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Las Vegas beffata da Trump: mance detassate, ma crollo di presenze

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Il presidente era riuscito a strappare il Nevada ai democratici con le sue promesse, ma il tempio del gioco paga un prezzo altissimo per le politiche contro immigrazione e stranieri
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NEW YORK - Quando in campagna elettorale Donald Trump promise di detassare le mance a camerieri, dipendenti di hotel e casinò, a Las Vegas molti decisero di votare per la prima volta il candidato repubblicano. Tra ristoranti, pub, nightcub e casinò, non pagare le tasse sulle mance equivaleva a ritrovarsi in tasca centinaia di dollari in più. Trump ha così vinto in Nevada, primo repubblicano a riuscirci dal 2024, e a Las Vegas ha stracciato la democratica Kamala Harris. Ma l’età dell’oro promessa dal tycoon si è rivelata una beffa. Perché con la politica di chiusura sugli immigrati e contro gli stranieri, il turismo è crollato. Inoltre il costo della vita è aumentato. E migliaia di lavoratori, che sognavano di svoltare con le mance, rischiano di perdere il posto o l’hanno già perso.

Per il terzo mese consecutivo a Las Vegas le presenze sono in calo. L’aeroporto internazionale Harry Reid ha registrato un calo di passeggeri del 6 per cento, rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Il …

NEW YORK - Quando in campagna elettorale Donald Trump promise di detassare le mance a camerieri, dipendenti di hotel e casinò, a Las Vegas molti decisero di votare per la prima volta il candidato repubblicano. Tra ristoranti, pub, nightcub e casinò, non pagare le tasse sulle mance equivaleva a ritrovarsi in tasca centinaia di dollari in più. Trump ha così vinto in Nevada, primo repubblicano a riuscirci dal 2024, e a Las Vegas ha stracciato la democratica Kamala Harris. Ma l’età dell’oro promessa dal tycoon si è rivelata una beffa. Perché con la politica di chiusura sugli immigrati e contro gli stranieri, il turismo è crollato. Inoltre il costo della vita è aumentato. E migliaia di lavoratori, che sognavano di svoltare con le mance, rischiano di perdere il posto o l’hanno già perso.

Per il terzo mese consecutivo a Las Vegas le presenze sono in calo. L’aeroporto internazionale Harry Reid ha registrato un calo di passeggeri del 6 per cento, rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Il traffico dall’inizio dell’anno è calato del 4,5 per cento. A diminuire sono soprattutto i viaggi interni (-5,9 per cento), mentre i passeggeri internazionali sono calati del 3,7 per cento. La compagnia low cost Spirit Airlines è stata colpita in modo particolare, con un crollo del 46,3 per cento ad agosto, rispetto allo stesso mese di un anno fa. Grandi compagnie aeree come Delta e America Airlines hanno registrato cali più contenuti ma che hanno confermato il trend negativo. A pesare sui conti è il crollo delle presenze di turisti canadesi, irritati dalla politica di sfida adottata da Trump nei confronti del Canada. Le canadesi Air Canada e WestJet hanno registrato cali, rispettivamente, del 40 e del 34 per cento. Il rallentamento si fa sentire in hotel, casinò, ristoranti e centri congresso. Secondo dati pubblicati dalla società di analisi alberghiera Str, l’occupazione degli hotel è scesa al 66,7 per cento a inizio luglio, con un calo del 17 per cento rispetto allo stesso mese di un anno fa. I lavoratori dei casinò hanno dovuto ridurre il turno di lavoro, un provvedimento che incide molto sui loro ricavi.

Il calo di turisti è nazionale, in particolare riguarda i passeggeri in arrivo da Europa, Canada e Messico, tutti messi con le spalle al muro della politica dei dazi americana. Nonostante Trump ricordi ogni giorno che i leader del mondo gli dicono “quanto sia attraente adesso l’America”, la realtà indica un fenomeno diverso: il calo è in doppia cifra. Sempre meno gente è attratta dal visitare un Paese chiuso in sé stesso. Secondo Forbes, le politiche trumpiane potrebbero costare fino a 29 miliardi di dollari all’economia statunitense. Soltanto nel settore turismo, secondo il World Travel & Tourism Council, nel 2025 gli Stati Uniti perderanno 12,5 miliardi di dollari di spesa dei visitatori internazionali. Le mance resteranno detassate, ma rispetto a prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca, saranno molto meno.

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