GERUSALEMME – Sotto la pressione dell’avanzata israeliana, e non essendo più in grado di garantire a causa dei bombardamenti l’incolumità del personale, Medici senza Frontiere chiude le strutture a Gaza city. «Questa è l’ultima cosa che avremmo voluto: i bisogni sono enormi e le persone più vulnerabili - i neonati in terapia intensiva, i feriti gravi e i malati terminali - non possono muoversi e sono in grave pericolo», ha scritto Jacob Granger, coordinatore delle emergenze di Msf a Gaza.
Solo la scorsa settimana le cliniche di Msf a Gaza City hanno effettuato oltre 3.640 visite e trattato 1.655 pazienti che soffrivano di malnutrizione. Tra loro pazienti con ferite gravi e ustioni, donne incinte e pazienti che necessitavano di cure mediche continue: la maggior parte di loro, spiega il gruppo, non è in grado di lasciare la città.
Il passo indietro dei medici premio Nobel per la pace non è che l’ultima dimostrazione della brutalità dell’offensiva in corso: tre giorni fa il dottor Mohammed Abu Selmiya, capo dell’Al Shifa, l’ospedale principale di Gaza ha detto che i 15 neonati prematuri in cura nella struttura erano allo stremo, ieri l’ospedale Nasser di Khan Younis ha denunciato la situazione drammatica in cui si trovano i reparti maternità e pediatria: la gravità di entrambe le situazioni è stata confermata da medici internazionali presenti a Gaza.
Se gli ospedali non reggono più è perché l’offensiva non si ferma: ieri ci sono stati 91 morti, otto solo in un attacco di drone nella zona est della città, finora meno coinvolta delle altre. Delle vittime, quattro erano bambini. A Gaza city sono ancora bloccate centinaia di migliaia di persone: 400 mila circa sono scappate nelle ultime settimane, 13.527 hanno passato i varchi fra la zona Nord e quella Sud solo due giorni fa. La maggior parte portava con sé solo una borsa, o un materasso: la destinazione è l Al Mawasi, ufficialmente considerata zona protetta. Qui però non ci sono più strutture e chi arriva deve comprare o affittare a carissimo prezzo una tenda da piazzare sulla spiaggia.