incendiare la torre di controllo dello scalo di Ciampino, che gestisce il traffico aereo nell’Italia centrale.
D’altronde il discorso del presidente ucraino era rivolto a esaminare le intimidazioni e le operazioni di influenza per far cessare il sostegno bellico europeo a Kiev, l’unica garanzia della resistenza dopo la fine degli aiuti americani decisa da Donald Trump. Senza le armi e i fondi della Ue gli ucraini sarebbero costretti alla resa.
Facile prevedere che il Cremlino userà tutte le sue risorse e tutti i suoi strumenti per minare il consenso verso la causa di Zelensky nell’opinione pubblica, nei parlamenti e nei governi della Ue.
L’Italia sarà inevitabilmente uno dei campi di questa battaglia, perché è il Paese con il maggior numero di persone genuinamente convinte che la guerra debba finire e perché è l’unico tra i big dell’Unione dove un partito esplicitamente filorusso occupa dicasteri chiave. Stiamo ovviamente parlando della Lega, che oggi è in grado di frenare le iniziative dei ministri di Difesa e Esteri – ricordate gli sminatori del genio e della Marina da mandare a garanzia di una ipotetica pace – e che nel prossimo futuro potrebbe cercare di cavalcare le paure per assumere posizioni ancora più incisive contro Kiev.