Nicu Popescu: “Il voto in Moldova è cruciale. A Mosca serviamo per colpire Kiev”
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiCHISINAU – Se la Moldova nel 2022 ha ottenuto lo status di Paese candidato all’ingresso nella Ue, è merito suo. Da vicepremier e ministro degli Esteri e dell’integrazione europea, Nicu Popescu ha promosso i negoziati di adesione. Dimessosi nel 2024 per motivi personali, lo scorso luglio si è candidato nella lista del Partito europeista al potere d’Azione e Solidarietà, Pas, che difenderà la sua maggioranza alle parlamentari che si terranno oggi nell’ex Repubblica sovietica. «Sono le elezioni più importanti nella storia della Moldova indipendente», dice a Repubblica. Attualmente co-direttore del programma per la Sicurezza europea dell’European council on foreign relations, nonché professore associato di Sciences Po a Parigi, Popescu è fiducioso che la Moldova proseguirà il suo percorso di adesione a Bruxelles.
CHISINAU – Se la Moldova nel 2022 ha ottenuto lo status di Paese candidato all’ingresso nella Ue, è merito suo. Da vicepremier e ministro degli Esteri e dell’integrazione europea, Nicu Popescu ha promosso i negoziati di adesione. Dimessosi nel 2024 per motivi personali, lo scorso luglio si è candidato nella lista del Partito europeista al potere d’Azione e Solidarietà, Pas, che difenderà la sua maggioranza alle parlamentari che si terranno oggi nell’ex Repubblica sovietica. «Sono le elezioni più importanti nella storia della Moldova indipendente», dice a Repubblica. Attualmente co-direttore del programma per la Sicurezza europea dell’European council on foreign relations, nonché professore associato di Sciences Po a Parigi, Popescu è fiducioso che la Moldova proseguirà il suo percorso di adesione a Bruxelles.
Qual è la posta in gioco oggi?
«Sono elezioni cruciali nel bene e nel male. Nel bene, perché la Moldova non ha mai avuto così tanto sostegno internazionale e non è mai stata così vicina a entrare nella Ue. La vittoria delle forze europeiste blinderebbe l’adesione, un’opportunità storica per disallineare definitivamente il Paese dallo spazio a Est di guerre, dittature e instabilità. Nel male, perché d’altro canto un governo antidemocratico e filorusso potrebbe trascinare la Moldova nella guerra in Ucraina. Il contingente russo di base in Transnistria potrebbe essere mobilitato nella regione di Odessa. Il nostro territorio e il nostro spazio aereo potrebbero essere usati come rampa di lancio per le operazioni ostili di Mosca contro Kiev, proprio come accade in Bielorussia».
Un governo filorusso potrebbe sospendere il percorso di adesione alla Ue come è avvenuto in Georgia?
«Se i filorussi salissero al potere, non solo sospenderebbero le riforme, riporterebbero la corruzione, ma causerebbero rapidamente il collasso economico. Il Paese perderebbe di colpo i finanziamenti esteri e si troverebbe ad affrontare una crisi enorme. Alcuni candidati filorussi hanno apertamente perorato che la Moldova saldi il debito di decine di miliardi di euro rivendicato da Mosca per le forniture di gas alla Transnistria. Vorrebbe dire il crollo totale dell’economia».
Il governo uscente ha fatto abbastanza per contrastare la disinformazione russa?
«È importante capire che la disinformazione è solo una piccola parte dell’opera d’influenza russa in Moldova. A differenza che nel resto dell’Europa, la maggior parte della popolazione parla russo e guarda la tv russa. La propaganda è sempre stata molto forte, ma la Moldova in 34 anni d’indipendenza è sempre riuscita a salvaguardare la sua democrazia. Quello che fa la differenza ora, e che va oltre la propaganda, è la montagna di denaro che entra nel Paese ogni giorno. L’anno scorso, centinaia di attivisti atterrati da Mosca all’aeroporto di Chisinau hanno provato a introdurre un milione di euro in una sola giornata. Portano denaro contante, aprono conti presso le banche russe o incanalano criptovalute. Pagano attivisti, influencer, giornalisti, think tank e soprattutto partiti. Addestrano mercenari per ordire azioni violente. Nei giorni scorsi ne sono stati arrestati in Serbia. Hanno persino usato il gas per provocare una crisi energetica. Il governo sta reagendo con ogni mezzo. Ma non basta. È come la lotta al traffico di droga. Puoi arrestare un trafficante, ma non eliminare tutta la droga che circola».
La propaganda russa fa leva sulla crisi economica. Quanto gioca a sfavore del vostro partito?
«La Moldova confina con un Paese in guerra. La nostra economia ne ha sofferto e ne continua a soffrire. È motivo legittimo di preoccupazione per molti elettori. Ciononostante, il partito al governo moldavo si presenta a queste elezioni come uno dei partiti che gode di più popolarità in Europa. Negli ultimi tre anni l’80% dei partiti al potere uscenti ha perso le elezioni in Europa. In Moldova il consenso del partito al governo è tra il 35 e il 40%, molto alto a dispetto di una campagna d’influenza russa senza precedenti».
Gli ultimi sondaggi però mostrano un testa a testa col blocco filorusso all’opposizione. È segno di un Paese polarizzato?
«Le divisioni sono l’anima stessa della democrazia. Sì, c’è un certo grado di polarizzazione. Ed è più alto di quanto fosse 34 anni fa, ma è anche frutto delle campagne russe di disinformazione».